Forza Italia, Carfagna: se serve corro alle Europee. I big azzurri: è un golpe contro Berlusconi

Martedì 16 Aprile 2019
Nervi a fior di pelle all'interno di Forza Italia alla vigilia della presentazione delle liste per le europee. A poco più di un mese dal voto, scoppia la polemica violenta sulla candidatura di Mara Carfagna nella circoscrizione sud. Su invito dei deputati meridionali Roberto Occhiuto e Paolo Russo, la vicepresidente della Camera si dice disponibile a presentarsi. Una sorta di discesa in campo che provoca la durissima reazione dei vertici del partito convinti che tale decisione sia un golpe contro il partito. Questa candidatura - protesta un big del partito azzurro - rappresenta un blitz per tentare di rottamare Silvio Berlusconi e sfilargli il partito a 24 ore dalla consegna in Corte d'Appello delle liste che sono state già compilate. Pacata ma ferma la replica dell'ex ministro secondo cui chi parla di golpe, invece di rispondere nel merito, vuole solo alzare polvere.


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È una semplice disponibilità - riferisce chi le ha parlato - perché poi è il partito che decide. Non c'é nessun caso, é una normale richiesta dei territori che vogliono fare questa campagna al meglio, come sempre succede alla vigilia delle liste. Uno scontro frontale, durissimo, che si spiega solo nel contesto più ampio di un clima di fortissima contrapposizione interna tra le varie anime del partito. Complici forse le voci, tutte puntualmente smentite, di un peggioramento delle condizioni di salute del Cavaliere, sembra che in Forza Italia si sia riacutizzata la lotta per la successione e soprattutto lo scontro eterno tra chi punta a un dialogo più stretto con la Lega e chi invece teorizza un partito fortemente collocato al centro. Così nell'arco della giornata, è sembrato che Forza Italia avesse aperto una sorta di dibattito congressuale a colpi di comunicati stampa. Del resto, già in mattinata, sempre Mara Carfagna, su La Stampa aveva chiarito che Matteo Salvini «non sarà il leader del centrodestra». Netta anche su Giovanni Toti: «La sua scissione l'ha già consumata...». Poco dopo la reazione piccata del governatore ligure, secondo cui la sua uscita dal partito «è il sogno della Carfagna». «Dai Giovanni, forza! Svegliati, posa il bicchiere di caffè - è la controreplica dell'ex ministro - e vai oltre il titolo. Ce la puoi fare». Proprio Giovanni Toti stamane alla Camera aveva lanciato un «patto del pesto».

pprofittando della promozione della celebre salsa, il governatore ligure ha offerto a Matteo Salvini un piatto di trenette. E insieme al leader leghista, s'è intrattenuto con gli azzurri Giorgio Mulè e Maristella Gelmini. Un occasione conviviale anche per rilanciare il cosiddetto modello 'ligurè. «Il pesto unisce, qui c'è una coalizione ampia, questo dimostra che piace la coalizione allargata come quella che governa in Liguria», aggiunge. Sorridente ma secca la battuta della capogruppo di Forza Italia alla Camera: «Giovanni - interviene Gelmini - siamo d'accordo su tutto ma prima delle Europee stai zitto...». «Questo - è la replica scherzosa ma non del tutto - non te lo posso garantire...». E il Cavaliere, spiega qualcuno del suo entourage, proprio per evitare di rendere ancora più incandescenti in queste ore le polemiche sulle liste preferisce farsi da parte, eclissarsi, e aspettare che la tempesta passi.
  Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 01:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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