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Fase 2, no del governo alla Lombardia. L'Oms: serve cautela

Fase 2, no del governo alla Lombardia. L'Oms: serve cautela
di Alberto Gentili
4 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Aprile 2020, 01:09 - Ultimo aggiornamento: 09:52

A palazzo Chigi e dintorni non hanno preso bene la «nuova provocazione» del governatore leghista Attilio Fontana alle prese con l'emergenza coronavirus. Il ministro alle Regioni, Francesco Boccia, che sarà oggi alla Fiera di Milano per accompagnare altri 60 medici e infermieri volontari accorsi a dare sostegno alle strutture sanitarie della Lombardia, non vuole andare alla guerra: «Sto lavorando per aiutarli, non faccio polemiche».

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E neppure Giuseppe Conte che «non commenta e non parla», anche se da Chigi filtra «sorpresa» per la sterzata della Lombardia, fino a martedì in prima linea nell’invocare il massimo rigore. 

Eppure, nel governo si usano toni durissimi. Per molti ministri, quella di Fontana «è solo propaganda» e, soprattutto, con questa mossa cerca di depistare l’attenzione dell’opinione pubblica «sui disastri e il caos di quella Regione». In poche parole: «Un depistaggio». Tanto più che senza un nuovo Dpcm dell’esecutivo, «la Lombardia non può allentare alcuna misura sulle attività produttive».

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Nelle stanze dell’esecutivo, quando a metà pomeriggio arriva l’annuncio che Fontana dal 4 maggio adotterà il «piano per la nuova normalità» subito osannato da Matteo Salvini, in molti scuotono la testa. Perché l’accelerazione del governatore leghista arriva dopo quel drammatico 21 marzo, quando il premier si vide costretto a inseguire la Lombardia sul fronte del lockdown, chiudendo praticamente tutte le attività produttive. E perché, proprio per evitare che ogni Regione andasse «in ordine sparso», da giorni è ormai operativa una cabina di regia tra governo, Regioni (Fontana incluso), Comuni, parti sociali, in modo da scongiurare «nuove iniziative estemporanee che creano solo confusione e disorientamento nell’opinione pubblica».
 



Per il governo, la mossa del governatore leghista è, appunto, un «depistaggio». Un modo per coprire la tragedia del Pio Albergo Trivulzio, delle altre residenze per anziani, il flop dell’ospedale della Fiera «che non è partito nonostante il forte battage pubblicitario».
Tanto più, che in «Lombardia c’è il caos», denuncia un ministro, «non sono neppure riusciti a presentare la domanda per la cassa integrazione in deroga. L’hanno presentata la Puglia, il Molise, la Campania, il Lazio, il Veneto, la Toscana, il Friuli, etc. Ma i lombardi no, i loro uffici territoriali sono paralizzati. E poi senti Fontana dire: lo Stato è in ritardo, i soldi per la cassa integrazione li anticipiamo noi. Follia».

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Irrita non poco inoltre il fatto che la Lombardia annunci un piano di riaperture per il 4 maggio, quando ormai è noto a tutti che proprio in quella data sarà con ogni probabilità allentato il lockdown in tutta Italia. Per un altro ministro, è «pura propaganda, una scommessa su un allentamento quasi certo». E questo «per far vedere che loro fanno delle cose e già pensano alla fase 2 e il governo no. E poi poter dire, il 4 maggio, quando ci sarà il nuovo Dpcm: “noi l’avevamo già deciso”. Un brutto giochino...».

Non manca un’osservazione sui 60 nuovi volontari che oggi sbarcano a Milano: «I romani dovrebbero rivendicare il fatto che la maggior parte dei medici e infermieri accorsi in Lombardia vengono dalla Capitale...». 

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