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Salvini ci riprova: sì alla riapertura delle case chiuse

Salvini: case chiuse, sì alla riapertura. Ma M5S non è d'accordo
4 Minuti di Lettura
Giovedì 28 Febbraio 2019, 16:14 - Ultimo aggiornamento: 19:34

Sì alla riapertura delle case chiuse. A rilanciare la proposta è il ministro dell'Interno Matteo Salvini a margine della cerimonia di consegna di Costa Venezia, a Monfalcone, rispondendo a una domanda specifica.

«Ero e continuo ad essere favorevole alla riapertura delle case chiuse», ha detto il vice premier, tornando a riproporre la modifica della legge Merlin, come aveva già fatto a gennaio dell'anno scorso, attirandosi le critiche di cattolici, e ad agosto 2017, quando promise sui social che se fosse andato al governo le avrebbe riaperte. Ma è lo stesso ministro dell'Interno a sapere che, anche con il governo gialloverde, il suo resterà soltanto un auspicio. Tanto che ai giornalisti precisa: «Non aggiungiamo problema a problema, chiudiamo prima quelli aperti prima di riaprire le case chiuse».

Resterà dunque probabilmente solo una proposta di legge quella presentata il 12 febbraio scorso al Senato a firma di Gianfranco Rufa, con la quale si prevede la riapertura delle case chiuse e una riforma della normativa sulla prostituzione. La modifica della Merlin, dice infatti Salvini, «non c'è nel contratto di governo, perché i cinquestelle non la pensano così. Però io continuo a ritenere che togliere alle mafie, alle strade e al degrado questo business, anche dal punto di vista sanitario», sia la strada giusta e «che il modello austriaco sia quello più efficiente».

Già l'ano scorso, quando il capo del Viminale non era ancora al governo con M5S, il ministro aveva espresso lo stesso concettto sui social. Il 15 gennaio del 2018 postò su Facebook e Twitter un articolo in cui la moglie di un pensionato aveva fatto scoprire un giro di prostituzione cinese a San Donato Milanese e commentò: «Regolamentare e tassare la prostituzione come nei Paesi civili, riaprendo le case chiuse. Ne sono sempre più convinto». 

Il giorno dopo spiegò in radio la sua visione del problema. «Prostituirsi è una scelta - disse - E nel mondo sviluppato non si fa finta di niente. Oggi in Italia questo mercato lo gestisce la criminalità. E riguarda 80 mila persone. In Austria, Svizzera, Germania si mettono le regole, si danno garanzie. È un lavoro come un altro che si fa per scelta ed è sanitariamente tutelato e tassato». 

Parole che, allora ed ora, trovano l'opposizione della fondatrice della onlus Comitato per i diritti civili delle prostitute Pia Covre. «Le case chiuse di Salvini sono un sistema di distrazione di massa. Forse è più facile parlare di questo piuttosto che della difficile situazione economica». Critiche anche dal Pd. «Riaprire le case di prostituzione - sostiene la presidente della Commissione d'inchiesta sul femminicidio Valeria Valente - non è dare più libertà e più protezione come dice Salvini. Credo che permettere allo Stato di guadagnare sul corpo delle donne sia lontanissimo dalla libertà: è sfruttamento e abuso. Giù le mani dalla legge Merlin!». 

Fa invece un passo avanti la possibilità di istituire un albo delle prostitute, proposto dal consigliere della Regione Veneto Antonio Guadagnini: la quinta commissione ha dato parere favorevole alla sua proposta di legge regionale che disciplina l'esercizio della prostituzione e che prevede, oltre all'albo, l'ergastolo per chi sfrutta la prostituzione minorile e il rispetto di stringenti norme sanitarie.


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