LUIGI DI MAIO

Le liti di Salvini e Di Maio: alleati di opposizione. E l'Italia assiste incredula

Domenica 19 Maggio 2019 di Mario Ajello

«Siamo due menti senza un singolo pensiero». Così dicevano di se stessi, Stanlio e Ollio nei «Figli del deserto». Luigi e Matteo non raggiungeranno mai i vertici di questa coppia comica. Però s'impegnano in uno show h24 che, a seconda dei gusti, diverte o deprime. E guai a rispolverare l'immagine celeberrima dedicata ai ministri Formica e Andreatta che sono passati alla storia per tante cose ma anche perché si comportavano l'uno contro l'altro come «due comari sul ballatoio».

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Di Maio e Salvini infatti più che accapigliarsi su un ballatoio a colpi di sfottò anche raffinati («Formica? Ah, quel commercialista di Bari...», diceva il suo avversario) sono impegnati in una guerra (anzi guerricciola) di cielo, di terra e di mare. Di cielo: «Ora ho capito perché Salvini fa più comizi di me in giro per l'Italia. Perché viaggia gratis con i voli di Stato, io invece solo normali aerei di linea» (Di Maio). «Io, al contrario di altri, lavoro. E solo 43 volte, unicamente per viaggi istituzionali, ho preso voli di Stato» (Salvini). Di terra, o di terra-terra: «E i morti sul lavoro aumentati? Di Maio se ne occuperà quando avrà finito di insultare chi governa con lui». «Salvini? E' inumano fare campagna sui morti». Di mare: «Nella lotta a sbarchi non bisogna esagerare» (Di Maio), «Ma Di Maio cambia sempre idea su tutto?». Ieri l'ultima scaramuccia. «Siamo come una coppia, io sono il marito», dice il leghista. «A me Salvini pare un pugile suonato», replica il pentastellato. E via così.
 

 

GALLI NCOPP A MUNNEZZ
«La commedia teatrale», la chiama Pier Ferdinando Casini. O forse è la rissa dei galli ncopp a munnezza (quella di una Paese sfibrato e incredulo davanti allo show), come la chiamerebbero a Napoli? La parte seria dello spartito infinito e ridondante («Matteo straparla», «Ma che cosa gli è successo a Luigi, ha perso la testa?») riguarda il contesto. Quello di una campagna elettorale tutta giocata sul bisticci dei due, e la lite e la lagna («Se Di Maio non mi attacca ogni giorno non è contento, ma ora mi sono rotto le p...», «Salvini? Che delusione...») soverchiano, schiacciano, annichiliscono l'intero paesaggio politico. Non lasciano spazio a nessuno. Abbassano ogni tema al livello di offesa personale.

E l'Europa? Ma quale Europa! E le ricette per l'Italia? Che?! Il corpo a corpo tra i due che un tempo venivano effigiati come amanti nell'atto del bacio sui muri di Roma, e che dicevano «c'è un'amicizia vera tra di noi, una stima reciproca», è quello che non lascia spazio a nessun altro protagonista in campo perché il bipolarismo maggioranza-opposizione lo incarnano loro, e su ogni tema uno fa l'oppositore e l'altro il governante e poi si scambiano la parte: io attacco e tu difendi ma poi tocca a te, tu attacchi e io difendo. Di lotta e di governo tutti e due, ecco. E non resta niente a nessuno altro.

Di Maio che incontrava i violenti dei gilet gialli ora dice che Salvini «se la fa con i fascisti e i filo-nazisti in Europa» (da incendiario a pseudo-responsabile insomma), e Salvini risponde: «Ah, questa gente che cerca fascisti, comunisti, nazisti, marziani, venusiani... i ministri sono pagati per lavorare». E da Siri al Salone del Libro, da Rixi forse condannato e forse no al Salva-Roma, dallo spread alla Tav, dalle buche stradali ai balconi (il balcone di Palazzo Chigi in cui Di Maio annunciò «l'abolizione della povertà» non piacque a Salvini, i balconi che sbeffeggiano Salvini con le lenzuola divertono Di Maio), dalla questione morale («La Lega si guardi dentro, per noi la corruzione è inammissibile») all'autonomia («A Salvini dico: ma che fretta c'è?») e a tutto il resto, l'effetto minestrone dilaga e rischia di non essere digeribile. A questo proposito, ecco la cena galeotta. Quale? Quella più adatta per litigare. «Ormai si sta buttando sempre più a sinistra Di Maio. Buon viaggio!». «Ah, io sarei quello di sinistra? Ma a cena con la Boschi io non sono mai andato, a differenza di Salvini». Il riferimento è a un party sulla giustizia in un locale di Via Tomacelli, in cui Matteo e Maria Elena erano entrambi ma a stento si sono salutati. E comunque: «Salvini è arrogante come Renzi, si vede che è in difficoltà». «Di Maio non vuole aumentare il debito? Si vede che ha cambiato idea». Di Maio: «Non permetterò di far portare l'Italia fuori dalla Ue». Salvini: «Mi arrabbierei molto se il decreto sicurezza bis non avrà l'ok in consiglio dei ministri». «La verità è che Salvini vuole fare l'uomo solo al comando. Ma ne abbiamo già avuti...». Matteo come il Duce insomma.

TV DI PROVINCIA
E il tema migranti che li univa? «L'emergenza non è l'immigrazione, è la corruzione» (quella della Lega, ovviamente). Parola di Luigi. E o fa l'offeso il leghista: «Gli attacchi di Di Maio? Non m'interessano». Oppure fa il permaloso il grillino: «Con Salvini non è tutto tranquillo, ma non sono io che insulto...». Il mondo salvato dai ragazzini? Non è questo il caso. Qui la questione vera è che una campagna elettorale s'è trasformata in una sorta di seduta di autocoscienza, la mia contro la tua, in un duplice solipsismo da vicendevole recriminazione, nell'eliminazione di ogni altra voce perché i ruoli della commedia sono tutti occupati da quei due in una confusione e sovrapposizione dei ruoli: attaccante-difensore, vittima-carnefice, lotta-governo, maggioranza-opposizione, urlo e contro-urlo, broncio e contro-broncio. E il palcoscenico della normale fisiologia democratica sembra diventato uno dei tanti show, da tivvù di provincia, sulle coppie che scoppiano.
 

Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 12:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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