​Marta Cartabia eletta presidente della Corte Costituzionale: è la prima volta per una donna

Mercoledì 11 Dicembre 2019
​Marta Cartabia eletta presidente Corte Costituzionale: è la prima volta per una donna

A 63 anni dalla sua istituzione, la Corte costituzionale è per la prima volta guidata da una donna, Marta Cartabia, dal 2014 vice presidente della Consulta. La sua elezione all'unanimità da parte dei giudici costituzionali (solo lei ha votato scheda bianca) è una svolta storica, anche perché, con i suoi 56 anni, Cartabia entra di diritto tra i presidenti più giovani che la Consulta abbia mai avuto. Una svolta salutata con soddisfazione da tutto il mondo politico. Il tetto di cristallo «si è rotto» ha commentato la stessa neo-presidente - che dopo l'elezione è stata ricevuta dal Capo dello Stato - parlando di un «passo avanti» per le istituzioni e la democrazia e auspicando di poter avere un ruolo di «apripista» sul fronte delle pari opportunità per le donne, dove c'è ancora tanto da fare. Le magistrate costituiscono ormai la maggioranza delle toghe, sono il 53%, «ma non nelle giurisdizioni superiori e ai loro vertici», ha ricordato Cartabia, che ora si augura che l'Italia possa colmare il gap che la separa dal resto dell'Europa: «Speriamo di poter dire presto, come ha fatto l'altro ieri la neo presidente finlandese Sanna Marin che l'età e il sesso non contano».

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Quanto sia impervia però la strada da fare lo dimostrano i dati sulla violenza di cui sono vittime le donne: «un Paese dove calano verticalmente gli omicidi ma restano invariati i femminicidi ha un serio problema di civiltà oltre che di democrazia», ha sottolineato A rendere possibile un risultato che Cartabia non avrebbe potuto immaginare 10 anni fa («se me lo avessero detto allora mi sarei fatta una risata») il «passo indietro» compiuto dai suoi concorrenti, i vice presidenti Aldo Carosi e Mario Morelli, già confermati nel loro incarico. Il suo mandato sarà comunque breve, 9 mesi appena (scadrà il 13 settembre del 2020) e si annuncia nel segno della continuità con l'esperienza del suo predecessore Giorgio Lattanzi, che lascia una Corte «dinamica e armonica», come ha detto la stessa neo presidente nella tradizionale conferenza stampa dopo l'elezione. «Si è rotto un vetro di cristallo», così Cartabia ha commentato la sua elezione a presidente della Consulta, prima donna nella storia. «Ho l'onore di essere un'apripista», ha aggiunto.

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Tanti i temi affrontati. A cominciare dai tempi compressi di discussione della manovra economica su cui l'opposizione intende dare battaglia, anche sollevando un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta. «La legge di bilancio è una legge chiave per il funzionamento dello Stato: è impossibile che una democrazia non presupponga tempi adeguati di discussione», ha sottolineato la neo-presidente, chiarendo però che la Corte potrà intervenire solo in presenza di «violazioni così alte» da tradursi in uno «svuotamento dello status di parlamentare». Esplicita la preoccupazione per lo stato delle carceri, con 10mila detenuti in più rispetto alla capienza: «Il sovraffollamento è un problema gravissimo». «Occorre immediatamente» intervenire per alleggerire una situazione che «rasenta quel trattamento contrario al senso di umanità che la nostra Costituzione esclude categoricamente». Quanto alle critiche pesanti che hanno investito la Corte dopo la sentenza sui permessi premio ai mafiosi (definita da Matteo Salvini «disgustosa»), sono inaccettabili perché si sono «veicolate menzogne invece di aiutare a capire». Così come non può essere accettato il «vilipendio delle istituzioni». Nella pioggia di consensi per l'elezione di Cartabia - che avviene lo stesso giorno in cui al Csm viene eletta un'altra donna, e le consigliere diventano 6, quanto non sono mai state - spicca la preoccupazione del Gay center, che considera la scelta della giurista cattolica, ospite dei Meeting di Cl, «un rischio per i nostri diritti».
 

 
 

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