Diasorin, i pm indagano sulle chat cancellate. Fontana: «Regione estranea, non ho nulla da temere»

Giovedì 24 Settembre 2020
Diasorin, i pm indagano sulle chat cancellate. Fontana: «Regione estranea, non ho nulla da temere»

«La Regione Lombardia non c'entra assolutamente niente» con la vicenda Diasorin«non sono minimamente preoccupato», dice il governatore Attilio Fontana dopo la copia da parte della Gdf dei contenuti del suo telefonino nell'ambito dell'inchiesta di Pavia sui presunti accordi tra la società farmaceutica e l'ospedale San Matteo per lo sviluppo dei test sierologici per il Covid. Un provvedimento che il suo legale ha definito troppo invasivo ma che, spiegano i pm di Pavia che coordinano le indagini, è stata decisa dopo che uno degli indagati aveva cancellato i messaggi dal cellulare prima ancora di aver ricevuto l'avviso di garanzia. 
 

Fontana: atto pm invasivo

«Al di là del fatto che la Regione non c'entra assolutamente niente con questa vicenda di Diasorin, perché infatti nessuno di noi è indagato in questa faccenda, io ho la massima fiducia e stima nei confronti nelle persone che fanno parte del San Matteo e dei suoi scienziati, che mi sembra abbiano dato un grande contributo per combattere questa epidemia», dice Fontana. A margine di un appuntamento a Lodi, Fontana ha espresso fiducia anche «nei confronti del professor Baldanti e di tutte le persone» del San Matteo «che io stimo tantissimo». «Quindi sono assolutamente convinto che non ci siano problemi», ha concluso. 

«Non sono minimamente preoccupato - assicura con riferimento alla copia dei contenuti del suo telefono - Faccio tutte cose assolutamente legittime». «A parte qualche commento malevolo nei confronti di qualche squadra di calcio - ha scherzato Fontana con i cronisti - non credo che ci sia nulla di preoccupante. Al di là di quello, credo che non ci sia assolutamente nulla di cui io mi possa ritenere preoccupato». A chi gli ha chiesto se teme un nuovo avviso di garanzia, dopo quello per il caso camici, Fontana ha quindi risposto: «Non credo proprio».
 

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«Credo abbia usato il termine giusto, perché oltretutto non è neanche circoscritto alla fattispecie contestata ma è quella che si definisce 'pesca a strascicò». Così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha risposto a chi gli ha chiesto se ritiene un atto «invasivo» l'acquisizione dei contenuti del suo telefono da parte della Gdf di Pavia nell'ambito del caso Diasorin, come lo ha definito il suo legale. Quanto agli eventuali profili di incostituzionalità della copia forense dei messaggi, profilati dal suo avvocato Jacopo Pensa, Fontana ha spiegato: «Il mio avvocato faceva riferimento al fatto che io evidentemente ho sì delle chat con parlamentari, ministri, uomini politici che evidentemente mi rivelano della cose che magari è meglio che rimangano tra di noi». Dunque valutate di fare ricorso? «Per una questione formale penso proprio di sì, perché penso che certi principi fondamentali vadano rispettati a prescindere», ha aggiunto il governatore.
 

Diasorin, le chat cancellate dal presidente del San Matteo

«L'individuazione dei soggetti partecipanti ai gruppi di WhatsApp evidenziati dalla polizia giudiziaria» potrebbe «consentire» di «ricostruire la cronologia dei dialoghi intercorsi, in un periodo di estremo interesse investigativo, attraverso l'esame dei dispositivi mobili», scrive la Procura di Pavia nel decreto di perquisizione con cui ieri la Gdf ha effettuato copia forense del contenuto, in particolare messaggistica, dei telefoni del governatore Attilio Fontana, dell'assessore al Welfare Giulio Gallera e di altre persone, tra cui funzionari regionali, ma anche manager e dirigenti di società farmaceutiche.

L'attività, spiegano i pm, si è resa necessaria perché Alessandro Venturi, indagato e presidente del Policlinico San Matteo di Pavia, nei primi giorni di luglio (prima del blitz della Gdf di fine luglio) «ha proceduto alla cancellazione massiva dal telefono cellulare di tutte le chat WhatsApp». Tuttavia, si legge ancora, «seppur prive di contenuto, è stato possibile rilevare l'elenco delle chat esistenti e, dunque, i relativi interlocutori o partecipanti al gruppo, tutti compiutamente identificati e generalizzati». La Procura sottolinea anche la «evidente volontà di celare informazioni estremamente rilevanti e con ogni probabilità compromettenti sia per il Venturi che per altri soggetti, direttamente o indirettamente coinvolti nella vicenda sulla quale si sta cercando di far luce».

Da qui per i pm la necessità di acquisire il contenuto dei telefoni di Fontana e degli altri interlocutori di quelle chat. È «assolutamente indispensabile per il proseguo delle indagini» la «acquisizione forense» ed in particolare l'esame dei «contenuti» limitatamente, scrive la Procura, «all'alveo dei fatti oggetto di contestazione penale». Un'attività che, a detta dei pm, potrebbe «colmare il vuoto cronologico» sulle chat cancellate da Venturi. Nell'atto vengono riportate anche le imputazioni, già emerse, di peculato e turbativa al centro dell'inchiesta.

Ultimo aggiornamento: 22:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA