LUIGI DI MAIO

Di Maio sotto pressione: M5S perde pezzi, dal 13 al 15 marzo gli Stati generali

Venerdì 10 Gennaio 2020
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Il «Movimento 2.0» nascerà negli Stati generali convocati dal 13 al 15 marzo. Arriva l'ufficializzazione dell'evento programmato per la «ripartenza» pentastellata: una kermesse programmatica per elaborare una nuova carta dei valori. Ma a tenere banco è l'ipotesi che a guidare la «fase 2.0» possa non essere più Luigi Di Maio. Lo scenario descritto dal Fatto quotidiano viene smentito come «surreale» dallo staff del ministro degli Esteri. Ma in una fase di gran caos, con la leadership M5s apertamente nel mirino di una pattuglia di parlamentari, se ne parla eccome. I tre senatori che hanno elaborato un documento per chiedere discontinuità alla guida del Movimento annunciano che lo presenteranno agli Stati generali.

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E più d'uno scommette che ci saranno novità nel Movimento dopo le regionali in Calabria ed Emilia Romagna, con una campagna elettorale segnata dalle divisioni locali M5s e a forte rischio debacle. Perciò dal Pd e Iv guardano a quel che succede tra gli alleati con qualche preoccupazione: «Per il governo le loro tensioni - dice un Dem - rischiano di trasformarsi in mine incontrollabili». In Calabria la sola parentela del candidato M5s Francesco Aiello con un boss della ndrangheta agita attivisti e parlamentari. In Sicilia 12 tra attivisti ed ex deputati regionali e nazionali dei 5 Stelle vengono condannati in primo grado per aver falsificato le firme per «salvare» la lista presentata alle Comunali del 2012.

In Parlamento chi è vicino all'ex ministro Lorenzo Fioramonti assicura che altri deputati (e forse qualche senatore) lascerà a breve il Movimento. In questo quadro il senatore Mattia Crucioli annuncia che il documento presentato ieri con due colleghi per invocare discontinuità, discusso ma non votato in assemblea, sarà aperto a contributi (e sottoscrizioni di parlamentari e attivisti) in vista dell'evento di marzo. «Serve una guida collegiale per rilanciare il Movimento», dice il deputato Luigi Gallo. L'idea che Di Maio possa lasciare il ruolo di capo politico per concentrarsi sul ruolo di ministro, già emersa in un articolo del Foglio, viene rilanciata dal Fatto che parla di una road map già decisa, con il passo indietro in coincidenza con la nomina dei «facilitatori» regionali, in programma il 20 gennaio. Dallo staff di Di Maio smentiscono: «La narrazione, con tanto di fantomatica data delle dimissioni, appare decisamente surreale». Il capo M5s, che descrivono irritato, prima di partire per un vertice a Bruxelles, riunisce il «Team del futuro», il nuovo organismo dirigente del Movimento. Il rinnovamento delle cariche, è il ragionamento dei dimaiani, è rappresentato proprio dai «facilitatori»: gli Stati generali, che dovrebbero tenersi a Torino, parleranno di temi e identità. E a difendere la leadership di Di Maio intervengono deputati e diversi membri del governo, a smentire le voci di rapporti sempre più freddi nella delegazione M5s. «Chi attacca Di Maio attacca il Movimento», scrive su Facebook Alfonso Bonafede. «Abbiamo raggiunto i migliori risultati con Di Maio capo», dice Riccardo Fraccaro.

Tra i dimaiani serpeggia un sospetto: che le voci di dimissioni siano state messe in giro da «alcune persone che piuttosto di fare apertamente critiche costruttive, dalle retrovie alimentano voci». C'è chi evoca l'idea che qualche filo-contiano possa accarezzare l'idea di Di Maio non più capo e Stefano Patuanelli, ministro stimato da Giuseppe Conte e da Beppe Grillo, a fare da capo delegazione del M5s al governo. Ma al contrario tra parlamentari e sottosegretari c'è chi è convinto che sia lo stesso Di Maio a voler lasciare il ruolo di capo politico per fare a tempo pieno il ministro degli Esteri ed essere più libero di far da pungolo all'azione del governo, continuando a indicare la via di un M5s alternativo all'alleanza col Pd, su cui invece Grillo spinge. Secondo qualcuno gli Stati generali - ma chi è vicino a Di Maio smentisce seccamente - potrebbero la sede per annunciare la scelta. A quel punto, a norma di statuto, sarebbe Vito Crimi, come membro più anziano del comitato di garanzia, prenderebbe la guida transitoria del Movimento. Per poi tornare a un direttorio? Grillo stesso sarebbe contrario.

Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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