Pd, pressing centrista nel collegio di Roma 1. Renzi candida Elena Bonetti

La ministra delle Pari opportunità in corsa per l’ex seggio di Gualtieri. Calenda a Letta: ora incontriamoci e troviamo l’intesa su un nome comune

Pd, pressing centrista nel collegio di Roma 1. Renzi candida Elena Bonetti
di Marco Conti
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Giovedì 9 Dicembre 2021, 06:55 - Ultimo aggiornamento: 06:56

Dopo la fuga di Giuseppe Conte che ha declinato l'invito del Pd di candidarsi al collegio di Roma lasciato libero da Roberto Gualtieri, spunta il nome di Elena Bonetti. La ministra per le Pari Opportunità viene candidata da Italia Viva con l'obiettivo di raccogliere il consenso anche dei dem e di Azione, ma la strada potrebbe essere in salita. La Bonetti, insieme a Teresa Bellanova e Ivan Scalfarotto, dimettendosi dal secondo governo di Giuseppe Conte, fu alla base della fine dell'esecutivo e nel Pd sono ancora tanti i nostalgici di quella stagione.
Ancor più complicata la convergenza dei grillini. Anche se nel Collegio di Roma1 il M5S ha pochissima presa, la scelta di Matteo Renzi punta ad accentuare la frattura con il partito di Conte che di fatto verrebbe messo fuori dal tavolo.


La scelta del candidato del Collegio di Roma1 si è complicata anche per i tatticismi tra i partiti che nel centrosinistra dovrebbero comporre, secondo qualcuno, il campo largo. Sul feudo del Pd, insidiato dal partito di Calenda alle ultime amministrative, si continuano a proporre nomi e si incrociano veti. Archiviata la candidatura di Conte, il segretario del Pd vorrebbe tener fede alla sua strategia delle Agorà e di riequilibrio delle alleanze. L'idea di candidare l'ex segretaria Cisl Annamaria Furlan o la zingarettiana Cecilia D'Elia risponde alla logica, già sperimentata con la scelta delle capigruppo di Camera e Senato, di accentuare la presenza femminile. Il nome della Furlan risente però delle tensioni esistenti tra politica e sindacato, mentre la D'Elia sembra non intercettare il favore di tutto il partito.


Nel mezzo di una indecisione, piomba la candidatura della Bonetti che è donna, risponde alla logica delle Agorà, ma che è di fatto considerata l'attuale vice-Renzi. Carlo Calenda, leader di Azione, dopo aver vinto la battaglia contro la candidatura di Conte, non impone nomi, ma chiede a Letta di mettersi intorno ad un tavolo e discutere. «Dico ad Enrico Letta scegliamo una personalità che non sia necessariamente di Azione». Sostiene Calenda parlando in tv della candidatura a Roma. «È dissennato non parlarsi e non incontrarsi». «La Bonetti - dice - è una persona molto valida, ma il tema è sempre lo stesso: vediamoci, sediamoci e discutiamone». Calenda si dice pronto a discutere e non fa barricate sul nome di Valentina Grippo. La consigliera regionale - eletta con il Pd e poi passata ad Azione - sta già raccogliendo le firme.

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IL MESE

In effetti il dibattito e le contrapposizioni tra i partiti sta diventando stucchevole e c'è il rischio che il 16 gennaio la percentuale di coloro che per la terza volta in quattro anni si recheranno al seggio, possa essere addirittura inferiore a quel 17% di votanti che decretò la vittoria dell'allora ministro Gualtieri che in Parlamento subentrò a Paolo Gentiloni. Senza contare che manca poco più di un mese alla data del voto e in mezzo ci sono le vacanze di Natale.

«Letta ha fatto un gesto di cortesia, non credo ci sia rimasto male», ha sostenuto qualche giorni fa Giuseppe Conte spiegando il suo no grazie. In effetti il problema di Letta sono i tempi stretti che ha ora per scegliere una soluzione che si sarebbe potuta chiudere settimane fa ma che ha risentito delle incertezze che percorrono il Movimento. D'altra parte il rischio di una bocciatura era troppo forte e Conte ha deciso di farsi da parte nel timore di una possibile saldatura tra Azione, Iv e la desistenza del centrodestra.
Ora al Nazareno si sfoglia la margherita cercando un nome, possibilmente femminile, in grado di non urtare il M5S - che a Roma ha ormai percentuali ad una cifra - e che vada bene ai possibili alleati di quella che è la partita più importante di questa legislatura: l'elezione a gennaio del nuovo capo dello Stato.

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