Conte sogna la spallata al Pd: «M5S da solo alle Regionali per il sorpasso alle Europee»

Il piano dell'ex premier: prosciugare l'elettorato dem e diventare la prima forza della sinistra

Conte sogna la spallata al Pd: «M5S da solo alle Regionali per il sorpasso alle Europee»
di Caris Vanghetti
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 07:14 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 09:08

Il piano segreto di Giuseppe Conte per il futuro del Movimento 5 Stelle ormai, quasi degrillizzato, è quello di continuare a seguire la politica dei due forni con il Pd in attesa delle elezioni europee del 2024, a prescindere dal futuro di Enrico Letta. Infatti, il leader pentastellato è ben consapevole che i prossimi 36 mesi saranno difficilissimi per l'Italia e quindi è meglio restare saldamente all'opposizione, così da lucrare al massimo da una eventuale perdita di consensi del nuovo governo, ma anche dalla tempesta che si è abbattuta sul Pd con le elezioni del 25 settembre.

Il progetto di Conte è strutturato per essere vincente sia nel caso in cui a prendere la guida dei dem dovesse essere qualcuno favorevole alla creazione di quel campo largo teorizzato dalla sinistra del Pd, ma anche nel caso in cui prevalesse la corrente contraria all'accordo. Per l'ex premier pentastellato, infatti, conta poco se al Nazareno dovesse trionfare la linea in continuità con Letta, contrarissima a qualsiasi flirt con i grillini, oppure la via mediana indicata da Walter Veltroni che prima di decidere la strategia da adottare con i 5 stelle, ne vorrebbe mettere alla prova il tasso di riformismo effettivo.

Nel primo caso l'avvocato potrebbe vantare una sorta di annessione del Pd, mentre nel secondo si limiterebbe ad aspettare che il tasso di litigiosità del maggior partito della sinistra italiana faccia fuggire altri elettori verso il suo Movimento. «Se non riescono neppure a mettersi d'accordo su quando celebrare il congresso per sostituire Letta e la sua segreteria (la conditio sine qua non posta da Conte per tornare a discutere col Pd)», è il ragionamento che si fa in casa grillina, «figuriamoci se sono in grado di rifondare il partito». E questo per il leader pentastellato è la garanzia di successo del suo piano. Se a ciò si aggiunge l'effetto che produrrà il gioco delle alleanze tra i partiti che tra pochi mesi dovranno presentare le liste elettorali per le elezioni regionali, dove in alcune realtà Pd e 5 Stelle governano insieme e dove i ras locali di entrambi gli schieramenti vorrebbero proseguire l'esperienza, mentre in altre sono in guerra aperta, il risultato per Conte (che nel Lazio e in Lombardiaè sempre più tentato dalla corsa in solitaria) sarà assicurato.

IL NODO SIMBOLO
La guerra per bande che già ribolle nel Pd a tutti i livelli è una manna per i 5 stelle, e se verrà abilmente sobillata, sia dall'esterno che dall'interno, non potrà che portare a risultati favorevoli a Conte alle prossime europee, in programma fra meno di due anni. Fin qui il piano del presidente dei pentastellati non fa una grinza, ma il suo più grosso scoglio è sempre rappresentato da Beppe Grillo, che oltre ad essere il Garante del Movimento è anche il titolare del simbolo. Certo, dopo le ultime elezioni con l'assenza dell'ex comico dalla campagna elettorale, il risultato è pressoché tutto merito di Conte. E questo ne rafforza molto la presa sui 5 stelle, aumentando il suo peso contrattuale con Grillo. Ma comunque esiste in una parte dell'inner circle di Conte il desiderio di evitare lo scontro frontale. Anche perché il fondatore del Movimento ormai ha poco da perdere da un conflitto con l'ex premier, mentre quest'ultimo sa bene quanto possa essere deleteria per la sua strategia aprire un fronte interno con Grillo, che con una battuta può fare titoli di giornali per settimane. Non tutti sarebbero così prudenti nel quartier generale pentastellato a via di Campo Marzio, dove si studia anche come strutturare il partito dei 5 stelle. Ma il rischio di un braccio di ferro con Grillo, che potrebbe voler dire la sua, consiglia cautela.

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