Il Capitano e il Professore la convivenza impossibile

Lunedì 22 Luglio 2019 di Mario Ajello
Il Capitano e il Professore la convivenza impossibile
Gli amici di Salvini da qualche giorno ripetono: «Matteo ha quasi nostalgia di Di Maio». Cioè? E' cambiata la coppia di duellanti e il nuovo tandem (Salvini-Conte al posto di Salvini-Di Maio ormai infiacchito dentro e fuori il suo partito) sembra ancora più incompatibile di quello precedente. E il Capitano non si trova a suo agio con il Professore: quello ha la felpa e gli piace mostrare il pancione, questo ha la pochette addirittura con il pizzo a tre guglie dal taschino (sembrano le tre cime di Lavaredo come negli skipass); e sono diversi in tutto, per storia personale, gusti, stili, approcci. «Mi sembra Mario Monti», è il giudizio di Salvini, che diffida oltre misura per l'ingresso nel mainstream europeista e nell'establishment istituzionale italiano di colui che non solo lui considerava un passacarte - il vice-premier dei due vicepremier - e invece si sta rivelando uno trasiticcio, come si dice nel suo Sud. Ossia uno capace d'infilarsi di soppiatto nel mondo che conta. Addirittura (ma suvvia!) riuscendo ad essere paragonato, dagli intellettuali di sinistra e vicini al Pd di cui il 34 per cento dei votanti dichiara di stimarlo molto, ad Aldo Moro.

Con Di Maio si trova meglio il Capitano in quanto populisti tutti e due, affiatati nell'esibizione del giovanilismo (Conte invece ha 54 anni ma sembra il vecchio zio di Matteo che ne ha 46), entrambi meno adottabili rispetto al premier da parte di quel moderatismo benpensante in cui l'ex avvocato del popolo ci sguazza. Il Barbaro con l'Azzimato sono una coppia troppo improbabile per poter esistere. Infatti, si combattono e se Salvini alla fine non andrà in Senato mercoledì a parlare del caso Metropol, subito dopo Conte, sarà un'altra sfida nella sfida. «Conte mi ha pugnalato alle spalle nella partita Ue», dice uno. E l'altro: «Matteo mi minaccia con la crisi? Io un lavoro ce l'ho».

GRADIMENTO
Conte, ultimo sondaggio Ipsos di Nando Pagnoncelli, è la figura più apprezzata del governo con una fiducia del 58 per cento degli intervistati, 4 punti in più di Salvini (Di Maio è molto staccato, fermo al 34 per cento). Anche per questo, il capo leghista, oltretutto fiaccato dal caso rubli, avrebbe preferito che il suo sparring partner restasse Luigi, che alcuni 5 stelle riservatamente definiscono «il mozzo di Matteo». Invece, al Capitano tocca vedersela con uno che ancora non s'è messo in proprio ma potrebbe, perché ha molte sponde su cui contare: quelle istituzionali in Italia e in Europa, molta parte delle gerarchie e del mondo cattolico che lui coltiva non solo perché è devoto a Padre Pio, sempre più esponenti grillini che vedono in lui un'estrema possibilità di futuro e in Di Maio il passato di un'illusione, e apparati burocratici (viene dal Tar della giustizia amministrativa) e università, per non dire di Von Der Leyen e Merkel.
Salvini non può dire di Conte, come per Carola, che è «una comunista tedesca», ma non fa che ripetere: «Lui è proprio di sinistra». Conte potrebbe rispondergli come Ciccio Ingrassia in un film assurdo, «Per un pugno nell'occhio»: «Signor Capitano, mi permetto di ricordarle che il cuore sta sempre a sinistra». E poi bisognerà vedere chi vince.
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