Migranti, e Salvini minacciò la crisi: «Vi siete piegati a Bruxelles»

Giovedì 10 Gennaio 2019 di Alberto Gentili
ROMA Per tutta la giornata a palazzo Chigi è rimbalzata la parola «chiarimento», accompagnata da un'altra ben più grave sibilata da Matteo Salvini: «Crisi». Perché Giuseppe Conte l'ha scavalcato e ha fatto sapere che l'Italia è pronta ad accogliere alcuni migranti approdati a Malta. E perché il vicepremier leghista, per tutta risposta, sulla questione ha sfiduciato il premier: «Decido io. In Italia non sbarca nessuno». Poi, alle undici di sera a palazzo Chigi è scattato il vertice: una verifica vera e propria, pretesa e ottenuta da Salvini. La prima dalla nascita del governo giallo-verde.

All'una di notte viene annunciata la tregua: una decina di migranti approdati ieri a Malta arriveranno in Italia, ma nel frattempo Conte lavorerà con Bruxelles per ricollocare oltre 200 immigrati sbarcati in estate in Sicilia e che Germania, Olanda e altri Paesi europei avevano promesso di accogliere. Una mediazione, sorta di pareggio, che però Salvini vende come una vittoria: «Sono molto soddisfatto, l'immigrazione la gestisce il ministro dell'Interno».

Il leader leghista si è presentato al summit «decisamente furioso», determinato a non uscire ridimensionato agli occhi dell'opinione pubblica. E in base a ciò che è filtrato dal suo entourage, nel vertice il leader leghista ha sollevato una questione di metodo e di sostanza. A brutto muso ha detto a Conte e a Di Maio che giudica «inaccettabile e pericoloso» il modo con cui è stata gestita la vicenda. A partire da quando, sabato scorso, il vicepremier 5Stelle si è smarcato annunciando che l'Italia avrebbe dovuto accogliere «almeno le donne e i bambini». «Neanche una telefonata per avvertirmi o per consultarmi, soltanto un messaggio a cose fatte: non solo la scelta non è stata condivisa, non mi è stata neppure comunicata. Così non va, sono stufo! Posso capire che voi grillini abbiate problemi interni, ma le decisioni vanno concordate. Ciò che è accaduto è gravissimo...».

LA MINACCIA
Il leader leghista a questo punto avrebbe adombrato la fine del governo giallo-verde, gettando sul piatto anche il sì alla Tav, il no al disegno di legge per la liberalizzazione della cannabis e soprattutto lo stop al decreto con il reddito di cittadinanza: «Voglio i soldi per le pensioni di anzianità e più fondi per le famiglie numerose». Tant'è che il varo del provvedimento è slittato a domani.

Poi Salvini, per nulla disposto a cedere sul tema elettoralmente a lui congeniale dello stop agli sbarchi, ha affrontato la sostanza dello scontro. Ha sostenuto che sui migranti la competenza è sua, in qualità di ministro dell'Interno. E che non cederà «di un millimetro». A meno che, ed è stato questo il cuore della trattativa e della mediazione notturna, Conte non ottenga dall'Unione europea il rispetto dei patti siglati in estate: «A Pozzallo e Catania tra luglio e agosto sono sbarcati 654 immigrati, ma solo 150 sono stati effettivamente redistribuiti. Ebbene, dire di sì ora a Bruxelles è un segnale di debolezza...».

Ecco il capo di imputazione più grave che il vicepremier lumbard, sostenuto dai governatori leghisti di Lombardia, Veneto e Friuli, ha mosso contro Conte e a Di Maio: essersi piegati ai diktat di Bruxelles, ai voleri di quell'Unione europea che in giornata a Varsavia Salvini aveva provveduto ad annunciarne la morte con la «primavera sovranista» alle elezioni del 26 maggio. Un tradimento, insomma, «violando per di più il contratto di governo». E questa violazione «è un pericoloso precedente», un «vulnus che rischia di far saltare tutto».
Conte, che l'altra sera era andato giù duro a Porta a Porta annunciando l'intenzione di ospitare alcuni migranti a bordo delle navi Ong e irridendo Salvini («non vuole sbarchi? Li vado a prendere in aereo»), da quel che filtra ha tenuto la posizione. Ha spiegato che dopo la lunga trattativa con il maltese Muscat e con gli altri Paesi europei, non poteva fare altrimenti. Ma ha anche garantito che incontrerà presto il commissario europeo all'immigrazione Abramopoulos per ricollocare almeno 200 migranti sbarcati in estate in Sicilia. E ha promesso a Salvini che d'ora in poi ogni mossa sui migranti sarà «pienamente concordata». Commento del leader leghista: «La prossima volta sarà meglio incontrarsi prima...».

Di Maio, che in casa ha problemi molto seri e in giornata aveva vestito i panni del paciere, ha coperto le spalle al premier parlando di «accoglienza indispensabile in casi estremi» come quello maltese. Ma anche lui ha garantito l'impegno a «una maggiore consultazione». Lo schema grillino non prevede infatti la crisi di governo. Di Maio non vuole assolutamente le elezioni. Tantomeno in questa fase, dopo Carige, Ilva, Tap, etc e prima che il reddito di cittadinanza diventi operativo. Ultimo aggiornamento: 09:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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