Covid 19 in Italia, sulla riapertura Conte gela gli industriali: ora non ci sono le condizioni

Covid 19 in Italia, sulla riapertura Conte gela gli industriali: ora non ci sono le condizioni
di Alberto Gentili
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Venerdì 10 Aprile 2020, 06:38

ROMA La fase 2 slitta. La morsa imposta dall'epidemia verrà allentata di poco con il Dpcm che oggi battezzerà il premier Giuseppe Conte. Dopo Pasquetta ci saranno «poche riaperture mirate cum grano salis» di qualche attività produttiva - con un ampliamento dell'elenco dei codici Ateco cui in queste ore lavorano i tecnici del ministero dello Sviluppo - collegata alle filiere «essenziali» rimaste operative: agroalimentare, farmaceutica, prodotti sanitari, meccanica. Più le cartolibrerie, in modo da dare ossigeno alle famiglie che non hanno più in casa neppure penne e quaderni. Per un allentamento più robusto del lockdown bisognerà attendere il 3 maggio.

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«Siamo consapevoli che il sistema produttivo e il tessuto socio economico soffrono e sappiamo che non possiamo aspettare che il virus scompaia del tutto per riavviare l'economia, ma al momento non ci sono le condizioni per ripartire», ha detto Conte durante la videoconferenza di ben due ore con le parti sociali. E ha aggiunto: «Siamo impazienti di poter ripristinare le attività, ma dobbiamo farlo in sicurezza e sarà fondamentale il protocollo di sicurezza nelle fabbriche già predisposto».

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IL CONFRONTO
Il capo degli industriali, Vincenzo Boccia, ha detto di capire «il momento» e di non avere «intenzione di aprire una trattativa su un codice Ateco in più o in meno, ma la tutela della salute va coniugata con quella dell'economia». Di parere opposto Maurizio Landini (Cgil), che ha criticato le deroghe dei prefetti sull'apertura di alcune aziende: «Non si capisce nulla, è una situazione a macchia di leopardo, le deroghe vanno concertate con noi».
Conte, secondo fonti sindacali, ha garantito ai leader di Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Reteimprese e Coop di aver «cominciato a lavorare per la fase 2», annunciando di aver «già predisposto un gruppo di lavoro, proprio per riorganizzare la vita sociale ed economica», compreso il nodo degli spostamenti in sicurezza dei lavoratori, in vista dell'allentamento delle misure di contenimento. Secondo quando filtra da palazzo Chigi, le parti sociali (in primis i sindacati) avrebbero detto di fidarsi «del governo e delle sue scelte». «Registro un grande senso di appartenenza e collaborazione», la replica soddisfatta del premier.
 



Il gruppo di lavoro annunciato a sindacati e industriali è l'ormai famosa (e attesa) cabina di regia. Conte, anche su pressione di Matteo Renzi e con la sponda di Roberto Speranza e Dario Franceschini, vuole dare «un segnale di fiducia agli italiani e agli imprenditori». Intende rendere chiaro che «si sta cominciando a costruire il domani». Perciò nelle prossime ore insedierà la cabina di regia che sarà composta da psicologici, sociologi, esperti dell'organizzazione del lavoro e del mondo produttivo e avrà il compito (d'intesa con il Comitato scientifico) di stilare il «Piano per la ripartenza graduale». Quello di «convivenza con il virus».
Nella videoconferenza con le parti sociali, il ministro della Salute Speranza ha illustrato i numerosi warning degli scienziati. E ha spiegato l'approccio di «forte rigore» sul fronte produttivo, raccontato così da un altro ministro che ha partecipato all'incontro: «Il governo ha deciso di mantenere l'impianto prudente di sostanziale tenuta delle misure di contenimento, adottando solo qualche eccezione, per dare il segnale che il cammino verso la ripartenza è avviato. Ma il ritorno alla normalità avverrà in modo molto cauto e per piccoli passi, tenendo conto dell'andamento dell'epidemia e dell'indice di rischio di ogni attività produttiva».
La decisione di ammorbidire solo impercettibilmente la stretta è anche il risultato del vertice di metà giornata con i capi delegazione della maggioranza. Nell'incontro il Pd e i 5Stelle hanno sposato la linea della «prudenza» e della «gradualità» suggerita da Speranza, mandando su tutte le furie Teresa Bellanova di Italia Viva: «Se aspettiamo il rischio zero dobbiamo chiudere tutto finché non arriva il vaccino...». La ministra renziana ha chiesto una ripresa a macchia di leopardo, «programmata e progressiva, per dare una prospettiva al Paese». Richieste che non hanno avuto accoglienza in una discussione descritta «molto tesa».
 

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