Costi del gas, Cdm spaccato sulla mini-patrimoniale

Brunetta fa saltare la proposta di Draghi sui redditi oltre i 75mila euro. Lega, Forza Italia e renziani si trovano ancora una volta dalla stessa parte

Costi del gas, Cdm spaccato sulla mini-patrimoniale
di Alberto Gentili
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Sabato 4 Dicembre 2021, 06:58 - Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 08:43

In dieci mesi di governo, Mario Draghi non aveva mai dovuto frenare il suo (ormai) proverbiale decisionismo. E’ successo ieri quando il premier, per venire incontro alle richieste di Cgil, Cisl e Uil a difesa delle «fasce più deboli», ha lanciato la proposta di un contributo di solidarietà per i redditi sopra i 75mila euro con cui sterilizzare l’aumento delle bollette di gas e luce.

Poi, però, di fronte al muro alzato da Forza Italia, Lega e Italia viva, Draghi ha mediato e scelto un’altra strada: i fondi per sforbiciare i rincari per le famiglie più in difficoltà arriveranno da avanzi di bilancio.
A palazzo Chigi non vogliono sentir parlare di frenata del premier: «Andando avanti nei contatti» con i soci di maggioranza «e i sindacati, il presidente ha valutato che non c’era convergenza sulla proposta e ha preferito percorrere un’altra strada, con il solito pragmatismo e spirito di mediazione, portando da 248 a 300 milioni i fondi per attenuare l’impatto del caro-bollette».


Ma andiamo con ordine. Tutto comincia di buon mattino quando, nella cabina di regia di maggioranza, Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco propongono il contributo di solidarietà: i 247 euro che i percettori di redditi sopra i 75mila euro avrebbero dovuto incassare il prossimo anno grazie alla riforma dell’Irpef, vengono girati (per un totale di 248 milioni) al taglio dei rincari delle bollette di luce e gas. Altra mossa di appeasement verso i sindacati: il taglio dei contributi una tantum, nel 2022, concentrato sui lavoratori sotto i 35mila euro e non più sotto i 47mila euro, come stabilito tra Franco e i partiti di maggioranza la settimana scorsa.

Renzi con il centrodestra


Forza Italia, Lega e Iv - di nuovo assieme come capita sempre più spesso e come potrebbe accadere per il Quirinale - masticano amaro sul contributo di solidarietà, ma non alzano barricate. Tant’è, che conclusa la cabina di regia, Draghi chiama i leader sindacali per annunciare la buona novella. La protesta di mezza maggioranza però monta: «Non va penalizzato il ceto medio già messo a dura prova dalla crisi economica conseguente la pandemia», dicono forzisti, leghisti e renziani che parlano di «patrimoniale». Anche il Pd - mentre tra i 5Stelle montano le perplessità - si fa sentire, ma per chiedere «più risorse: 250 milioni non bastano».


Lo scontro, quello vero, però esplode nel Consiglio dei ministri che comincia poco prima dell’ora di pranzo. Franco illustra la proposta per il contributo di solidarietà e poi si apre la discussione. I ministri 5Stelle, del Pd e Roberto Speranza di Leu si dicono d’accordo. La Lega, con il capo delegazione Giancarlo Giorgetti che si era allontanato, si fa sentire con Massimo Garavaglia: «Ho forti perplessità». Contraria anche la renziana Elena Bonetti: «Non è il momento di prendere i soldi ai cittadini, ma di darli». Ma ad affossare l’iniziativa del premier - racconta più di un partecipante al Cdm - è Renato Brunetta, il ministro a lui più vicino: «Qui si chiede di tutelare le fasce più deboli, ma non è ancora dato sapere chi è stato più colpito dalla pandemia. Di certo abbiamo davanti una riforma fiscale che ha avuto il consenso di tutta la maggioranza e adesso ritengo strano, inutilmente complicato e contraddittorio manipolarla. E poi per che cosa? Sull’input dei sindacati premiamo i bassi redditi e puniamo quelli sopra i 75mila euro? E poi come si fa a parlare di contributo di solidarietà che ha una genesi e un’accezione non certamente positive? Lavoriamo piuttosto sulla tax expenditure, sulle detrazioni e deduzioni fiscali che sarebbe una riforma strutturale».


IL CDM SOSPESO
A questo punto, dopo due ore di braccio di ferro, Draghi sospende il Cdm. Si riunisce per qualche minuto con Franco, chiama di nuovo i leader sindacali. E poco dopo, riaprendo la seduta, annuncia la mediazione: «Visto che non c’è consenso all’interno del governo, abbiamo fatto una riflessione e il ministro Franco ha trovato la soluzione». Quale? La sterilizzazione dei rincari delle bollette avverrà attingendo per 300 milioni da altri fondi reperiti in bilancio e non utilizzati. Resiste, invece, l’altro segnale lanciato ai sindacati: il taglio dei contributi, una tantum, per i lavoratori sotto i 35mila euro di reddito, per un totale di 1,5 miliardi.


Forza Italia festeggia lo scalpo del contributo di solidarietà: «E’ saltata la patrimoniale, abbiamo vinto», dichiara Sestino Giacomoni. Matteo Salvini fa trapelare «soddisfazione per altri 300 milioni recuperati dal governo grazie a risparmi di spesa, senza toccare patrimoni e risparmi». Durissimo contro i renziani il Pd con Antonio Misiani: «La proposta di Draghi era ragionevole. La scelta di Italia Viva è stata incomprensibile, uno stop al premier che li allontana dal campo riformista».
 

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