Elezioni regionali 2020, Zingaretti: «No al rimpasto» Ora i dem presentano il conto: sì al Mes, via i decreti sicurezza

Elezioni regionali 2020, Zingaretti: «No al rimpasto» Ora i dem presentano il conto: sì al Mes, via i decreti sicurezza
di Albertro Gentili
5 Minuti di Lettura
Lunedì 21 Settembre 2020, 22:53 - Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 01:01

Fa male, è vero, la sconfitta nelle Marche espugnata dal centrodestra. Ma Nicola Zingaretti, a sera, archivia la tornata elettorale con un grande respiro di sollievo. E un grido: «Abbiamo vinto».

La Toscana infatti resta rossa, non c’è stato il temuto smacco sulle rive dell’Arno che poteva costargli la segreteria. In più Enzo De Luca ha sbancato in Campania e Michele Emiliano ha retto in Puglia. A dispetto delle previsioni. Così come ha vinto il sì al referendum, che il leader dem ha dovuto difendere con il coltello e con i denti.
 

Regionali, Zingaretti: "Se fossimo stati uniti, avremmo vinto quasi ovunque"

(Agenzia Vista) Roma, 21 settembre 2020 Regionali, Zingaretti: "Se fossimo stati sempre uniti avremmo vinto quasi ovunque" "Sulle Regionali, se fossimo stati sempre uniti avremmo vinto quasi ovunque". Lo ha detto il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, in conferenza stampa. Facebook Zingaretti Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev





Elezioni regionali, Zingaretti: «Decreti sicurezza da modificare, Pd primo partito ma no a tranello rimpasto»
Regionali, Zingaretti: «Se fossimo stati uniti, avremmo vinto quasi ovunque»

«Su un risultato così alla vigilia ci avrei messo non una firma, ma sette...», commenta il vicesegretario Andrea Orlando. Già, sul 3 a 3 (Toscana, Campania e Puglia al centrosinistra, Veneto, Liguria e Marche al centrodestra) domenica al Nazareno non ci scommetteva nessuno. Neppure il segretario.


Così, quando lo spoglio per le elezioni regionali è ancora in corso, Zingaretti - raggiunto al telefono da Giuseppe Conte: «Complimenti per la vittoria» - fa trapelare la sua «soddisfazione» per l’esito del referendum: «E’ stata confermata la validità della scelta del Pd. Ora avanti con le riforme, rappresenteremo anche le preoccupazioni di chi ha votato no». Traduzione: ho visto giusto, pensate che disastro se avessi schierato il partito per il “niet”, come avevano suggerito perfino i padri nobili Romano Prodi e Walter Veltroni.
Tant’è che Matteo Ricci e Walter Verini, mentre il potenziale competitor Stefano Bonaccini archivia la questione del congresso («saremmo dei matti se ci chiudessimo a discutere di noi»), corrono a blindare l’inquilino del Nazareno: «La sua leadership è ancora più forte. Con la vittoria in Campania, Toscana e Puglia si rafforzano Zingaretti e il Pd». E nelle chat dei parlamentari dem gira un video con le note di Vasco Rossi e le immagini del segretario: «Io sono ancora qua, e già...!». 

Zingaretti, che osserva con malcelata soddisfazione la «debacle» di Matteo Renzi e Carlo Calenda, chiede ora ai 5Stelle di rispettare i patti sulla legge elettorale e sulle modifiche costituzionali necessarie per accompagnare la sforbiciata al numero dei parlamentari. E quello sulle riforme non è l’unico conto che il leader dem presenta ai grillini che, Liguria a parte, hanno messo in pista candidati contro. «Come nemici, non come alleati». Atteggiamento che Zingaretti stigmatizza: se i 5Stelle «ci avessero dato retta, l’alleanza di governo avrebbe vinto ovunque tranne che in Veneto. Lo dico dal primo giorno: alleati non avversari». Linea che non cambia: «Bisogna lavorare a un’alleanza più forte e governare bene».

Per governare bene, secondo Zingaretti, «occorre avere identità di vedute». Dunque i 5Stelle «si rassegnino» e avanti con l’adesione al Mes, il meccanismo europeo di stabilità che potrebbe portare all’Italia 36 miliardi con cui rafforzare il sistema sanitario nazionale: «Bisogna passare dalle parole ai fatti». Come è necessario andare avanti con la riscrittura dei decreti sicurezza: «C’è un accordo, le modifiche fanno fatte». Segue chiosa: «Dicevano che eravamo subalterni ai 5Stelle, poi gli italiani votano e si scopre che siamo il primo partito».

IL NO AL RIMPASTO
Zingaretti non è intenzionato invece a chiedere un riequilibrio della squadra di governo, in ragione dei nuovi rapporti di forza che vedono i grillini collassare in tutta Italia: «Ma quale rimpasto, non cado in questo tranello. Incalzeremo piuttosto il governo su come spendere bene i miliardi» del Recovery Fund. E Orlando, che aveva chiesto a gran voce un «tagliando» per l’esecutivo: «Rimpasto? Non lo so, l’importante è avviare una fase nuova».

Sintesi del responsabile della Difesa, Lorenzo Guerini: «Questo voto stabilizza e incoraggia il Pd e il governo. Siamo noi la sola alternativa alla destra». Franceschini, invece, si affretta a rinsaldare l’asse con il segretario: «Grazie a Zingaretti che in mezzo a pressioni e pessimismi di ogni tipo ha tenuto il timone del partito nella direzione giusta. Non era facile e ora che lui e il Pd sono più forti, governo e riforme costituzionali potranno andare avanti».

E afferma un altro ministro dem: «Il rimpasto? Al massimo qualche intervento chirurgico. Se si dovesse procedere a un riequilibrio in ragione dei risultati elettorali, andrebbe infatti cancellata Italia Viva e ridotto il numero dei ministri grillini. E scoppierebbe un pandemonio, visto che ci vorrebbe una crisi pilotata per mandare a casa chi non è adeguato. Ma sarebbe rischioso e assolutamente da evitare. Piuttosto sarebbe meglio se Zingaretti andasse a fare il vicepremier...».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA