Concessioni balneari, nessuna norma nel Dl proroghe. E salta obbligo 50% smart working nella Pa

Concessioni balneari, nessuna norma sul Dl proroghe. E salta obbligo 50% smart working nella Pa
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L'estate è salva: «non serve nessuna proroga perché una norma esiste già, anzi due: una per la proroga al 2033 e un'altra che congela le concessioni per il Covid». Il ministro del turismo Massimo Garavaglia spegne, almeno per il momento, «l'incendio» che sta per scoppiare nel mondo balneare italiano alla notizia che nel decreto legge di proroga dei termini non è stata inserita la norma, oggetto di approfondimenti tecnici nelle ultime ore, sulla proroga delle concessioni balneari. L'intervento avrebbe dovuto tra l'altro ovviare alle sentenze del Tar che, sulle concessioni per le spiagge, si scontrano con la proroga delle concessioni in contrasto con la normativa Ue.

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«Si tratta - spiega all'ANSA Garavaglia - di un falso problema. Poi in Italia tutto più complicato perché c'è chi interpreta le norme ma questa è un'altra questione. Ove fosse necessario, potrebbe essere utile fare una interpretazione autentica di norme già esistenti, ma l'unico messaggio che mi sento di mandare, l'unica cosa certa è che l'estate è tranquilla per tutti, gestori e utenti». Il primo a intervenire è Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe Confcommercio. «Era destituita di fondamento l'indiscrezione per cui il Consiglio dei ministri di oggi - spiega avrebbe adottato una norma di proroga delle concessioni demaniali marittime».

E aggiunge: «Come è noto le leggi che hanno esteso la durata delle concessioni già ci sono (dalla legge 145/2018 all'articolo 182 comma secondo del dl 34/2020), si tratta solo di applicarle. A tale fine si tratta di rimuovere eventuali difficoltà interpretative o applicative. Stiamo interloquendo intensamente sia con il Governo e con le rappresentanze parlamentari affinché avvenga quanto prima, stante l'evidente urgenza da noi ripetutamente sottolineata». Anche Maurizio Rustignoli, presidente nazionale di Fiba, le imprese balneari di Confesercenti accoglie positivamente le dichiarazioni del ministro: «Le imprese hanno bisogno di certezze, sempre e soprattutto in questo momento per programmare il riavvio della stagione turistica. Certezze che però a nostro avviso - aggiunge - possono diventare definitive solo con il completamento della legge 145 del 2018, che ha esteso i titoli concessori.

Un risultato da raggiungere nel più breve tempo possibile e con la collaborazione dei rappresentanti delle imprese: si apra dunque un tavolo di lavoro con l'obiettivo di mettere finalmente e definitivamente in sicurezza il comparto turistico balneare, che è uno dei volani più importanti del turismo italiano». «Nelle parole del ministro Garavaglia - dice Marco Maurelli, presidente Federbalneari Italia - c'è il pensiero esatto di tutte le associazioni balneari. L'estate è al sicuro. Le norme ci sono e sono appunto la legge 145/2018 che estende la durata delle concessioni al 2033 e poi il famoso decreto rilancio all'articolo 182». E spiega: «Per disapplicare una legge ne serve un'altra, almeno in Italia. Non c'è maggior certezza di questa. Che lo stato debba fare un'interpretazione autentica che armonizzi tutto per i Comuni più »incerti« ci può stare ma noi la riteniamo una cosa assolutamente superflua».

E precisa: «La legge è chiara: 13 anni di estensione e noi puntiamo tutto sul tavolo del riordino con le categorie dal 1 gennaio 2034. Ci servono le regole, certezza d'impresa. Noi chiediamo proprio l'abrogazione di questa proroga tecnica di un anno che è stata fatta in giro per l'Italia e non si è capito perché, non è prevista da nessuna legge dello Stato italiano. Ci deve essere, come ha detto il ministro, chiarezza di intenti sulla 145 e sulla norma pandemica che interrompe i procedimenti avviati dai comuni per dare certezza d'impresa. Altrimenti l'estate non partirebbe e il turismo non se lo può permettere». Più preoccupata per il mancato inserimento delle concessioni balneari nel dl Proroghe Cna Balneari. «È urgente la conferma della estensione delle attuali concessioni al 2033, avviare la riforma del demanio marittimo e concludere positivamente una querelle aperta con l'Ue da oltre 10 anni che tiene nell'incertezza oltre 30 mila imprese tra stabilimenti balneari, alberghi con spiagge e attività commerciali operanti sul demanio».

Smart working

Niente obbligo di far lavorare in smart working un dipendente pubblico su due, né durante l'emergenza né con l'adozione dei Pola, i piani organizzativi per il lavoro agile: secondo la bozza in entrata in Cdm del decreto proroghe, infatti, lo smart working si potrà proseguire in deroga fino alla definizione delle nuove regole con il contratto nazionale e comunque non oltre la fine dell'anno, ma non ci sarà il vincolo del 50%. Salta anche il limite del 60% indicato nei Pola, mentre scende dal 30% al 15% la soglia minima in caso di mancata adozione dei Piani organizzativi. 

Nel dettaglio la norma in entrata conferma lo smart working semplificato anche nel pubblico impiego fino a massimo il 31 dicembre 2021, mentre per i comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico la scadenza viene legata a quella dello stato di emergenza. La misura però non si limita a intervenire sulle regole straordinarie applicate durante la pandemia ma anche sul nuovo sistema organizzativo a regime, quello dei Pola appunto, introdotto lo scorso anno: per le attività che si possono condurre con modalità agili le norme sui Pola prevedevano che i dipendenti si potessero avvalere dello smart working «almeno per il 60%» nell'ambito dei piani organizzativi e per minimo «il 30%» in caso di mancata adozione dei Pola. Ora la percentuale del 60% sparisce e il minimo passa dal 30% al 15%.

Esame della patente

Ci sarà più tempo per dare l'esame di teoria per la patente: la bozza del decreto Proroghe sposta ancora, infatti, il termine entro cui sostenere la «prova di controllo delle cognizioni» che, nella norma andrebbe sostenuto entro 6 mesi dalla domanda. Si prevede invece che per le domande presentate nel 2020 il quiz si possa sostenere per tutto il 2021, mentre per quelle presentate dal 1 gennaio e fino alla fine dello stato di emergenza si avrà un anno di tempo a partire dalla data di presentazione delle istanze. Per quanto riguarda la carta d'identità e gli altri documenti di riconoscimento scaduti a partire dal 31 gennaio 2020, la validità è prorogata fino al 30 settembre 2021.

Giovedì 29 Aprile 2021, 17:03 - Ultimo aggiornamento: 20:17
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