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Elezioni, la mossa contro l'astensionismo: si potrà (forse) votare anche negli uffici postali

La proposta della commissione sull’astensionismo istituita dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà

Elezioni, la mossa contro l'astensionismo: si potrà (forse) votare anche negli uffici postali
4 Minuti di Lettura
Giovedì 14 Aprile 2022, 15:18 - Ultimo aggiornamento: 15:25

Consentire di votare nei giorni precedenti l’election day, in qualunque parte d’Italia, in uffici postali o comunali. E’ fra le proposte per contrastare le cause dell’astensionismo lanciate in occasione della presentazione del libro bianco “Per la partecipazione dei cittadini”, della commissione sull’astensionismo istituita dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Per la commissione, coordinata da Franco Bassanini, condizione per il voto anticipato presidiato è l’introduzione del certificato elettorale digitale (election pass). La scheda sarebbe inserita poi in apposita busta e spedita al seggio “naturale” di appartenenza di ogni singolo elettore.

LA SITUAZIONE

«L’astensionismo è il sintomo di una malattia, la non partecipazione alla vita pubblica e va studiato per cercare soluzioni», ha detto il ministro D’Incà. Negli anni, in base allo studio della commissione, si è verificata «una sempre maggiore riduzione della partecipazione: alle politiche del 1948 votò il 92% degli italiani, mentre nel 2018 poco meno del 73%. Alle elezioni europee si è passati dall’86% del 1979 al 56,1% del 2019. E’ un trend in continuo calo e alle ultime amministrative, fra settembre e ottobre, ha votato il 54%, mentre nelle suppletive a gennaio, oltre l’88% non ha votato al collegio di Roma 1.

Elezioni, l'ipotesi di votare anche negli uffici postali di tutta Italia

I PRECEDENTI

In Italia, la modalità di voto per corrispondenza è stata utilizzata per la prima volta nel 2006 al fine di far votare gli italiani residenti all’estero, iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), senza che si recassero in Italia. Questo sistema è regolato dalla legge Tremaglia approvata nel 2001, a seguito delle modifiche introdotte nel 2000 all’articolo 48 della Costituzione italiana. A partire dal 2016, anche gli elettori italiani temporaneamente residenti all’estero (e quindi non iscritti all’Aire) possono esercitare il voto per corrispondenza, inviando tempestiva comunicazione al Comune italiano di iscrizione alle liste elettorali, il quale chiede al consolato competente di spedire all’elettore il plico elettorale contenente le schede. L’elettore può quindi esercitare il diritto di voto con modalità analoghe a quelle previste dalla legge Tremaglia. Nel corso degli anni, il voto per corrispondenza degli italiani all’estero ha costantemente suscitato numerose perplessità e polemiche, soprattutto a causa di forti sospetti di brogli.

NEGLI USA

Si vota per corrispondenza negli Stati Uniti per le elezioni presidenziali. Su 50 Stati americani, il voto per posta era già possibile in 34 territori. Si chiama “absentee ballot” e permette alle persone che non si trovano nella città di residenza il giorno delle elezioni, di votare richiedendo la scheda elettorale senza bisogno di fornire particolari giustificazioni. Il metodo risale al periodo della Guerra civile, quando i soldati al fronte non potevano fare ritorno per votare. Nel resto dei 16 Stati è presente un simile metodo di voto che però è riservato ad anziani, persone con disabilità, malati e carcerati in quegli Stati dove possono esercitare il diritto di voto. Alcuni Stati chiamano il voto per posta “mail-in ballot” perché la scheda elettorale viene spedita a tutti gli aventi diritto a prescindere dal fatto che sia stata richiesta o meno. In questo caso poi è il singolo elettore a scegliere se spedirla o riconsegnarla a mano. Nel 2016 il 25% dei voti totali è stato espresso per posta ma in questa tornata la percentuale è destinata a essere di molto superiore.

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IN SVIZZERA

In questo Paese, i votanti non devono registrarsi prima delle elezioni, poiché ogni persona che vive in Svizzera (anche gli stranieri) deve registrarsi nel Comune di residenza entro due settimane da un eventuale trasferimento: pertanto, tutti gli elettori sono già registrati e non devono ripetere l’operazione se desiderano votare. I Comuni svizzeri, circa due mesi prima della data della consultazione elettorale, inviano ai votanti una lettera contenente una busta (con la scritta “Scheda elettorale”), un piccolo libretto informativo sulle proposte di cambiamento della legge in questione e, infine, la scheda elettorale stessa. Una volta che l’avente diritto ha espresso il proprio voto, la scheda viene rispedita al Comune.

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