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FdI, gelo sull’autonomia: «Niente fughe in avanti». Nel centrodestra dissapori sulla riforma

Il meloniano Lollobrigida invita alla calma: «No a pezze a colori, peggiorano il testo»

FdI, gelo sull autonomia: «Niente fughe in avanti». Nel centrodestra dissapori sulla riforma
di Francesco Malfetano
4 Minuti di Lettura
Martedì 2 Agosto 2022, 00:38 - Ultimo aggiornamento: 01:34

Non è tutto oro ciò che luccica. Dietro al «clima unitario» raccontato dalla nota degli sherpa del centrodestra seduti ieri al «tavolo permanente sul programma», va infatti consumandosi un primo inevitabile braccio di ferro. Ad allontanare Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia stavolta sono soprattutto le riforme costituzionali, ovvero il presidenzialismo caro ad FdI e l’autonomia differenziata spinta dal Carroccio. Tant’è che se Giorgia Meloni (al tavolo rappresentata da Raffaele Fitto e Giovambattista Fazzolari) per ora si limita a storcere il naso sulle promesse salviniane di un’immediata attuazione sia di Quota 41 che della Flat tax al 15%, fa subito capire di non essere però disposta ad accettare condizionamenti da campagna elettorale rispetto alle modifiche da apportare alla Carta. 

E infatti avrebbe preferito evitare le fughe in avanti che Matteo Salvini ha puntualmente compiuto ieri, prima dando l’autonomia come un passaggio obbligato nel suo tour nel Nord del Paese e poi spedendo al tavolo tenuto nel pomeriggio Armando Siri con un «programma alla virgola» scritto da Luca Zaia e Attilio Fontana. «Per troppi anni Pd e M5S ce l’hanno tirata per le lunghe, metterò nelle mani di Berlusconi e Meloni» l’autonomia ha detto in Veneto, a Chioggia, «e sono sicuro che le loro firme arriveranno, perché autonomia significa efficienza e sviluppo». 

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GLI OBIETTIVI

Dichiarazioni che cozzano con la freddezza che da sempre la proposta ha scatenato in FdI, portando già ad uno scontro molto duro tra Meloni e Zaia nel 2018 e nel 2020. La leader non si fida dei leghisti e teme che avallandola finirebbe con lo smembrare proprio quell’unità nazionale che invece vorrebbe rinsaldare attraverso il presidenzialismo. L’elezione diretta del Capo dello Stato infatti è considerata un obiettivo identitario e irrinunciabile. «La madre di tutte le riforme», da portare già nel primo Consiglio dei ministri di un eventuale governo a guida FdI. Un punto su cui però, al netto delle dichiarazioni al miele, la Lega in Parlamento si è a suo tempo sfilata, facendo mancare i propri voti alla proposta di legge presentata proprio dalla leader FdI alla Camera. 

 

Inevitabile quindi che le fughe in avanti leghiste abbiano scatenato in Fratelli d’Italia una reazione a dir poco fredda. «La Costituzione va riformata in senso organico e non con toppe a colori come ha fatto la sinistra, spesso peggiorandone il testo e l’impianto», ha chiosato ieri il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida. «Salvini, come noi e dopo un lungo percorso della Lega iniziato da posizioni differenti, ha già da tempo sposato il presidenzialismo come garanzia della sovranità popolare e di efficienza dello Stato. Identico processo che abbiamo fatto noi sull’autonomia, inteso come percorso parallelo con le stesse finalità». 
Non solo, il luogotenente meloniano non vuole neanche sentir parlare di un possibile scambio “presidenzialismo per autonomia” di cui si è parlato come punto di convergenza. Tradotto: se fino al 2020 la questione dello scambio tra le due riforme è stata sul tavolo perché FdI era subalterna alla Lega, ora le cose vanno differentemente e si può ragionare solo soppesando ogni passo.

LO SCAMBIO

Una musica diversa che subito la Lega ha colto, smentendo ogni tentativo di do ut des. «Non siamo al mercato. Sono assolutamente d’accordo su una riforma presidenziale ma non ci sono scambi», ha messo le mani avanti lo stesso Salvini. Salvo poi chiamare a raccolta le truppe per rendere palese che l’obiettivo è troppo importante per i leghisti. E così prima arriva l’assenso di Antonio De Poli, dell’Udc: «Su certi temi prioritari siamo pronti a fare gioco di squadra nel centrodestra. Nello specifico, siamo pronti a firmare un Patto sull’autonomia che rientra nelle battaglie politiche portate avanti in questi anni».

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