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Elezioni comunali, chi vincerà? Il centrodestra (che guida 18 città) ha molto da perdere, ma per Pd e M5S voto cruciale

Elezioni comunali test politico: il centrodestra (che guida 18 città) ha molto ha perdere, ma per Pd e M5S voto cruciale
di Andrea Bulleri
3 Minuti di Lettura
Sabato 11 Giugno 2022, 12:02 - Ultimo aggiornamento: 12 Giugno, 17:32

Per decretare vincitori e vinti bisognerà aspettare almeno fino a lunedì, quando prenderà il via lo spoglio in quasi mille comuni italiani. Ma alla vigilia del voto per le elezioni amministrative, all’interno dei partiti e degli schieramenti in campo corre il lavorìo per fissare le asticelle che stabiliranno il successo o la sconfitta. Già, perché con quasi 9 milioni di elettori chiamati alle urne, in gioco non c’è solo la conquista di 26 capoluoghi di provincia di cui 4 di Regione (Genova, L'Aquila, Palermo e Catanzaro). No, la tornata di domenica sarà a tutti gli effetti un test politico nazionale. E la domanda che si rincorre dentro e fuori dai palazzi è una sola: riusciranno le due coalizioni avversarie a superare indenni la prova?

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Centrodestra unito

La risposta non è scontata. Non lo è per il centrodestra, che si presenta unito in 21 grandi città su 26 (diviso invece a Messina, Catanzaro, Parma, Verona e Viterbo). Il fronte comune Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia parte in netto vantaggio, dunque è quello che dal voto ha più da perdere. Perché la destra governa in 18 comuni su 26, e lasciarne per strada anche solo qualcuno (ad esempio Verona, sfida ritenuta difficile per la sinistra ma tornata contendibile grazie alla divisione del fronte moderato) potrebbe voler dire mostrare evidenti segni di débacle. Non un bel biglietto da visita, insomma, verso le politiche 2023, in cui il centrodestra correrà per vincere.

Matteo Salvini, partita tripla

Per Matteo Salvini poi, la partita è doppia, se non tripla. Per poter dire di aver vinto dovrà far vedere che il vero centro di gravità permanente della destra al nord è ancora il Carroccio, sempre più insidiato nei sondaggi – e a livello nazionale superato – da Fratelli d’Italia. Infine il Capitano dovrà fare i conti con i risultati in termini di partecipazione ai referendum sulla giustizia, promossi proprio dalla Lega.

 

Gioca in rimonta il campo progressista voluto da Enrico Letta e Giuseppe Conte: Pd e Movimento 5 stelle hanno meno da perdere, ma forse più da dimostrare rispetto agli oppositori. Il segretario dem è stato esplicito sugli obiettivi del centrosinistra: superare la batosta del 6 a 26 del 2017. «Cinque anni fa perdemmo 20 su 26 delle città capoluogo che votano questa volta. Ne conquistammo solo sei, perché eravamo soli - ha spiegato Letta - Io ho fatto una scelta esattamente opposta: coalizione e campo largo. Conto che riusciremo ad arrivare a un buon risultato, a dimostrare che uniti si riesce a essere convincenti». È chiaro quindi che il Pd, oltre a strappare qualche sindaco in più dell’altra volta (si guarda a Parma, ad esempio), punta a convincere gli scettici sul fatto che l’alleanza coi pentastellati – insieme in 18 centri su 26, separati a Cuneo, Lucca, Como e Piacenza – funziona, ed è determinante per il successo. Con un duplice obiettivo: arrivare primi nel voto di lista a livello nazionale, superando i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. 

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Sfida nella sfida: quella di Giuseppe Conte. Che per continuare a tenere le redini dei Cinque stelle e rinsaldare la sua leadership (già incrinata dalla possibile pronuncia a giorni del tribunale di Napoli sul ricorso di alcuni ex attivisti contro la sua nomina) deve dimostrare che il M5s, crollato secondo i sondaggi nelle intenzioni di voto, è vivo e lotta insieme al Pd.

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