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Elezioni politiche 2022 Centrodestra: a FdI metà dei collegi nel Lazio e sul primo uninominale di Roma l'effetto valanga

Non è stato definito però ancora lo schema di divisione qualitativa dei collegi

Elezioni politiche 2022 Centrodestra: a FdI metà dei collegi nel Lazio e sul primo uninominale di Roma l'effetto valanga
di Fernando M. Magliaro
4 Minuti di Lettura
Giovedì 11 Agosto 2022, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 11:06

Elezioni politiche 2022 - L'accordo nel centrodestra per la suddivisione dei collegi è stato chiuso. O quasi. Nessuno degli esponenti della coalizione parla, se non a pezzetti: chi sciorina i collegi di una regione, chi di una provincia, chi di una città. Anche perché il computo completo regione per regione sembra averlo il solo Roberto Calderoli. Tutti gli altri hanno solo informazioni parziali, si schermiscono, rimandano altrove o restano ancorati a un prudente «fino a che non c'è un foglio firmato da tutti i leader l'accordo non è mai chiuso». Per poi aggiungere con una mezza risatina: «E anche così non è nemmeno detto». I partiti della coalizione di centrodestra, complice il fine settimana di Ferragosto, sembrano orientati a firmare o confermare l'accordo quasi concluso all'inizio della prossima settimana. Tuttavia, il quadro finale inizia a delinearsi. Primo punto: sarà Fratelli d'Italia a cedere ai centristi una quota di collegi. Undici erano i collegi spettanti, in base alla ripartizione iniziale, ai due rassemblement centristi - Lupi e Toti il primo, Brugnaro e l'UdC il secondo - cui ora si sommano altri tre collegi messi sul piatto dell'alleanza dai meloniani e uno da parte della Lega. Totale generale, 15 collegi che dovrebbero finire divisi in cinque a Maurizio Lupi che è anche l'unico ad avere un simbolo e che dovrebbero essere tutti concentrati nel Lombardo-Veneto. Due a Toti, localizzati ovviamente in Liguria; due a Brugnaro in Veneto, uno a Sgarbi e quattro o cinque all'UdC: due in Campania e due (o tre) in Sicilia dove il partito di Cesa è piuttosto forte.

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LA SORPRESA


Una delle sorprese potrebbe essere il collegio di Milano centro del Senato, solitamente appannaggio della Lega o di Forza Italia che, questa volta, potrebbe avere invece un candidato espresso da Fratelli d'Italia a conferma di una stabilizzazione del partito di Giorgia Meloni ben oltre il Grande Raccordo Anulare, come spesso era stato irriso in passato da alcuni avversari. Detto che i nomi dei potenziali candidati sono, in più di qualche caso, prevedibili - tutti gli uscenti di Fratelli d'Italia più una serie di responsabili dei vari Dipartimenti del partito e i capigruppo o i consiglieri comunali e regionali più rappresentativi; l'establishment stretto di Silvio Berlusconi (che ha annunciato la corsa in Senato probabilmente nel collegio 6, quello di Monza) per Forza Italia come Antonio Tajani, Maurizio Gasparri, Marta Fascina, Anna Maria Bernini; gli uomini forti della Lega come Calderoli, Giorgetti, Romeo, Molteni - quello che ancora non è stato definito in modo conclusivo è lo schema di divisione qualitativa dei collegi. Le voci si rincorrono, appunto, come quella che vuole che non ci siano candidati centristi nel Lazio, ma conferme ufficiali circa quale partito esprimerà il candidato della coalizione in un determinato collegio è ancora una specie di segreto di stato. Sfida di grande interesse quella del primo collegio uninominale della Camera di Roma, il cui candidato di centrodestra dovrebbe essere espresso da Forza Italia. Territorialmente è composto dai Municipi I e II più alcune parti dell'VIII, ovvero Garbatella, San Paolo e Ostiense, di fatto, un collegio che potrebbe essere considerato blindato per il centrosinistra. Ma se fosse confermata la scelta di Calenda per questo collegio con conseguente emorragia di consensi a sinistra, un nome molto forte espresso dal centrodestra potrebbe sparigliare e riservare sorprese. Non a caso, nell'aggiornamento sull'analisi delle prospettive del voto elaborata dall'Istituto Cattaneo, il primo uninominale Camera di Roma è considerato uno dei collegi da controllare attentamente perché la sua conquista da parte del centrodestra potrebbe indicare un effetto valanga sul voto che potrebbe portare alla (oggi irrealistica) conquista dei due terzi del Parlamento, soglia necessarie per le riforme costituzionali senza passare per la tagliole dei referendum.

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