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Di Maio, esiste un piano: la spinta in autunno con la rete dei sindaci e l’agenda Draghi​

Il nuovo partito del ministro si organizza. Le due priorità: il Pnrr e l’agenda Draghi

Di Maio, esiste un piano: la spinta in autunno con la rete dei sindaci e l agenda Draghi
di Mario Ajello
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 29 Giugno 2022, 00:09 - Ultimo aggiornamento: 01:31

L’obiettivo è un prossimo governo che somigli a quello attuale. Lo strumento è Insieme per il futuro non come partito personale di Di Maio, il quale non rivendica per ora alcun ruolo specifico per sé, ma come partito dei sindaci, o meglio come contenitore territoriale aperto a tutte le realtà civiche, trasversali, pragmatiche e post-ideologiche. L’appuntamento sarà dopo l’estate, e prima che entri nel vivo la preparazione della legge di bilancio, con una chiamata a raccolta - una sorta di Costituente dei territori - di tutti i soggetti aggregabili, a partire dall’Italia profonda e non dal Palazzo, dal Sud ma anche dal Nord passando dal Centro non solo come luogo geopolitico ma anche geografico su cui Di Maio punta molto.

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Il piano di Di Maio, che comincia pian piano a delinearsi, avrà come uno dei suoi focus la coppia Pnrr-territori. Ovvero così si ragiona nell’entourage dell’ex capo politico M5S: è sul terreno dell’Italia reale, nelle contrade del Paese, nel corpo della nazione, che la crisi della politica sta provocando i suoi effetti peggiori. Ed è da lì che occorre ripartire perché i territori sono devastati da due anni di pandemia e dalle conseguenze della crisi economica e sociale provocata dalla guerra in Ucraina. Insomma, il mix tra una nuova politica più attenta alle esigenze dal basso e la possibilità di dare fiato e sviluppo grazie ai fondi europei a questa Italia che si sente lontana o perfino snobbata dal Palazzo è la sfida che Insieme per il futuro crede di poter praticare.

Perciò dopo i primi abboccamenti continuano le interlocuzioni con il sindaco milanese Sala, con l’ex sindaco Pizzarotti che lasciò M5S a Parma perché favorevole all’inceneritore, con tanti amministratori locali e consiglieri comunali e regionali, con le cento città e con l’infinita provincia italiana (sette sindaci non solo campani aderiranno a giorni e da Verona a Torino ci sono altri movimenti) che ha poca voce e poco spazio sul palcoscenico del dibattito e delle prospettive nazionali. Basti pensare al rapporto che s’è stabilito e viene cucito pazientemente, grazie al figlio Piero, deputato dem, amico di «Giggino» e politico capace, con il presidente regionale campano De Luca che di Di Maio è stato un proverbiale non estimatore ma quello era un altro Di Maio.

 

Di fatto, assicurano a Insieme per il futuro, «il telefono di Luigi suona continuamente, lo chiamano big e peones, politici e non solo». Nel piano Di Maio - che ha come avversari politico-culturali i populisti, i No vax, i filo-putiniani, gli anti-sviluppisti - è fondamentale il gioco di sponda. E le sponde, anche quelle istituzionali, a Luigi non mancano. Sta seguendo con estremo interesse il travaglio in casa Lega e in Forza Italia. Nel primo caso, Giorgetti è il suo grande interlocutore, e amico, e potrà essere una sponda - se davvero i blocchi si scongeleranno - per il progetto moderato e «plurale» del titolare della Farnesina così come potrà risultare utile la sintonia di Di Maio con tutti gli amministratori locali leghisti molto governisti e poco salviniani.

Quanto agli azzurri, il rapporto con la Carfagna è consolidato e l’idea di coinvolgere in vario modo anche figure come la ministra Gelmini (pur essendo lei sull’autonomia in posizione non coincidente con quella di Di Maio e della Carfagna) e Brunetta è più che un auspicio. In ogni caso, il treno è partito. E sulla direttrice europea dovrebbe portare all’ingresso di Insieme per il futuro nel gruppo Renew Europe. Non un gruppo parlamentare a caso: è quello dei liberali in cui già convivono (qui serenamente) Italia Viva e Azione. Nella foto di famiglia, Di Maio potrebbe finire accanto a Macron, a Calenda e a Renzi (con il primo il rapporto politico è impossibile, con il secondo è assai migliorato). 

TRA LOCAL E GLOBAL

Di Maio è anche quello che ha tessuto in questi anni relazioni che contano: da Gianni Letta a Scaroni, da Confalonieri a Descalzi, dalla Belloni (proverbiale lo scontro con Conte per lo sgangherato tentativo di Giuseppe di portarla al Colle) alla Confindustria (con la vice-presidente Barbara Beltrame) ad altri. Passando dagli Stati Uniti: dove Di Maio conosce bene il prossimo incaricato d’affari degli Usa in Italia, Shawn Crowley, mentre dato il suo ruolo ministeriale c’è un rapporto diretto con il Dipartimento di Stato e con Blinken. Il legame di stima con Mariangela Zappia, ambasciatrice italiana a Washington, è - insieme a quello con l’ambasciatore in Germania, Varricchio, e con Sequi, segretario generale della Farnesina - un altro pezzo di questo puzzle. Che comprende coté internazionale, grandi aziende come Leonardo, politica territoriale (interi pezzi di M5S nei consigli regionali e comunali stanno passando a Insieme per il futuro) e Palazzo romano da cui arriveranno altri parlamentari. Gli amici dicono che «Luigi è gasato». Ma lui, da politico sperimentato, è consapevole che la sfida è difficile, anche se tra Draghi e Agenda Draghi si sente dalla parte giusta della storia.
 

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