Il governo vara il salva-conti: scontro su tasse e autostrade

Martedì 2 Luglio 2019

Come promesso e annunciato il governo ha corretto i conti. E l'ha fatto non solo approvando la nota di assestamento (-7,6 miliardi di deficit), ma varando anche un decreto ad hoc che congela 1,5 miliardi di risparmi del reddito di cittadinanza e di quota 100: «Ora la procedura è ingiustificata», garantisce il Mef. Manca però un tassello che aveva chiesto la Commissione per scongiurare la procedura d'infrazione: da palazzo Chigi non è uscito alcun impegno vincolante per il 2020.
Una mossa decisa dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria, per rinviare lo scontro con Matteo Salvini sulla flat tax, secondo fonti di palazzo Chigi. «Un sostanziale via libera», a sentire invece l'entourage del vicepremier leghista. Che, insieme a Luigi Di Maio, ha disertato palazzo Chigi al momento del voto sulle misure adottate. Un modo esplicito per manifestare il loro distinguo e dimostrare plasticamente che su questo intervento non intendono metterci la faccia. Tanto più che, a conti fatti, suona proprio come quella manovra correttiva che volevano evitare.

Per scongiurare problemi ulteriori è sceso in campo addirittura Sergio Mattarella, offrendo sostegno al premier e al ministro dell'Economia nella trattativa con Bruxelles (e con Salvini). Il capo dello Stato, in visita a Vienna, ha messo a verbale: «Noi crediamo che la procedura d'infrazione non abbia ragione di essere aperta». Ed è sceso nel dettaglio per essere ancora più convincente: «Il disavanzo di bilancio in Italia è passato dal 2,4 al 2,1 tra il 2017 e il 2018, l'avanzo primario è passato dall'1,4 all'1,6. Dati di trend positivi per i conti pubblici». Inoltre «vi è una condizione di base di economia italiana di grande solidità, non a caso l'Italia è la terza economia dell'Ue ed è la seconda manifattura d'Europa». «Credo il governo stia presentando ciò alla Commissione europea per dimostrare che i conti saranno in ordine, le indicazioni sono rassicuranti e non vi sia motivo per aprire una nuova infrazione». Importante l'accento sui conti che saranno in ordine anche in futuro, quasi a rassicurare la Commissione che non si farà la flat tax in deficit come invece chiede Salvini.

SLITTA IL VERDETTO
Il verdetto del Consiglio dei commissari è slittato da oggi a domani, causa il lungo braccio di ferro sulle nomine che verrà replicato questa mattina a Bruxelles. Ma già ieri si è fatto sentire Guenther Oettinger, commissario europeo al Bilancio, uno dei falchi del rigore contabile: «Bisogna vedere se, in questi giorni, gli italiani soddisferanno le richieste della Commissione per quanto riguarda sia le entrate sia le uscite del progetto di bilancio per il 2020. Se non lo faranno, non avremo margini di manovra per evitare la procedura di infrazione».

IL DRIBBLING
E Conte e Tria non l'hanno fatto. Per scongiurare, come si diceva, lo scontro con Salvini o per prepararsi a soddisfare le richieste del leader leghista, premier e ministro dell'Economia non hanno offerto alcun impegno vincolante per il prossimo anno. Ma Conte si dichiara fiducioso al pari di Mattarella: «Noi parliamo con gli atti, non rispondiamo ai singoli commissari. E i nostri numeri sono positivi, perciò confido di evitare la procedura d'infrazione». Tanto più che secondo la nota di assestamento il rapporto deficit-Pil viene certificato al 2,04 per cento. Come promesso dal governo giallo-verde a inizio anno: nel documento di economia e finanza di aprile era stato portato al 2,4%.
Salvini ha osservato tutta l'operazione con un certo fastidio. E dopo aver lasciato il Consiglio dei ministri prima del voto finale - ufficialmente perché irritato con Di Maio perché mentre lui era in riunione, il grillino l'accusava sulla questione di Autostrade di essere «il difensore degli Benetton» - ha dettato una nota che suona come una presa di distanze dalle decisioni del governo: «Su Europa e infrazione, la Lega non accetta nessuna ipotesi di tagli alla sanità, alla scuola o agli aiuti a famiglie e imprese. Anzi, il nostro obiettivo rimane quello di abbassare le tasse e di aumentare gli investimenti, unica via per ridurre il debito. Infrazione da una Commissione Europea scaduta e da un'Europa che litiga giorno e notte per dividersi le poltrone a Bruxelles? Sono assolutamente d'accordo col Presidente Mattarella, non ce n'è nessun motivo».
Di Maio, invece, ha lasciato fare il lavoro sporco a Conte. Il leader grillino, terrorizzato dall'ipotesi delle elezioni a settembre, è il primo a voler evitare la procedura d'infrazione. Ma ha preferito non partecipare al Consiglio dei ministri che ha congelato, destinandoli alla riduzione del debito nonostante le obiezioni dei 5Stelle e della Lega, i risparmi di quota 100 e del reddito di cittadinanza. Così Di Maio ha fatto sapere in anticipo («il 27 giugno», garantiscono i suoi) che non avrebbe presenziato alla riunione del governo. E puntualmente l'ha fatto, ingannando il tempo con la sua crociata contro Autostrade.
A.Gen.

Ultimo aggiornamento: 11:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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