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Governo, Mattarella e la parlamentarizzazione della crisi: la lunga giornata di consultazioni e telefonate

Era stato il Capo dello Stato a volere che il premier si presentasse alle Camere perché la crisi si consumasse nella «sede propria»

Governo, Mattarella e la parlamentarizzazione della crisi: la lunga giornata di consultazioni e telefonate
di Stefania Piras
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 20 Luglio 2022, 18:16 - Ultimo aggiornamento: 23:06

La parlamentarizzazione della crisi è servita. Con la questione di fiducia posta sulla risoluzione presentata da Pier Ferdinando Casini si esaudisce «nella sede propria» (e si esaurisce?) la crisi di governo aperta dal Movimento 5 stelle e raccolta in una specie di staffetta da Lega e Forza Italia. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella  aveva respinto le dimissioni di Mario Draghi e gli aveva chiesto di andare in Parlamento per informarlo su quel che era successo. E cosa è successo? Non una mozione di sfiducia formale ma delle non partecipazioni al voto, ritenute inaccettabili dal presidente del consiglio.  

«La democrazia è parlamentare ed è la democrazia che io rispetto e in cui mi riconosco», ha detto il premier nella sua replica. «Siete voi che decidete», ha sottolineato perentorio Draghi rivolgendosi ai parlamentari. E con la risoluzione Casini è molto semplice decidere perché il testo recita secco: «udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio le approva». O con Draghi, o contro Draghi. 

Oltre agli interventi pronunciati in Aula, fondamentali sono state in queste ore le interlocuzioni con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. I leader politici hanno avuto colloqui telefonici con il presidente. Da Silvio Berlusconi a Matteo Salvini. Il fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha avuto colloqui con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e con il premier Mario Draghi durante il vertice di centrodestra di governo che si è svolto a Villa Grande, informandoli quindi della posizione del suo partito e del resto della coalizione di governo. Il centrodestra ha fatto sapere di voler votare la risoluzione Calderoli che chiede un esecutivo nuovo, un Draghi bis che sia profondamente rinnovato, cioè senza Movimento 5 stelle. Lo strappo era evidente anche perché Mattarella aveva detto a Draghi di presentarsi alle Camere e di chiedere la fiducia sul suo governo, non su altri governi.

L'ipotesi del Draghi bis è balenata solo di recente, con l'implosione del Movimento 5 stelle e la nuova possibile scissione. Ed è emersa nell'intervento del capogruppo leghista Massimiliano Romeo: una posizione che è diventata una risoluzione condivisa da tutto il centrodestra di governo, stando almeno ai comunicati

Anche per questo il presidente Mattarella questo pomeriggio ha avviato delle "consultazioni telefoniche" sentendo i leader della maggioranza per fare il punto della situazione dopo il dibattito parlamentare al Senato sulla fiducia. E quindi: valutare lo sciogliemento delle Camere ma anche sondare le condizioni per un Draghi bis. Oppure capire se possa essere rinnovato il patto di fiducia preesistente alla crisi, come ha chiesto il premier nel suo discorso stamattina. E con la risoluzione Casini il perimetro sarebbe chiaro perché consentirebbe di far uscire allo scoperto chi vuole andare al voto e sfiduciare Draghi al netto di paletti e bandierine.

La parlamentarizzazione serviva proprio a questo, a ricordare che non era tempo di bandierine elettorali: né quando Draghi è entrato a Palazzo Chigi né ora. Cos'è cambiato rispetto a quando il Capo dello Stato ha incaricato Draghi? A inizio 2021 c'era da impostare tutto il PNRR, c'era da accompagnare il Paese fuori dalla pandemia. Queste condizioni sono sfide ancora attuali. Qualcosa è cambiato però. Si è aggiunto un terzo elemento, che non a caso ricorre in tutti gli ultimi interventi della massima carica dello Stato e che è stato ribadito oggi nel discorso del premier: una guerra alle porte dell'Europa. 

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