Sanitopoli umbra, Marini si dimette: «Io, costretta a lasciare perché sono donna»

Mercoledì 17 Aprile 2019 di Simone Canettieri

«Mi sono dimessa da presidente della Regione Umbria per tutelare le istituzioni e per difendermi. Ma il Pd non può essere così giustizialista per inseguire il M5S: siamo ancora alla fase delle indagini, non si è celebrato nemmeno il processo. Ecco, alla fine non vorrei essere l'Ignazio Marino di Zingaretti. E comunque ho un dubbio».

Quale Catiuscia Marini?
«Se fossi stato un presidente uomo il mio partito si sarebbe comportato alla stessa maniera? Ho letto brutte dichiarazioni e ho notato atteggiamenti che non mi sono piaciuti».

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Come ha maturato la decisione di dimettersi?
«Dopo un confronto con la giunta, la maggioranza e il mio avvocato ho deciso di lasciare per essere libera di difendere la mia onorabilità. Rimanere in carica non me lo avrebbero permesso in pieno. E poi, con questo clima, se fossi rimasta a capo della Regione la gogna sarebbe stata continua. Questa scelta, invece, mi permette di affrontare a testa alta l'indagine: non mi voglio vergognare ad andare in giro per la mia regione, per le città. Chi mi conosce lo sa: non sono attaccata alla poltrona e la mia storia lo testimonia».
 

 

L'inchiesta sulla sanità umbra che la vede coinvolta - e che ha portato agli arresti domiciliari di un suo assessore, del segretario del Pd e di due dirigenti dell'Asl - offre però uno squarcio inquietante.
«Per quanto mi riguarda sono tranquilla. Non ho mai parlato con nessuno del mio decreto per le assunzioni».

Le ha fatto effetto rileggere la sua intercettazione, premesso che tutti noi al telefono spesso parliamo in libertà e a volte fuori registro?
«A dire il vero, vorrei capire bene i contorni dell'inchiesta. Sono tranquilla, lo dico sul serio, voglio solo che emerga tutta la verità. Ecco perché ho deciso di fare un passo indietro».

Ma si è sentita scaricata dal Pd?
«No, questo no. Di sicuro non volevo essere un ingombro, ho grande rispetto per la comunità democratica e per i candidati sindaco delle prossime amministrative. La mia permanenza, forse, avrebbe potuto danneggiarli».

Ha subito pressioni per dimettersi?
«Per la modalità mediatica con la quale è stata raccontata questa storia e per certe dichiarazioni che ho visto voglio ribadire la mia idea: il Pd non può essere giustizialista, i processi non si fanno così».

Ma ce l'ha con il segretario Zingaretti?
«Ci siamo sentiti al telefono, ci conosciamo da trent'anni, ma se fossi stata un uomo si sarebbe comportato così? Sono molto perplessa».

Perché dice che il Pd insegue i grillini sul giustizialismo?
«Ho letto le dichiarazioni di Paola De Micheli, braccio destro del segretario, che si vanta di non aver mai chiesto le dimissioni di Virginia Raggi a Roma. Ma come si fa? Che politica è questa? Non vorrei che il Pd perdesse la bussola riformista che l'ha contraddistinto finora. Detto questo, rivendico di aver preso la decisione in autonomia. Ma c'è un clima che non mi piace».

La settimana scorsa l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino è stato assolto per la vicenda degli scontrini che gli costò la sfiducia del Pd dal notaio. Lei si è fermata prima per non fare la stessa fine?
«Diciamo che spero di non essere il Marino di Zingaretti. Un amministratore pubblico, come me, parla con tante persone, sta in mezzo alla società, non si può usare questo approccio così giustizialista, insisto. In venti anni non ho mai avuto un provvedimento giudiziario a mio carico, ho una storia specchiata».

Oggi intanto Salvini sarà a Perugia. La Regione è persa?
«Mi auguro di no, abbiamo le risorse umane e politiche per reagire».

Rimarrà nel Pd?
«Certo, la mia è stata una decisione politica anche per non inficiare le Europee. Almeno nessuno potrà dire nulla...».

Zingaretti l'ha ringraziata?
«E' stato molto carino, diciamo che si è sentito sollevato».

Ha sentito Matteo Renzi?
«Sì, mi ha mandato un messaggio che ho molto apprezzato».

Cosa c'era scritto?
«Lo tengo per me».
 

Ultimo aggiornamento: 07:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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