«Più cassa Covid e fondi per sostenere il turismo», Garavaglia: il Governo sta varando aiuti consistenti

«In questa fase la Cig non può essere a carico delle imprese, serve realismo»

Garavaglia: «Più cassa Covid e fondi per sostenere il turismo»
di Francesco Bisozzi
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 00:11 - Ultimo aggiornamento: 11:58

Da luglio, tra sostegni vari e Pnrr, il turismo ha già ottenuto 10 miliardi di euro. Con i nuovi aiuti in arrivo questa settimana, l’asticella potrebbe salire a quota 12 miliardi circa (si parla di una nuova dote fino a 2 miliardi). Così il ministro Massimo Garavaglia: «Servono interventi specifici, per esempio per quanto riguarda la cassa integrazione, e mirati per le singole categorie». Roma, via di Villa Ada, al secondo piano del ministero del Turismo. Garavaglia, da un anno alla guida del dicastero chiamato a rilanciare un settore che prima della pandemia valeva 13 punti di Pil, ci accoglie nel suo ufficio con in mano un libro di fotografie sulle motociclette d’epoca. E ingrana: «Per rimettere definitivamente in pista il turismo e farlo tornare a correre come queste moto qui sono necessari sostegni adeguati, ma non solo». 

A quanto ammontano i nuovi sostegni in arrivo per il settore allargato? 
«Il dado sarà tratto nel Consiglio dei ministri di giovedì. Io posso dire che, come ministero del Turismo, abbiamo chiesto una serie di interventi a sostegno delle categorie. Vanno dalla proroga della cassa integrazione (e dalla sua retroattività dal primo gennaio) all’esenzione Imu, dalle agevolazioni per gli affitti delle strutture alberghiere alle agenzie di viaggio. Mi auguro che gli aiuti corrispondano a una cifra consistente».
Federalberghi è sul piede di guerra: senza Cig verrebbero colpiti 500mila lavoratori. Come risponde? 
«Federalberghi ha antenne sensibilissime sul territorio e segnala una situazione di crisi che il governo conosce bene. Per avere le risposte precise, bisogna aspettare altre 24 ore». 
Per chi rientrerà dalla cassa integrazione in futuro è prevista una decontribuzione?
«Rientra fra le nostre richieste. Dirò di più. È prevista la riforma della cassa integrazione. Con un particolare. La cig ordinaria prevede che una quota sia a carico dell’imprenditore. E qui arrivano i problemi. Se un albergatore delle città d’arte non ha clienti perché non arrivano americani, russi o cinesi, come fa a pagare la sua quota di cassa ordinaria? Occorre del sano realismo». 
È al timone del ministero per il Turismo da ormai quasi un anno. Cosa è stato fatto finora e cosa rimane ancora da fare? 
«In realtà siamo operativi a tutti gli effetti da luglio. Nei mesi precedenti il ministero esisteva solo sulla carta. Con i due primi decreti Sostegni abbiamo sbloccato 7 miliardi di interventi per il settore. Per fiere, montagna, agenzie di viaggio, alberghi. Solo a dicembre gli uffici hanno fatto bonifici, utilizzando fino all’ultimo euro a disposizione, per 1,7 miliardi. Si guardi intorno: questo ministero ora ha una sede, personale, budget». 
Che fine ha fatto il tesoretto del bonus vacanze che ha lasciato circa 300 milioni di euro di risorse non spese? 
«Una parte è tornata al ministero. Ma visto l’impatto negativo della nuova variante Covid chiediamo che venga aumentata per dare sostegno alle categorie che maggiormente stanno soffrendo la crisi». 


Lei ha detto che serve maggiore serenità per favorire una ripartenza più rapida del turismo. È una critica rivolta a qualche collega di governo? 
«No. Se devo dire una cosa, la dico in modo diretto. Quando ho fatto riferimento alla serenità parlavo di mie esperienze. È da inizio dicembre, quando sono tornato da Madrid dall’assemblea dell’Organizzazione mondiale del turismo, che ripeto che in Italia si vive il Covid in modo ansioso, un po’ esasperato. Ed una sensazione assai diffusa, soprattutto tra i miei colleghi europei. Pure nelle altre mie visite all’estero - Londra, Parigi, Dubai - ho notato la differenza. Per queste ragioni ero favorevole a un bollettino settimanale e non quotidiano e a rivedere le modalità di raccolta dei dati». 
In che misura i corridoi turistici possono rappresentare una svolta in questa fase?
«La svolta vera l’avremo quando questo clima di terrore si sarà allentato. Comunque, per entrare nel merito della sua domanda, l’apertura di nuovi corridoi turistici può aumentare il grado di libertà degli italiani e ricreare gradualmente le condizioni di mercato: indispensabili per un settore come il turismo. Pensi che su 36mila italiani andati in vacanza all’estero solo 204 sono tornati con il virus: un’incidenza inferiore a quella di chi è rimasto in Italia». 
Se i contagi continueranno ad aumentare serviranno nuovi interventi? 
«Nel 2021 c’è stato uno scostamento di 100 miliardi. Mi auguro che non saranno necessari: vorrebbe dire che il mercato è tornato al suo posto e che abbiamo imparato a convivere con il virus. Di certo, se il mercato dovesse rimanere stagnante dovranno essere introdotti nuovi interventi».
Quando si vedranno gli effetti del Pnrr? 
«Finora abbiamo centrato tutti gli obiettivi. Grazie al Recovery il governo punta a cambiare il volto del turismo nazionale. Rendendolo più adeguato alla domanda. Un’opportunità che non capita tutti i giorni». 
 

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