Balneari, il richiamo ai partiti. Draghi convoca Cdm lampo: fiducia per blindare il Pnrr

Ultimatum del premier ai ministri: entro maggio bisogna chiudere il testo

Balneari, il richiamo ai partiti. Draghi convoca Cdm lampo: fiducia per blindare il Pnrr
di Francesco Malfetano
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Giovedì 19 Maggio 2022, 18:03 - Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 09:26

 «Il ddl concorrenza è arrivato in Parlamento da mesi. Nel pieno rispetto delle prerogative parlamentari quindi, i tempi del confronto sono stati garantiti. Entro maggio bisogna chiudere». È un Mario Draghi «amareggiato ma deciso» per dirla con le parole di uno dei ministri presenti, quello che nel tardo pomeriggio di ieri ha convocato a sorpresa la squadra di governo. Un consiglio dei ministri lampo, durato appena otto minuti, necessario però a richiamare all’ordine tutti e porre la questione di fiducia - con l’assenso corale dei partiti - sul disegno di legge. Punto, quest’ultimo, su cui FdI già annuncia le barricate.

Non una vera e propria strigliata, quanto più una «comunicazione». Come del resto recitava lo stringato e “misterioso” oggetto della convocazione che ha agitato e non poco i ministri. Fino al momento dell’inizio del vertice infatti, nessuno era stato messo a conoscenza delle motivazioni di quest’ultimo. Al punto che se qualcuno tra palazzo Madama e Montecitorio già dava per scontata una tirata d’orecchi per Lega e M5S per i continui attacchi all’esecutivo sulla gestione della crisi ucraina, qualcun altro invece addirittura ventilava ipotetiche promesse di crisi di governo. 

IL MESSAGGIO

Niente di tutto ciò. In realtà «è stato un messaggio pragmatico e pacato» spiegano i presenti, utile a palesare come il calendario del Pnrr inizi a non giocare a favore dell’Italia. «Ma è anche un messaggio ai partiti - azzarda un’irriducibile draghiano - “abbiamo preso degli impegni e si va avanti, anche a colpi di fiducia”». O forse un assist agli stessi, in questo modo legittimati a scontentare qualcuno dei propri sostenitori: «Non vorrete mica far cadere il governo sui balneari?» legge la situazione un politico di lungo corso. A prescindere se sia o meno questo il senso del discorso, senza dubbio dietro la convocazione di ieri c’è l’intenzione di far rispettare il calendario prestabilito. 

Il Presidente del Consiglio ha infatti ricordato che tra le condizioni del Piano c’è l’approvazione entro dicembre 2022 non solo della legge delega ma anche dei relativi decreti delegati. Tradotto: bisogna accelerare subito. E farlo in tutti modi, arrivando ad un’iscrizione in Aula del provvedimento entro la fine di maggio per proseguire poi, con una rapida approvazione, e procedere alla trasmissione alla Camera. «Il mancato rispetto di questa tempistica - ha detto ai ministri Draghi - metterebbe a rischio, insostenibilmente, il raggiungimento di un obiettivo fondamentale del Pnrr, punto principale del programma di Governo».

 

Il nodo principale da sciogliere nel ddl oggi impantanato in commissione Industria al Senato resta quello sui balneari, con le concessioni che dovranno andare in gara a partire dal gennaio 2024 e la questione, affatto secondaria, dell’aumento degli indennizzi per chi si vedrà costretto a lasciare il proprio lido (c’è in realtà anche lo scoglio della nomina dei componenti dell’Authority, ma all’apparenza di più facile soluzione). Scogli che ora tutti i ministri garantiscono non essere più tali. Anzi, nelle rapide repliche che hanno seguito le parole del premier, sia i partiti più restii a cambiare le regole del gioco come Lega ed Fi, che quelli più rigidi nelle proprie posizioni (leggi M5S), hanno accordato una totale disponibilità al premier. 

LE REPLICHE

«Il Pnrr è un contratto con l’Europa, e il Governo ha il dovere di farlo rispettare» ha ribadito ad esempio l’azzurro Renato Brunetta, sull’onda lunga della collega Mariastella Gelmini («Bisogna correre per rispettare gli impegni del Pnrr»). Idem, con entusiasmo, per quanto riguarda Pd, Leu e l’area riformista (Iv, Azione e +Europa), che finora hanno sempre appoggiato i testi governativi delle diverse riforme. «Basta bandierine» ha detto invece il cinquestelle Stefano Patuanelli, preludendo all’assenso dell’ex premier Giuseppe Conte («Il Movimento 5 Stelle, se dovesse esser posta la fiducia, la voterà convintamente»). «Siamo a una trattativa in fase avanzata» ha sottolineato il leghista Giancarlo Giorgetti, «credo si chiuda presto». 

 

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