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La rivolta dei sindaci: «Basta denunce folli e via l'abuso di ufficio». Bufera dopo il caso di Crema

La rivolta dei sindaci: «Basta denunce folli e via l'abuso di ufficio»
di Michela Allegri
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 9 Giugno 2021, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 10:53

La goccia che fa traboccare il vaso è l’iscrizione sul registro degli indagati della sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, finita sotto inchiesta per lesioni per l’infortunio subito da un bimbo dell’asilo nido, che si è ferito schiacciandosi una manina in una porta della scuola. E adesso l’intera categoria dei primi cittadini si compatta e annuncia battaglia, perché, dicono i sindaci dal nord al sud dell’Italia, «la situazione è diventata insostenibile» e amministrare le città, a fronte di responsabilità spesso eccessive, è sempre più difficile se mancano le tutele. Il caso era già esploso dopo la condanna della sindaca di Torino, Chiara Appendino per i fatti di piazza San Carlo, con un appello sottoscritto da quasi quattromila sindaci italiani per sollecitare il Parlamento a una revisione del Testo unico degli enti locali e offrire più tutele ai primi cittadini. Adesso, dopo la vicenda Bonaldi, l’Anci è pronta a organizzare una manifestazione nazionale a palazzo Chigi, sotto la sede del governo.

Bimbo si schiaccia un dito all'asilo a Crema, indagata la sindaca Stefania Bonaldi

LA PROTESTA
«Insieme a Stefania siamo tutti indagati, se lo Stato non cambia regole ci costituiremo parte civile - ha commentato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, sindaco di Bari - sfileremo con le nostre 8 mila fasce nell’aula di tribunale. È l’ennesima testimonianza di quello che l’Anci e tutti i sindaci Italiani stanno denunciando ormai da tempo». Decaro sottolinea che non si tratta di una presa di posizione polemica, ma di una richiesta di aiuto: «Non è nostra abitudine contestare le attività della magistratura, né metterne in discussione le scelte, ma lo Stato deve metterci nelle condizioni di fare il nostro lavoro serenamente. Non chiediamo l’immunità, o l’impunità, chiediamo solo di liberare i sindaci da responsabilità non proprie». La richiesta è anche quella di disciplinare norme come quelle relative all’abuso d’ufficio, un vero incubo per gli amministratori: «Ogni volta che un sindaco firma un atto rischia di commettere un abuso d’ufficio. Se non firma, rischia l’omissione di atti d’ufficio», ha aggiunto Decaro.

Ma ecco i fatti. L’incidente di Crema risale allo scorso ottobre: un bimbo si è schiacciato due dita della mano sinistra in una porta tagliafuoco al nido, nessuna lesione permanente, ma una completa guarigione raggiunta dopo tre mesi di cure. Tra gli avvisi di garanzia notificati a distanza di tempo dalla Procura di Cremona c’è anche quello recapitato alla prima cittadina. La Bonaldi è accusata di non avere adottato tutti gli accorgimenti necessari a evitare l’incidente. In questo caso mancava un dispositivo che impedisse la chiusura automatica della porta.

Dopo la diffusione della notizia, comunicata dalla stessa prima cittadina durante un consiglio comunale, la solidarietà è stata unanime. «Ho parlato con Stefania Bonaldi per esprimerle la mia comprensione sul suo stato d’animo. Capisco lo scoramento dei primi cittadini. Credo che il governo debba prendere in seria considerazione, in sede di rivisitazione del Testo Unico degli Enti, l’appello di Decaro e dell’Anci», ha detto Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le autonomie. «I sindaci hanno una responsabilità enorme, devono fare fronte alla pochezza di risorse e, come è evidente, affrontano molti, troppi rischi - ha invece dichiarato il segretario del Pd, Enrico Letta - a loro e agli amministratori locali che spesso fanno una sorta di servizio civile per le proprie città va il massimo di sostengo mio e del Pd». Parole di supporto arrivano anche dai primi cittadini di tantissime città d’Italia. «Serve più chiarezza su nostre responsabilità per evitare blocco azione amministrativa. Noi sindaci sempre in prima linea», ha twittato la sindaca di Roma, Virginia Raggi, finita a processo per falso e assolta in via definitiva.

«Io sono tra i sindaci che dicono che così non si può andare avanti» ha invece detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Mentre per il primo cittadino di Bologna, Virginio Merola, «non si può più andare avanti così, altrimenti il sindaco diventerà sempre di più un mestiere per pochi. E invece è il mestiere più bello del mondo». La notizia dell’avviso di garanzia «sgomenta le persone perbene, che hanno voglia di servire la propria comunità», ha commentato il sindaco di Benevento, Clemente Mastella. «Ma si può andare avanti così?», ha invece scritto sui social il primo cittadino bergamasco Giorgio Gori, sottolineando anche le difficoltà a trovare nuovi candidati. Gli ha fatto eco il fiorentino Dario Nardella: «Adesso capite perché in Italia nessuno se la sente più di fare il sindaco?».
 

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