Conte-Iv, vertice ad alta tensione. Bellanova attacca: anomalo un premier in due governi opposti

Conte-Iv, vertice ad alta tensione. Bellanova attacca: anomalo un premier in due governi opposti
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Giovedì 17 Dicembre 2020, 21:39 - Ultimo aggiornamento: 23:59

Giuseppe Conte e Matteo Renzi a confronto, a un passo dalla crisi e con un carico di ultimatum e accuse a minare il terreno. Il primo round del redde rationem tra il premier e il leader di Italia viva si apre poco dopo le 19 e si consuma in poco più di trenta minuti. Il leader di Iv parla a nome della delegazione. Consegna le richieste elencate in una lunga lettera inviata al premier alla vigilia dell'incontro: non siamo qui per fare discussioni, dice, aspettiamo risposte. Dal Recovery al Mes, la richiesta è un'inversione netta di marcia: il documento di cinque pagine che Iv consegna è carico di proposte e critiche. Conte difende le sue scelte ma ribadisce disponibilità al confronto, si riserva una «riflessione». Il prossimo passo potrebbe essere un vertice con tutti i leader della coalizione. Intanto, un canale di dialogo è aperto, la tensione resta. «Basta con questa storia che siamo noi l'anomalia: la vera anomalia è avere lo stesso premier in due governi di colore politico opposto», avrebbe detto nel corso dell'incontro Teresa Bellanova. A tarda sera Palazzo Chigi parla «di incontro franco e cordiale, anche in virtù dei temi anticipati ieri dalla lettera che il senatore Matteo Renzi ha inviato al presidente del Consiglio».

«Ci ha detto che il nostro è un documento importante e costruttivo. Domani saremo in Cdm e continueremo a dare il nostro contributo in Parlamento a partire dalla manovra. Vedremo se ci sono le condizioni per andare avanti», tira le somme la ministra per le Politiche agricole. La capo delegazione si era fatta precedere da un battagliero: «Per le mie dimissioni non si deve attendere molto, se non arrivano risposte».

La crisi, dice un renziano uscendo da Palazzo Chigi, non è sventata: «Ora dipende solo da Conte, vedremo se ci riconvocherà, noi tireremo le somme dopo il voto della manovra». «Se si apre la crisi al buio - non si stanca di avvertire dal Pd Andrea Orlando - non si chiude» con un nuovo governo ma col voto.

 

Il premier siede al tavolo dopo aver avvertito di non essere disposto ad accettare «prendere o lasciare» e dopo segnato un punto riportando a casa i 18 pescatori fermati in Libia. Di prima mattina vola con Luigi Di Maio a Bengasi per la liberazione dei pescatori di Mazara Del Vallo. La notizia irrompe a poche ore dall'incontro e ha l'effetto collaterale, nota più d'uno tra gli alleati, di bagnare le polveri al leader di Iv. «È stato uno smacco per Renzi», osserva un pentastellato. Del resto, tra gli artefici della liberazione c'è proprio quell'intelligence sulla quale Conte ha tenuto la delega, attirandosi l'ira di Iv e anche di buona parte del Pd: sia Renzi che i Dem chiedono da giorni apertamente al premier di cederla. E dalle fila di Iv trapelano critiche per il «coup de theatre» diplomatico viene gestito, con una coda polemica per l'invio - smentito dal diretto interessato - da parte di Rocco Casalino della sua geolocalizzazione su Google Maps, a missione libica in corso.

L'ipotesi di un Conte ter

A sera sul tavolo a Palazzo Chigi c'è l'ipotesi della nascita di un Conte ter. Il sentiero è strettissimo, ma il premier un rimpasto non lo esclude più e anche se i partiti negano di volerlo, potrebbe essere il sigillo alla fine delle ostilità. Non si parla di rimpasto, assicurano fonti renziane: sul tavolo c'è la minaccia di dimissioni. Ma Renzi ha alzato molto l'asticella delle richieste per sedersi insieme a riscrivere il programma di governo e andare avanti. Al tavolo del confronto con Conte si presenta con le ministre Bellanova e Bonetti, il presidente di Iv Rosato, i capigruppo Boschi e Faraone. «Stavolta andiamo fino in fondo», è il tam tam che fanno rimbalzare prima dell'incontro. Dopo Renzi, interviene Bellanova, durissima: «Non siamo noi l'anomalia, ma un premier che ha guidato governi di colori politici opposti».

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Non siamo qui per aprire un dibattito - è il senso dell'intervento del leader di Iv - perché di infrastrutture, lavoro, riforme, Recovery plan abbiamo detto quello che avevamo da dire: ora aspettiamo le risposte. E ancora: siamo rispettosi delle posizioni dei nostri alleati, ma dal Mes alla cabina di regia del Recovery non possono esserci preclusioni. Conte annota e ribatte. Non si entra nel merito, ma il premier spiega le ragioni della task force, le resistenze del M5s sul Mes, apre a un piano più ampio di infrastrutture da finanziare con il Recovery. Osservano i contendenti Pd e M5s. I Dem avvertono alleati e premier: non si può andare avanti né con i veti (di Renzi e del M5s), né con i rinvii (di Conte), è il messaggio di Orlando.

È un cronoprogramma di governo, articolato, quello che chiedono i Dem: non è detto che Iv non faccia davvero saltare il governo, ma non ne nascerebbe - è lo spauracchio agitato davanti ai renziani - un governo di larghe intese guidato da Mario Draghi, bensì il ritorno al voto. La risposta agli ultimatum renziani è un lungo elenco di proposte Pd, rilanciato sui social, che include anche il Mes per la sanità, anche se ridimensionato: non avrebbe senso - ragiona Orlando - chiedere tutti i 36 miliardi di prestiti, perché farebbero lievitare il debito. E poi riforma fiscale progressiva, legge elettorale proporzionale, parità salariale uomo donna, riforma delle politiche attive del lavoro per fronteggiare la fine del blocco dei licenziamenti, affrontare il tema delle grandi piattaforme digitali. «Sta a Conte», è il messaggio, trovare un modo per districarsi tra le richieste dei partiti per rilanciare l'azione di governo. O non si va più avanti.

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