Regionali Lazio, chi si candida? Per il Pd (ri)spunta D'Amato, a destra ipotesi Gasparri

Per la Pisana verso il voto il 15 gennaio

Regionali Lazio, chi si candida? Per il Pd (ri)spunta D'Amato, a destra ipotesi Gasparri
di Francesco Bechis
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 08:02

Per Pd e Cinque Stelle è l'ultimo treno. Per il centrodestra e Giorgia Meloni, il primo stress-test dopo il successo alle urne. Altro che partita locale, le elezioni regionali del Lazio già scaldano i palazzi della politica. Certo, mancano ancora tre mesi alla data: tanto, troppo per fare previsioni. E però il valzer intorno alla Pisana offre già una bussola delle future geometrie politiche nazionali. Il calendario, anzitutto. Nicola Zingaretti, eletto alla Camera, dovrebbe dimettersi tra il 15 ottobre e i primi di novembre, dopo la proclamazione. E se per legge le nuove elezioni si devono indire entro novanta giorni, è plausibile che alle urne si vada intorno al 15 gennaio.

IL CAMPO LARGO
Poi le strategie. E qui la nebbia intorno a via Cristoforo Colombo inizia a diradarsi. Il voto regionale sarà anzitutto un verdetto sul campo largo, anzi larghissimo. Sì perché in Regione oggi Zingaretti governa sia con i 5 Stelle sia con Azione e IV. Difficile ripetere l'incanto, dopo due mesi di campagna elettorale di stilettate reciproche. E infatti a calare il sipario su un asse con il Movimento di Giuseppe Conte ci ha già pensato il leader del Terzo polo Carlo Calenda: «Noi non facciamo alleanze con il M5S». Ma tra i grillini i dubbi sul ritorno dell'asse rossogiallo nel Lazio non sono da meno. Con dei distinguo, i soliti. Da una parte l'assessora Roberta Lombardi, che un pensiero a una candidatura lo ha fatto da un pezzo e tiene aperta una porta con un monito al capo politico, «la decisione arrivi dal basso».

Dall'altra Conte. L'avvocato prende tempo, aspetta le mosse della dirigenza dem, raccontano i suoi. E ascolterà attentamente la relazione del dimissionario Enrico Letta nella direzione Pd di oggi, da cui potrebbe arrivare un segnale ai territori. È un fatto che la frattura Pd-M5S, a livello nazionale, è profonda come non mai. Tanto da insinuare in Conte un'idea: la corsa in solitaria. Se il voto del 25 settembre qualcosa insegna, nel Lazio potrebbe giovare al Movimento più di un patto con il Pd, ragionano dal suo cerchio. Dove sfogliano divertiti le tabelle del Viminale sui risultati al Collegio plurinominale Lazio 2 - per il Pd era capolista Bruno Astorre, tra i campolarghisti in regione- M5S 16,58, Pd 13,76. Ma preoccupa anche lo spettro di una possibile candidatura civica di Virginia Raggi, ventilata in caso di un accordo fra Pd e Cinque Stelle.

A seconda del bivio che imboccheranno al Nazareno, cambierà anche il toto-candidati. Con un patto Pd-Iv-Azione prenderebbe quota il nome di Alessio D'Amato, assessore alla Sanità che si è conquistato una centralità con la gestione della pandemia e al leader azionista piace da tempo. Se invece si arriva ad una difficile ricucitura tra Pd e M5S - ipotesi a cui lavorano dall'alto big come Francesco Boccia ma caldeggiata anche dai leader di SI e Verdi, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - un nome in lizza è quello del vice di Zingaretti Daniele Leodori. Quanto a una corsa in solitaria del Movimento, tra le file contiane - ma sono ancora ipotesi - circolano i nomi del professore ed esperto di sostenibilità Livio De Santoli e di Alfonso Pecoraro Scanio.

IL CENTRODESTRA
E il centrodestra? Stando ai patti di coalizione - con la Sicilia a FI e le regionali in Lombardia nelle mani di Matteo Salvini - spetta a FdI mettere la firma sulla partita del Lazio. Il nome più quotato, tra le soluzioni politiche, è quello di Fabio Rampelli, veterano di Colle Oppio che il 25 ha fatto man bassa di voti a Roma. Tra i nomi tecnici, si fa quello del presidente della Croce Rossa Francesco Rocca, chiamato in causa anche per il ministero della Salute. Ma sulla decisione finale incide la scelta dei ministri che in questi giorni potrebbe cambiare le carte in tavola. Ad esempio aprendo la strada per la Pisana a un esponente di FI. Un nome su tutti: Maurizio Gasparri. Sarà Giorgia a sbrogliare la matassa nelle prossime settimane.

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