GIUSEPPE CONTE

Da Renzi a Grillo, spunta il partito per evitare le urne

Domenica 11 Agosto 2019 di Diodato Pirone
Spunta un patto per la legge elettorale. Il Colle neutrale

Matteo Salvini ha sempre più fretta. Ha aperto una crisi nella stagione più inaspettata, l'estate, e ora chiede che il Parlamento voti la sfiducia al governo nei giorni di vacanza per eccellenza, se possibile prima di Ferragosto. Ma in serata il presidente della Camera, Roberto Fico, gli ricorda che solo «i Presidenti di Camera e Senato convocano le Camere. Nessun altro».

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Il vicepremier vuole accelerare la corsa al voto, perché teme la nascita di nuove alleanze che possano allontanare le urne. Grida all'«inciucio» fra Pd e M5S. Dal blog, Beppe Grillo gli risponde a modo suo, dandogli del «tamarro». E per voce della vicesegretaria Paola De Micheli, il Pd ripete: «Non esistono le condizioni politiche per un altro governo, siamo pronti alle elezioni».

I SOSPETTI
Ma i sospetti di Salvini sono tutti per l'area renziana, anche se l'ex premier nega: «Non faccio accordicchi segreti». Malgrado le smentite ufficiali, qualche rumore di movimenti sempre meno sotterranei c'è. Nel suo stile surreale, sul blog Grillo lascia cadere qualche frase sibillina. «Mi eleverò per salvare l'Italia dai nuovi barbari». E poi, «Dobbiamo fare dei cambiamenti? - scrive - Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il Paese dal restyling in grigioverde dell'establishment». Il riferimento è alla riforma per il taglio dei parlamentari. Che, se venisse approvata, porterebbe con sé anche una serie di passaggi tecnici che determinerebbero l'allontanamento delle elezioni. Lo ricorda il Pd (di marca zingarettiana, è ormai il caso di sottolineare), che parla di «trucchetto» dei Cinque Stelle «per non andare al voto e prolungare l'agonia». Fra sfiducia e voto, infatti, qualcuno deve pur governare.

LA BANDIERA
Di Maio non vuole rinunciare alla bandiera antisistema. Annuncia l'avvio della raccolta di firme fra i parlamentari per mettere all'ordine del giorno dell'Aula il taglio dei parlamentari, e sottolinea che l'importante è farlo. Se poi ad appoggiarlo saranno «la Lega, il Pd, Forza Italia o chiunque altro» ai cinque stelle non importa. In Parlamento i giochi non sembrano tutti chiusi, quindi. In questo magma di alleanze in sedicesimo, i pentastellati cercano di guadagnare terreno sull'ex alleato. Di Maio attacca Salvini accusandolo di aver «buttato giù l'unico governo che in un anno ha resistito a lobbies e poteri forti».

CITOFONARE LEGA
Segue il lancio della campagna Citofonare Lega, con l'elenco delle cose che i gialloverdi avrebbero fatto se la Lega non avesse staccato la spina: dalla riforma sulla giustizia alla commissione parlamentare sulle banche, al salario minimo. Lunedì si riuniranno i capigruppo al Senato per stabilire la data del voto di fiducia. «Mi sembra di aver capito che Conte voglia andare a una conta in aula e questa è una rottura traumatica - ha detto il leghista Giancarlo Giorgetti - Una separazione consensuale era la cosa più ragionevole». Domani sarà un giorno della verità, un momento di svolta per definire il percorso della crisi. Intanto, nel Pd si apre già il dibattito sul dopo. «Nicola Zingaretti ha vinto il congresso ed è il candidato di tutto il Pd alla guida del governo - dice il senatore Francesco Verducci, della direzione nazionale del partito - ma se decidesse di non volersi candidare a questo ruolo per dedicarsi esclusivamente al Pd, allora penso che le primarie di coalizione siano assolutamente irrinunciabili e indispensabili».

Anche Salvini fa qualche riflessione. Lascia quasi intendere di voler fare un passo indietro dal Viminale. Sarebbe una riposta a chi lo attacca, ritenendo quantomeno inopportuno che il ministro degli Interni, quello che dovrà gestire le fasi del voto, sia anche uno dei candidati premier. «L'importante è che le elezioni ci siano - dice il leader della Lega - Poi se le gestisce qualcun altro sono pure più contento perché avrò più tempo» per la campagna elettorale.

Ultimo aggiornamento: 16:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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