Catasto, strappo Lega. Draghi: «Salvini spieghi». Il leghista: «Cambi metodo»

Il presidente del Consiglio: le assenze gesto serio, nessuno pagherà più tasse

Catasto, strappo Lega. Draghi: «Salvini spieghi». Il leghista: «Cambi metodo»
di Luca Cifoni e Alberto Gentili
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 00:20 - Ultimo aggiornamento: 12:55

La Lega strappa sul fisco. Nel giorno in cui Mario Draghi convoca la cabina di regia e a seguire il Consiglio dei ministri per approvare la delega fiscale, Matteo Salvini ritira la delegazione del Carroccio dal vertice di maggioranza e poi chiede ai suoi ministri di disertare la riunione del governo. Ma il premier non si ferma e, nonostante la diserzione della Lega all’indomani dalla batosta elettorale subita nelle grandi città, il Consiglio dei ministri dà il via libera alla delega fiscale.


Il capitolo più scottante, anche dal punto di vista dei rapporti con il Carroccio, è quello relativo al catasto: il premier e il ministro dell’Economia hanno cercato di dare le più ampie assicurazioni sul fatto che la riforma non si tradurrà in un aggravio di imposta. In realtà l’articolo della delega dedicato a questo tema si compone di due parti: la strategia per il contrasto al sommerso (immobili non censiti o censiti in modo non conforme alla realtà o ancora abusivi, terreni edificabili accatastati come agricoli) e poi il potenziamento dell’attuale catasto. Alle attuali rendite catastali si aggiungeranno il valore patrimoniale e una rendita attualizzata in linea con i valori di mercato, indicatori che poi nel tempo potranno essere aggiornati.

Ma la delega - come hanno sottolineato Draghi e Franco - prevede esplicitamente che questi indicatori non siano usati per il calcolo dei tributi, dall’Imu a tutti gli altri, che quindi continueranno ad essere determinati in base alle rendite attuali. È stato precisato che i nuovi parametri non si applicheranno nemmeno per altre finalità, come il calcolo dell’Isee (nel quale rientra anche l’abitazione principale) decisivo per l’accesso ad una serie di prestazioni sociali.


Lo scontro esplode poco dopo pranzo, quando Draghi convoca a Palazzo Chigi i rappresentanti della maggioranza. Il ministro leghista al Turismo, Massimo Garavaglia, in assenza di Giancarlo Giorgetti, è lì per rappresentare la Lega. E chiede più tempo: «Dobbiamo analizzare i contenuti della delega». I passi successivi, in una sorta di escalation: Garavaglia abbandona la riunione della cabina di regia e assieme a Erika Stefani diserta il Consiglio dei ministri. Draghi non si lascia impressionare. La delega fiscale è uno dei tasselli del Pnrr e non può fermarsi. Così il premier celebra la riunione di governo che, in meno di un’ora, dà il via libera alla riforma. Andrea Orlando, capodelegazione del Pd, non fa però passare sottotraccia lo strappo di Salvini e pone il problema dell’assenza dei ministri leghisti: «Inaccettabile».


Poco dopo è Draghi in persona ad affrontare la questione in conferenza stampa. L’approccio del premier è gelido, severo e allo stesso tempo pragmatico, senza drammatizzazioni: «La non presenza dei ministri della Lega ce la spiegherà Salvini. Ma gli scambi che sono avvenuti nei giorni scorsi avevano dato informazioni sufficienti a valutare i contenuti della legge delega che è una scatola, una scatola che si ispira a certi principi che ritengo siano condivisi ampiamente dalla Lega». Insomma, ci sarà tempo e modo per concordare ogni dettaglio della delega fiscale e della riforma del catasto. Segue promessa: «L’impegno del governo è che nessuno pagherà di più o di meno».

Poi, scendendo sul piano politico, Draghi torna sullo strappo leghista: «Siamo di fronte certamente a un gesto serio. Questa è una maggioranza completamente diversa, ci sono evidentemente delle diversità di vedute. L’azione di governo non è però stata interrotta, è andata avanti». Ed è questo ciò che conta per Draghi: non farsi fermare dalle schermaglie politiche, tantomeno quelle di un leader uscito ridimensionato dalle elezioni comunali e dunque a caccia di un pretesto.


La replica di Salvini arriva a stretto giro, in una conferenza stampa convocata d’urgenza. Per prima cosa il leader leghista esclude una crisi: «Nessuno strappo o crisi. Chi vuole spingerci fuori dal governo è fuori tema, chiediamo semplicemente chiarezza. L’Imu non deve aumentare. Io mi fido di Draghi, però fra un anno non c’è più Draghi ma qualcuno che tassa anche l’aria e agli atti rimane una delega in bianco». In più Salvini solleva «una questione di metodo», smentendo il premier: «Non voto la delega fiscale perché non contiene quello che era negli accordi. I ministri della Lega non possono averla in mano alle 13.30 per una riunione alle 14. Non è l’oroscopo. C’è qualcosa da cambiare nella modalità operativa».

La condanna di Pd e M5S

Enrico Letta, negli stessi minuti in cui Salvini lancia le sue bordate, convoca i ministri dem al Nazareno. Al termine mette a verbale: «La riforma fiscale è una parte fondamentale del programma di governo. È grave, gravissimo, lo strappo della Lega e francamente incomprensibile. Non si può stare, allo stesso tempo, dentro e fuori dal governo. Chiediamo a Draghi di andare avanti».

Dura anche la reazione del leader M5S, Giuseppe Conte: «Ciò che ha fatto la Lega è incomprensibile e grave. Salvini deve dire cosa vuole fare da grande». Forza Italia, con il ministro Renato Brunetta, preferisce invece rivendicare il successo di aver «neutralizzato» ogni ricaduta fiscale: «Ha ragione Draghi, nella delega c’è soltanto un’operazione di trasparenza, di informazione e di riforma del catasto. Una revisione che durerà fino al 2026 e che non cambierà l’imposizione fiscale su case e terreni. Con noi al governo la casa degli italiani non si tocca, né ora né mai». 
 

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