Conte e Grillo, i sondaggi spaventano la trattativa M5S accelera: «Ottimismo»

Conte e Grillo, i sondaggi spaventano la trattativa M5S accelera: «Ottimismo»
di Alberto Gentili
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Martedì 6 Luglio 2021, 07:16 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 09:33

Il comitato dei Sette Saggi accelera. La mediazione sullo statuto M5S, per garantire una convivenza «quantomeno civile» tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, dovrebbe concludersi entro il fine settimana. «Perché va bene far decantare le tensioni», dice un autorevole esponente pentastellato, «ma se si va troppo per le lunghe si rischia di incancrenire una situazione già sufficientemente complessa. E poi a ottobre si vota nelle grandi città...».
Così ieri sera, dopo la conference call del week-end, Stefano Patuanelli, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Ettore Licheri, Vito Crimi, Davide Crippa e Tiziana Beghin sono tornati a visionare in un incontro di ben 3 ore su Zoom i punti più controversi dello statuto. E dopo il confronto, in nottata, è trapelato «ottimismo»: «Una sintesi è possibile, si sono fatti passi avanti nella mediazione. Siamo al 75% del lavoro», ha rivelato una fonte di rango.

Conte e Grillo, nomine e alleanze


Tra i «punti irrinunciabili» fissati da Conte c'è la nomina dei due vicepresidenti e, soprattutto, il «no a qualsiasi diarchia»: «Non ci può essere confusione tra il ruolo di garanzia e quello di azione politica», fanno sapere dall'entourage dell'ex premier, «dunque il capo politico di turno dovrà avere piena agibilità politica e compiere le scelte chiave». Traduzione: spetterà a Conte dettare la linea su alleanze, sulla partita per il Quirinale e sulla partecipazione o meno a un governo. «Invece su valori, ideali e principi del MoVimento deciderà il garante». Grillo, insomma. Si ipotizza, ad esempio, che lo statuto possa definire le materie e i casi specifici in cui l'Elevato potrà indire votazioni tra gli iscritti, che diverrebbero vincolanti.

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Dopo che venerdì Conte aveva già cominciato lo scouting per arruolare le sue truppe in vista della scissione, ora anche l'ex premier si mostra decisamente più prudente. E non soltanto lui. I sondaggi che circolano e che danno il potenziale partito dell'ex avvocato del popolo non oltre il 10% e il M5S all'8%, hanno fatto scattare l'allarme rosso tra i parlamentari. Fatti due conti, a Montecitorio e a palazzo Madama (anche a causa della riforma M5S che ha ridotto da 945 a 600 il numero dei parlamentari) tornerebbero sì e no un centinaio di grillini, tra deputati e senatori. Nel 2018 ne furono eletti 356. Una potenziale ecatombe, insomma, che spinge i Sette Saggi, gli eserciti in armi e i senatori sondati ieri da Licheri, a cercare «il compromesso a tutti i costi: una scissione avrebbe esiti mortali, ci porterebbe all'estinzione. O quasi», dice un deputato vicino a Grillo.
Allo stesso modo hanno cominciato a pensarla i sostenitori di Conte («la scissione sarebbe un dramma»), che adesso professano il fair play: «Beppe non va assolutamente umiliato, in questa partita nessuno deve vincere e nessuno deve perdere. Bisogna far prevalere il buonsenso». Parole dettate anche dalla consapevolezza, maturata negli ultimi giorni, che fare un partito, cercare i finanziamenti, organizzarlo e strutturarlo sul territorio, è una cosa tutt'altro che semplice.

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Tante buone ragioni che spingono i Sette a lavorare a uno statuto «che andrà bene a tutti»: «Grillo resterà garante con qualche potere in meno, Conte sarà il capo politico scongiurando la diarchia ma accettando qualche limitazione al potere assoluto che aveva chiesto», dice una fonte vicina al comitato.
LA MINACCIA DEL TRIUMVIRATO
Sullo sfondo, se «tutto dovesse andare male», resta la minaccia di Grillo di affidare il MoVimento a un triumvirato composto da Di Maio, Fico e Virginia Raggi. «Ma questa roba non è prevista dallo statuto», dicono in coro diversi esponenti grillini. E un senatore di peso aggiunge: «Eppoi ce li vedete Di Maio e Fico fare i servi sciocchi comandati a bacchetta da Grillo? Neppure loro sarebbero interessati».

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Si vedrà. Tanto più che del direttorio a tre se ne parlerà solo e soltanto se dovesse naufragare le mediazione lanciata dallo stesso fondatore del MoVimento. E a cui, visti i sondaggi, ora si affida anche Conte. Ciò di cui l'ex premier non vuole sentir assolutamente parlare è l'ipotesi di una segreteria composta dai soliti Di Maio, Fico e Raggi. Conte infatti, al di là della questione che pretende di essere lui a scegliere chi lo affiancherà (i due vicepresidenti), non vuole rischiare di essere commissariato. Tantomeno da Di Maio, descritto però «completamente assorbito nell'impresa di raggiungere un accordo ed evitare la scissione».
Nell'attesa di una schiarita nel MoVimento, nel Pd l'allarme resta alto: «Temo l'instabilità e la rottura», ha detto in serata Enrico Letta su La7, «vorrei non accadesse, sarebbe un regalo alle destre. E' fondamentale sostenere il governo Draghi fino al 2023».

 

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