Siri, Conte tira dritto. La Lega: «Non è più arbitro». Di Maio: «Probabile conta in Cdm»

Siri, Conte tira dritto. La Lega: «Non è più arbitro»
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Lunedì 6 Maggio 2019, 11:14 - Ultimo aggiornamento: 7 Maggio, 10:47

Un passo indietro di Armando Siri, una decisione personale per evitare una clamorosa spaccatura del Consiglio dei ministri sul suo nome. È la novità che potrebbe arrivare prima che, alle 10 di mercoledì, il premier e i suoi ministri si riuniscano a Palazzo Chigi. Giuseppe Conte, così come il M5s, lo auspica. Matteo Salvini tiene fermo il no alle dimissioni: non cambia idea. Ma il sottosegretario leghista, che a breve sarà ascoltato in procura a Roma e intanto si ritrova coinvolto anche in un'inchiesta a Milano sull'acquisto di una casa, potrebbe decidere in extremis. In ogni caso, la strada è tracciata: senza il passo indietro, il presidente del Consiglio proporrà al Cdm il decreto di revoca del sottosegretario.

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Il caso Siri «si poteva risolvere molto prima con le dimissioni invece di portare il governo in questa baraonda. Se non si dimette prima andremo in Cdm, probabilmente si voterà, il M5S ha la maggioranza, e voteremo per la decadenza. Poi dal giorno dopo non saremo noi a chiedere una crisi di governo» dice il vicepremier Luigi Di Maio in serata a un comizio a sostegno del candidato sindaco M5S per Monterotondo Alberto Pagliuca.

Nella vicenda Siri, osserva il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, Conte si è «sbilanciato» dalla parte del M5s e dunque non è più «arbitro» tra i due alleati di governo. Sarà «un problema ricucire» i rapporti con il Movimento dopo le europee, perché gli attacchi personali hanno logorato l'alleanza. Di più. Dalle fila leghiste c'è chi sostiene che ormai ci sia ben poco da ricucire: si è rotta l'intesa tra Di Maio e Salvini e dopo le europee, a seconda del risultato (soprattutto se la distanza dal M5s sarà di almeno 10 punti), si valuterà come procedere. Ma i Cinque stelle ostentano tranquillità: dopo si gioca un'altra partita e rompere per i leghisti non sarà così facile. Intanto, fanno notare, un sondaggio Swg per la7 li dà in risalita di un punto percentuale, mentre la Lega ne perde uno (22,7% contro 30,7%).

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Come a dire, la strategia tutta d'attacco paga. Il premier Conte si mostra sereno: sulla vicenda Siri è convinto di aver usato un metro di giudizio limpido e lineare, da «presidente del Consiglio di garanzia, ma non arbitro». Ecco perché se non arriveranno le dimissioni, firmerà il decreto di revoca. Senza scossoni, scommettono dal M5s, nel governo. Anche perché, afferma Luigi Di Maio, Salvini dovrebbe assumersi la responsabilità di far saltare tutto per un sottosegretario. «Mercoledì vado in Cdm assolutamente tranquillo», afferma Salvini, smentendo defezioni leghiste. Il ministro dell'Interno potrebbe portare sul tavolo del Consiglio il suo secondo decreto su sicurezza e immigrazione, che in ogni caso vorrebbe varare prima delle elezioni. Tornerà in pressing anche per il via libera alle intese sull'Autonomia (ma Conte vedrà il ministro Erika Stefani solo mercoledì sera). E non esclude altre iniziative, sui temi concreti. Per dare la misura di una Lega impegnata sulle cose da fare e «non sulle polemiche».

Quanto a Siri, sul sottosegretario piomba una nuova tegola: la procura di Milano apre un'inchiesta, al momento senza ipotesi di reato né indagati, sul caso - svelato da Report - dell'acquisto di una palazzina a Bresso, nel milanese, attraverso un mutuo di 585mila euro acceso con una banca di San Marino. «Se gli contestano di avere un mutuo, è un reato che stanno compiendo alcuni milioni di italiani», ironizza Salvini. Che tiene una ferma linea garantista («Possono aprire tutte le inchieste che vogliono») e si proclama contro le dimissioni del sottosegretario. Ma Siri potrebbe, ammette Romeo, fare un passo indietro spontaneo, una scelta personale. Soprattutto se prima di mercoledì mattina sarà ascoltato dalla procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta che lo vede indagato per corruzione. Prima di mercoledì «ci saranno novità», dice Giancarlo Giorgetti, nel denunciare un «clima persecutorio». Se così non sarà, arriverà la revoca in Cdm. Senza un voto (e la messa a verbale della spaccatura dei ministri), perché il voto formalmente non serve. Il M5s intanto continua a incalzare. Senza farsi frenare dall'invito di Salvini a «tapparsi la bocca». E quando il vicepremier leghista dalla Campania afferma la presenza dello Stato ovunque vi sia «puzza di mafia e camorra», la risposta di fonti pentastellate è durissima: «Basta la puzza, il sospetto. È proprio ciò che ci ha spinto a chiedere le dimissioni di Siri, coinvolto in una indagine per corruzione dove ci sono link con la mafia».

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Sul fatto che Salvini sembra voler aprire una crisi di governo dopo le Europee, come sostenuto da molti osservatori, Di Maio afferma: «Non abbiamo mai parlato di crisi di governo, per noi bisogna continuare per cambiare questo Paese». Nei confronti di Salvini non c'è «nessuna strategia. Semplicemente il tema Siri riguarda la corruzione e addirittura si parla di mafia. Su questa roba non possiamo transigere».

Quando Salvini, da Salerno, parla della sparatoria di Napoli e dice che «per le mafie non c'è presente e futuro. Dove c'è puzza di mafia e camorra lo Stato c'è», M5S coglie la palla al balzo: «Siamo d'accordo» con Salvini, «lo diciamo da sempre noi che dove c'è puzza di mafia e camorra lo Stato e dunque anche la politica devono intervenire, soprattutto preventivamente. Basta la puzza, il sospetto. Si deve fare a Napoli così come in politica ed è ciò che ci ha spinto a chiedere le dimissioni di Siri, coinvolto in una indagine per corruzione dove ci sono link con la mafia. Quindi prendiamo le parole di Salvini come un via libera alle dimissioni del sottosegretario». 

«Vado in Consiglio dei ministri assolutamente tranquillo», dice tuttavia Salvini ai cronisti che gli chiedono della possibile conta in Cdm . «Sto aggiornando l'agenda su immigrazione e mafia, di questo mi occupo. Dopo mercoledì vengono giovedì, venerdì e sabato e per me non è un problema, continuo a ritenere che in un Paese civile i processi si fanno in tribunale e se uno è colpevole si viene condannati da un giudice, non da un giornale». 

«Siamo di più, però mi auguro che su questo si possa avere la compattezza che abbiamo sempre avuto», interviene il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nel corso di un'intervista andata in onda a Rtv 38. «La questione è chiara - aggiunge il ministro M5S - e non c'è colpevolizzazione da parte di nessuno». E se Salvini «ha detto che non abbandona le persone in corsa, io dico che Siri andrà a fare il senatore, non si ritrova in mezzo a una strada». Secondo il ministro della Giustizia, «il comportamento del M5s resta leale ma determinato, anche perché abbiamo sempre parlato di onestà e legalità come opportunità della politica di lanciare un messaggio netto ai cittadini».

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