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Terzo polo, Rosato: «Avanti col modello Roma per non far vincere Meloni. Noi la casa dei riformisti»

Terzo polo, Rosato: «Avanti col modello Roma per non far vincere Meloni. Noi la casa dei riformisti»
di Alberto Gentili
4 Minuti di Lettura
Lunedì 15 Agosto 2022, 07:57 - Ultimo aggiornamento: 08:04

«È arrivato il momento di spiegare che Italia sul serio, quello che viene chiamato Terzo polo, non è una semplice operazione elettorale. Ma ha un'anima ed è un progetto decisivo del Paese». Così Ettore Rosato, presidente di Italia viva e tessitore e artefice della trattativa che ha portato all'accordo tra Carlo Calenda e Matteo Renzi.

E qual'è, Rosato, quest'anima?
«Prima di tutto è il caso di dire che ci chiamano Terzo polo perché ce ne sono già altri due. Ma saranno gli elettori a stabilire la classifica finale. Noi lavoriamo per non essere terzi, non puntiamo al bronzo».

Come fate a pensare all'argento, visto che l'oro appare decisamente irraggiungibile?
«Quando lo scorso anno siamo partiti con Calenda candidato sindaco di Roma, ci accreditavano al 6%. Invece abbiamo chiuso al 20%. E forse ci è mancata l'ambizione per andare oltre, stavolta ce l'abbiamo. Il nostro obiettivo è creare la casa comune dei moderati. Vogliamo offrire una prospettiva a chi non si riconosce più negli estremisti che condizionano gli altri schieramenti. I moderati hanno perso casa, a destra e a sinistra, anche perché sono riformatori. E per averne conferma basta leggere i programmi di Pd e destra, dove prevale l'estremismo, la lotta ai migranti, i diritti civili presentati come clava divisiva».

Dunque?
«Dunque noi vogliamo dare cittadinanza a un moderatismo nei toni e a un riformismo profondo nelle scelte. Con obiettivi reali che riguardano la vita delle persone: serve una politica che si occupi delle bollette, delle imprese che vogliono investire e hanno bisogno di uno stato amico, di interventi veri a sostegno delle famiglie, di un'attenzione all'ambiente che non significhi dire no a qualsiasi cosa».

Calenda sostiene che siete l'antidoto al caos perché offrite proposte credibili ed omogenee di governo. Condivide?
«Assolutamente sì. Siamo un'Italia che guarda con fiducia al futuro e non alimenta le paure per proporre ricette cariche di slogan e nostalgie. Noi alle paure che attraversano il Paese vogliamo dare risposte e fare in modo che esse vengano superate. Non soffiamo sul fuoco per incassare voti».

Meloni e Letta però puntano sul voto utile, di qua o di là, per schiacciarvi...
«Quei due sono alleati di fatto e sono alleati proprio giocando sulla paura dell'altro. Ma il vero voto utile è il nostro, perché siamo noi a dare soluzioni utili per la vita quotidiana degli italiani, senza cavalcare schemi ideologici e proposte mirabolanti e irrealistiche».

Pensa che Renzi e Calenda riusciranno a condurre questa campagna senza prendersi a schiaffoni?
«Ne sono sicuro. Conosco bene Matteo, è un leader che ha saputo tirare fuori la grinta e la capacità di mediazione nelle situazioni più difficili. Calenda è un uomo del fare che sa lavorare in squadra e l'ha dimostrato in anni di governo assieme a Renzi. Tant'è, che la trattativa è stata molto più facile di come è stata descritta».

Anche perché senza intesa rischiavate di estinguervi, di non superare la soglia del 3%.
«Questa storia della sopravvivenza è una balla. Probabilmente la sopravvivenza ce la garantivamo meglio andando ognuno per la propria strada».

Ora il vostro obiettivo è il pareggio, avere un buon risultato per impedire agli altri di vincere. Giusto?
«Il nostro obiettivo è ripetere l'esperienza di Roma, conquistando i voti dei moderati e dei riformisti. Le chiedo: Forza Italia esiste ancora? Il riformismo del Pd c'è ancora? La prima è una succursale di chi ha mandato a casa Draghi, mentre il Pd alla fine ha scelto il massimalismo di Fratoianni. Ebbene, i delusi di questi due partiti sceglieranno noi».

Lei ha scritto questa legge elettorale. Se davvero doveste riuscire, com'è accaduto a Roma, a raggiungere il 20%, cosa accadrebbe?
«La destra non avrebbe i voti per governare da sola. Così potrebbe nascere in Parlamento una maggioranza di larghe intese con Draghi. Non ne ha voglia? Vedremo, uno migliore di lui non ce n'è».

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