Covid, piano per l’inverno: positivi isolati solo 3 giorni. ​Per gli scienziati niente contagi dopo 72 ore

Via libera se non c’è una ripresa di casi. Nessun automatismo per il reintegro dei sanitari No vax: decidono gli Ordini e le Asl

Covid, piano per l inverno: positivi isolati solo 3 giorni. Per gli scienziati niente contagi dopo 72 ore
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 2 Novembre 2022, 00:09 - Ultimo aggiornamento: 10:51

Dopo il reintegro di medici e infermieri No vax, il Ministero della Salute studia per l’inverno una rimodulazione del periodo della quarantena dei positivi. Sia chiaro: ancora non c’è nulla di deciso, ma ci sono solo delle ipotesi. Inoltre, si vuole soppesare l’impatto della pandemia sugli ospedali quando si abbasseranno le temperature. Il ministro Orazio Schillaci: «Stiamo lavorando e abbiamo avuto le prime riunioni scientifiche con Istituto superiore di sanità ed esperti. Vediamo l’evoluzione del quadro epidemiologico. Ogni decisione verrà presa solo nell’interesse dei pazienti». Secondo alcuni esperti con la Omicron un soggetto è contagioso due giorni prima dei sintomi e tre giorni dopo. I cinque giorni di isolamento scattano però dal tampone, dunque è probabile che un paio di giorni siano già trascorsi. In sintesi: potrebbe avere senso limitare a tre giorni la quarantena o, anche, tagliare il periodo dei 14 giorni in costanza di tampone positivo. Tra gli esperti c’è anche chi ricorda che vi sono paesi, come il Regno Unito, che hanno rinunciato all’isolamento. Potrebbe essere una strada: chi ha il Covid dovrebbe attenersi alle stesse precauzioni di chi ha l’influenza e, seguendo il buon senso, isolarsi in casa.

Valutazione

D’altra parte, ormai, con i test fai da te, è quello che molti già fanno. Si scoprono positivi, si isolano, ma non informano l’Asl. Resta però una certezza: ora, con le temperature miti e grazie alle vaccinazioni, nonostante un’alta circolazione del virus, gli ospedali non sono in sofferenza. Se con il freddo lo scenario dovesse mutare, allora sul taglio delle quarantene ci sarebbe una frenata. C’è poi la difficile gestione del ritorno al lavoro del personale sanitario No vax. Prima di tutto c’è un giallo sulle norme che, apparentemente, sono diventate contraddittorie. Per lavorare in ospedale non è più obbligatorio essere vaccinati, ma per entrare in un ospedale serve ancora, fino al 31 dicembre, il green pass (vero, è una norma poco applicata, ma esiste). Dunque, che succede, il visitatore No vax dovrà fare il tampone e il medico No vax no? (Ovviamente no, ma il giallo della contraddizione permane). Ma c’è anche altro. «Sa qual è il problema? - racconta il dirigente di un’azienda sanitaria romana - Ipotesi: torna in corsia un medico di 65 anni non vaccinato. Se io lo metto in prima linea e prende il Covid, rischia conseguenze serie. Bene, e se qualcuno poi mi ritiene responsabile?». Per questo si sta parlando di posizionare i No vax lontano dai reparti a rischio: per proteggere i medici o gli infermieri non vaccinati, più che i pazienti. Si fa presto a dire “reintegro dei 4mila operatori No vax” dopo il provvedimento del governo, che fa decadere al primo novembre l’obbligo vaccinale: l’operazione appare macchinosa e non semplice. Non tanto perché si teme che un operatore sanitario non vaccinato possa porta il coronavirus in corsia, visto che ormai è appurato che, con Omicron, il vaccino protegge dalla malattia, ma non dall’infezione. Ma perché, comunque, si rischia di mandare a correre il motomondiale un pilota che non indossa il casco.

 

Scenari

Ieri la Regione Emilia-Romagna ha spiegato: «Sarà immediato reintegro del personale amministrativo e degli Oss, mentre per i sanitari sospesi dagli Ordini si attenderà che siano gli Ordini stessi a revocare la sospensione». Secondo Enrico Di Rosa, direttore del Servizio di Igiene e Sanità pubblica della Asl Roma 1, l’impatto dei reintegro dei No vax sarà molto limitato: «Si parla, su base nazionale, di 4.000 operatori, non saranno neppure lontanamente sufficienti a colmare le lacune che ci possono essere negli organici. Spostano poco». Per Giovanni Migliore, presidente della Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere italiane (Fiaso) il reintegro dei No vax «sarà valutato caso per caso rispetto all’assegnazione nei reparti; ciò a tutela sia del medico sia dei pazienti». Ancora: «L’obbligo vaccinale sarebbe comunque decaduto entro due mesi e in una fase nuova dell’epidemia era necessario intervenire per fare chiarezza. Le direzioni sanitarie individueranno i reparti e le situazioni più opportune in cui utilizzare pienamente questi sanitari. C’è anche una responsabilità del datore di lavoro nel proteggere i professionisti da rischi di esposizione al virus». Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli: «La valutazione dei rischi sarà demandata alle direzioni sanitarie». I medici di base sospesi recupereranno gli assistiti che avevano prima dello stop.

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