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Elezioni, Bentivogli: «Chi è per Draghi non ponga più veti, è il momento di sorprendere il Paese»

Il sindacalista: «Ora tregua tra i riformisti. Non si può rischiare che gli amici di Putin modifichino da soli la Costituzione»

Elezioni, Bentivogli: «Chi è per Draghi non ponga più veti, è il momento di sorprendere il Paese»
di Andrea Bulleri
4 Minuti di Lettura
Lunedì 25 Luglio 2022, 07:51 - Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 19:42

«Tra rincari dell'energia, aumento delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento... In autunno ci voleva tutto tranne che una campagna elettorale». Marco Bentivogli, coordinatore di Base Italia ed ex segretario generale dei metalmeccanici Cisl: il dado è tratto, a settembre si vota.

Da sindacalista, cosa si aspetta dalle prossime settimane di promesse?
«Ho poche speranze, ma non le mollo. La politica è stata lontana dalle persone, non si è accorta dei cambiamenti, vive di slogan buoni per i social. Guai generalizzare, ma questi anni di incompetenza sbandierata hanno lasciato il segno. Però non tutto è perduto, le prossime settimane possono essere un'occasione per ascoltare le persone. Come dice Padre Francesco Occhetta: In questa ora della storia occorre essere forti e lucidi. Ciascuno porti il proprio mattone per costruire la casa comune».

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A proposito di casa comune: non è chiaro se i partiti che fino all'ultimo hanno sostenuto Draghi correranno uniti oppure no. Secondo lei si riuscirà a portare avanti l'agenda sociale annunciata dal premier dimissionario?
«È il momento della tregua immediata, quella che i posizionamenti tattici hanno impedito dal 2018. Bisogna mettere da parte i personalismi, i veti incrociati, ma anche il distinguismo e le polemiche. I sondaggi ci mostrano un'Italia in cui gli amici di Putin, Orban e Bolsonaro possono cambiare la Costituzione senza referendum. La scelta atlantica ha origine unitaria, la fecero i nostri padri costituenti. Quelli che fino all'ultimo hanno confermato la fiducia a Draghi devono andare avanti insieme».


Non la spaventa la lontananza tra figure come Roberto Speranza e Renato Brunetta?

«No, ci sono i contenuti che tengono insieme. E anche una postura politica dignitosa, responsabile. Bisogna riconquistare le persone dalla disaffezione e dalla rassegnazione. L'unità non è una scelta, ma un dovere. Se quest'area si dividerà, forse l'esito sarà rassicurante per chi chiede candidature. Ma poco utile per gli italiani, e soprattutto perdente. A chi il 20 luglio non è scappato di fronte alla responsabilità dico: sorprendete il Paese».


Che scenario si aspetta per l'autunno tra inflazione, rischio bollette alle stelle e difficoltà crescenti per le fasce più deboli?
«Una parte del Paese non può scaricare l'aumento dei prezzi sui listini, come hanno fatto molti speculatori, lo subisce e basta. L'inflazione è una redistribuzione della ricchezza da salari, pensioni e risparmi verso la rendita. Il M5S è stato al governo tutta la legislatura, ma anche la Lega per tre quarti di essa, che parlino come opposizione fa sorridere. Su lavoro e industria questo governo avrebbe potuto fare molto di più. Ma chi lo critica ne era protagonista di primo piano».

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Che ne pensa di proposte come le pensioni minime a mille euro e le pace fiscale?
«La pace fiscale di Salvini è un condono mascherato. Peraltro le varie misure di rottamazione delle cartelle dal 2016 in poi, hanno raccolto un terzo del previsto e confermato il messaggio ai furbi: continuerete a farla franca. Se questo paese parlasse di lavoro almeno la metà di quanto parla di pensioni saremmo a cavallo».


E il salario minimo? Lo vorrebbero Pd e 5stelle: si farà nella prossima legislatura?
«Il M5S è il principale nemico delle proprie battaglie. Sul salario minimo c'è un problema concreto: da un lato bisogna dare forza al campo di applicazione dei contratti. Dall'altro occorre costruire una soglia di decenza per arginare il lavoro povero, indipendentemente dal tipo di rapporto che esiste sulla carta».


Torniamo ai prossimi mesi: c'è chi teme la crisi di molte imprese. Come invertire la rotta?
«Con un po' più di capacità di intervento nelle vertenze: se ne sono chiuse poche e rischiano di aprirsi in molte. L'industria è il settore che con meno bonus sta tenendo in piedi il Paese. Con i rincari dell'energia e delle materie prime, l'autunno sarà difficilissimo. Ci mancava la campagna elettorale...».

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