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Scuole chiuse per Covid, chi seguirà la Campania? Boccia: «Chi lo fa se ne assume responsabilità»

Venerdì 16 Ottobre 2020
Scuole chiuse per Covid, chi seguirà la Campania? Azzolina: «No al 100% di lezioni da casa»

Con l'impennata dei contagi da Covid, è esplosa anche la polemica intorno alle scuole. Qualcuno, come la Campania, ha anticipato i tempi, decidendo di chiudere gli istituti fino al 30 ottobre. Altri potrebbero seguire l'esempio, in caso di aumento esponenziale dei casi. Fermo il "no" del ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina secondo la quale «la didattica a distanza al 100%, così come chiesto in questi giorni da qualcuno, non aiuterebbe a tutelare la salute dei ragazzi, che andrebbero comunque a soddisfare la loro legittima voglia di socialità in altri luoghi».

Boccia: «Chi chiude si assume le responsabilità»

Sul caso Campania è intervenuto anche il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, che al termine della Stato-Regioni ha fatto sapere: «Tutti i presidenti hanno autonomia di fare ordinanze più restrittive nelle modalità che ritengono. Ma se abbiamo condiviso che i due pilastri che dobbiamo tutelare sono scuola e lavoro e le ordinanze incidono su quegli ambiti, sarebbe opportuno un raccordo tra governo e regioni. Su scuola e lavoro ci sono già protocolli condivisi che stanno funzionando bene ma se, in questo caso, il presidente della Regione Campania ha deciso di emanare una sua ordinanza si assume la responsabilità degli effetti. Noi siamo sempre stati al fianco di tutte le Regioni con materiali, ventilatori e risorse». 

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«Gli studenti e le studentesse sono felici di essere rientrati a scuola. Il nostro dovere - spiega Azzolina - oggi più che mai, è invece proteggerli. I nostri dirigenti scolastici e tutto il personale scolastico sono stati un'estate intera col metro in mano, lavorando insieme al Ministero, per mettere in sicurezza la scuola. Sì alla Dad per i ragazzi. No alla Dad contro i ragazzi».

«La Didattica digitale integrata, che ora tutti invocano per gli istituti superiori, c'è già - prosegue Azzolina - Una parte di didattica in presenza e una parte a casa. I dirigenti scolastici e i docenti l'hanno predisposta sulla base delle esigenze delle scuole, con l'obiettivo di rispettare le prescrizioni del Cts per il distanziamento e la sicurezza delle studentesse, degli studenti e del personale. Basta fare un giro per le scuole secondarie di II grado per constatarlo. Nella scuola dove sono stata stamani a Roma, metà classe era già collegata da casa, così come sta avvenendo in tante altre istituzioni scolastiche del secondo ciclo».

Il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini: «Io sono un sostenitore della didattica in presenza, ma con il virus tutti sono preoccupati, genitori inclusi - ha dichiarato a Mattino 5 - In caso di ulteriore aumento dei positivi, bisognerà trovare una soluzione per evitare di far perdere l'anno ai ragazzi».

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Quindi, quelle che per ora appaiono solo ipotesi: «O si introduce la didattica a distanza, oppure si differenziano gli orari della scuola. Magari se le lezioni vengono spalmate nell'arco di mattina e pomeriggio, diminuisce la pressione su coloro che devono essere portati a scuola o tornare a casa». Il tema inevitabilmente tiene banco ed è strettamente collegato a quello dei trasporti pubblici: «Ci chiedono più mezzi - aggiunge Bonaccini - ma non ne abbiamo. O qualcuno ce li manda con risorse aggiuntive o è impossibile».

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Il Governo centrale, tuttavia, per adesso sembra escludere la possibilità. Giuseppe Conte: «Chiudere le scuole sembra una soluzione a portata di mano e molto facile. Dal punto di vista degli indirizzi che noi diamo ai ragazzi, però, non garantisce una modalità di apprendimento completa. Non è il miglior segnale che possiamo offrire». Nulla, tuttavia, in un momento simile appare definitivo. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 23:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA