Nuovo Dpcm, sci: la riapertura slitta ancora. La delusione degli operatori

Nuovo Dpcm, sci: «Stop al 15 febbraio», quando riapriranno gli impianti? La delusione degli operatori
di Claudia Guasco
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Sabato 16 Gennaio 2021, 01:21 - Ultimo aggiornamento: 10:46

Anche chi, fino all’ultimo, sperava di poter riaprire le piste ora si arrende. «Mi sembra abbastanza inverosimile che la stagione dello sci possa partire il 15 febbraio, io non sono così ottimista», afferma Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef, l’associazione che riunisce le società degli impianti di risalita. «Per carità, se poi il contagio dovesse calare e le cose girare in maniera diversa tutto può succedere, ma mi sembra veramente difficile pensare che la stagione possa partire».

FATTURATO ZERO

Tanta neve, impianti fermi. E l’ultimo Dpcm piega anche lo spirito di resistenza montanara. La società Funivie Saslong di Selva di Val Gardena ha annunciato la chiusura degli impianti. «Cari clienti e appassionati di sci, visto la totale incertezza da parte della politica di prendere una decisione chiara concreta, logica, risolutiva e soprattutto umana, non apriamo per la stagione 2020-2021». Nel 2019 undici milioni di italiani hanno trascorso le vacanze sulla neve, gli impianti di risalita sono oltre 1.500 e 400 le aziende che li gestiscono, il giro d’affari complessivo del settore supera i 10 miliardi di euro. E adesso è a zero.

«Non lavoriamo dal 9 marzo 2020, dieci mesi nei quali abbiamo perso il 90% del fatturato», dice il sindaco di Sestriere e presidente del maestri delle Alpi occidentali Giovanni Poncet. «Se anche dovessimo ripartire a metà febbraio, la settimana bianca se ne è andata e Pasqua è il 4 aprile. Significa solo 40 giorni di stagione, senza vacanze più lunghe né turisti dall’estero». Altro punto dolente, questo. Basta varcare il confine e si scia, su piste ben innevate in Svizzera e Austria. Valeria Ghezzi è sconfortata: «Purtroppo è veramente molto difficile riuscire ad avere un confronto. Abbiamo scritto al presidente del Consiglio, al ministro Boccia, al ministro Speranza e al ministro Franceschini, ma non abbiamo avuto risposte. I francesi non hanno dato il via alla stagione invernale, ma hanno una chiarezza sui ristori. A noi manca anche questo».

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Come spiega il presidente dell’associazione istruttori del Trentino Mario Panizza, «la scorsa primavera i maestri hanno ricevuto 600 euro, e nemmeno tutti. Per il momento niente». Unica a salvarsi è Cortina, grazie ai mondiali di sci dal 7 al 21 febbraio: oltre 20 mila presenze alberghiere e 9 milioni di euro il fatturato economico diretto e indiretto. Anche per effetto degli aumenti dei prezzi. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, l’incremento medio è del 114,9%, con un prezzo che passa dai 370 euro a notte per le strutture a tre stelle, ai 579 euro per i quattro stelle, per toccare i 1.091 euro per gli hotel a cinque stelle.


«RESTATE CHIUSI»


Nel resto d’Italia seggiovie ferme o riservate agli atleti agonisti (Cervinia, Sestriere, Dolomiti, Roccaraso). E c’è chi dice: non vale nemmeno la pena riaprire. «Gli ultimi decreti mettono una pietra tombale su questa stagione invernale, gli albergatori di montagna si mettano il cuore in pace e lascino chiuse le strutture per tutto l’inverno», si arrende Filippo Gérard, presidente dell’Associazione degli albergatori Valle d’Aosta. «Siamo costretti a dare un consiglio paradossale ai colleghi che sono così disperati che vorrebbero aprire a tutti i costi, ma la disperazione offusca la ragione: state fermi, rimanete chiusi, fate i conti, se si apre aumentano soltanto le spese di gestione senza possibilità di clientela», consiglia Gérard. In media un albergo chiuso genera un passivo di 10 mila euro al mese, «in caso di apertura il gestore ne rimette almeno 30-40 mila, se va bene. Finché non c’è la zona bianca e la possibilità di spostamento tra regioni non c’è alcun futuro per il turismo in montagna».
 

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