Crescita, Conte convoca Tria: «Subito le misure in Cdm»

Crescita, Conte convoca Tria: «Subito le misure in Cdm»
di Luca Cifoni e Alberto Gentili
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Martedì 2 Aprile 2019, 07:26

Nel giorno in cui l'Ocse ufficializza lo stallo, con la crescita in territorio negativo (-0,2), e boccia le misure bandiera della maggioranza giallo-verde, come al solito sul banco degli imputati finisce Giovanni Tria. Il ministro dell'Economia, in una sorta di escalation del pressing innescato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, questa volta viene addirittura convocato in serata a palazzo Chigi. Giuseppe Conte, secondo la narrazione del suo entourage, durante il colloquio con il ministro ha vestito i panni del professore severo. Con bacchetta in pugno. Ha chiesto conto a Tria della firma che non arriva sul decreto a favore dei risparmiatori truffati dalle banche: dossier che sta molto a cuore a Salvini e Di Maio in vista delle elezioni europee di fine maggio. E proprio per questo dovrebbe essere assorbito nel decreto crescita. Poi Conte ha voluto sapere lo stato dell'arte, appunto, delle misure per la crescita il cui varo è previsto ormai per giovedì prossimo dopo ben due settimane di rinvii.
RITARDI
Tria, nell'ora di colloquio, ha rassicurato e «rasserenato» il premier. Ha garantito che il decreto crescita non subirà ulteriori ritardi. E che lo Sblocca-cantieri, approvato salvo intese ormai due settimane fa, sarà presto messo nero su bianco. In sintesi, secondo il Mef, l'incontro si è concluso «con risultati molto positivi». Da ciò che filtra dai ministeri competenti però, come al solito, a frenare i provvedimenti è la zuffa tra Lega e 5Stelle. E non il Mef. Di Maio e Salvini, distanti su tutto tranne che nel bacchettare Tria e (ieri) l'Ocse, non riescono a raggiungere un'intesa sulle misure per far ripartire la crescita. Il problema sono le coperture e anche le misure. Sulle quali grillini e leghisti non hanno ancora chiuso l'accordo.
Ma una volta approvate, le misure sul rilancio dei cantieri e quelle destinate a spingere le imprese che impatto potranno avere sulla asfittica crescita del 2019? Interrogato sul punto durante la presentazione del Rapporto Ocse, il ministro Tria non si è voluto sbilanciare. Il pacchetto crescita a cui ormai da tempo si lavora al Mef rappresenta sul fronte degli incentivi fiscali una sorta di marcia indietro rispetto ad alcune misure importanti della scorsa legge di bilancio: dal ripristino del super-ammortamento alla cancellazione della cosiddetta mini-Ires, che non ha fatto in tempo ad essere applicata in quanto giudicata dagli addetti ai lavori complessa e macchinosa. La virata può essere politicamente poco digeribile, ma avrebbe il vantaggio di fare spazio a norme di attuazione quasi immediata, quindi potenzialmente in grado di dare un effettivo stimolo alle imprese per gli investimenti. Però bisogna fare presto, per poter inserire questi numeri nei conteggi che porteranno al quadro programmatico del Documento di economia e finanza. Un quadro che tra l'altro, come prevedono gli accordi europei, dovrà essere validato - ovvero giudicato coerente e credibile - dall'Ufficio parlamentare di Bilancio in qualità di organismo indipendente: in occasione della legge di Bilancio l'Upb aveva negato il proprio via libera alle stime formulate dall'esecutivo a ottobre.
QUADRO TENDENZIALE
Il quadro tendenziale a cui si lavora a Via Venti Settembre prevede per quest'anno una crescita poco più che piatta, +0,1 o +0,2 per cento al massimo. L'obiettivo sarebbe arrivare almeno in prossimità di quello 0,6 che è il valore tendenziale di dicembre, sul quale sono state costruite le stime alla base dell'intesa con l'Europa. Dunque servirebbe uno slancio dello 0,4-0,5 per cento: obiettivo molto difficile in sé ma reso ancora più complicato dal fatto che un trimestre del 2019 è già passato.
 

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