Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Carceri, il piano della ministra Cartabia: assunzioni e videocamere ovunque

Carceri, il piano della ministra Cartabia: assunzioni e videocamere ovunque
di Cristiana Mangani
4 Minuti di Lettura
Giovedì 15 Luglio 2021, 07:35

Il primo problema è il sovraffollamento: «Si fa fatica persino a respirare», ha ammesso la ministra Marta Cartabia. E poi il rinnovo delle strutture materiali, gli interventi normativi, le assunzioni e la formazione del personale. Passa da questi punti la Riforma penitenziaria del governo Draghi. Anni e anni di ritardi, di intoppi, di tentativi caduti nel vuoto dai precedenti governi, ma ieri la presenza del premier e del guardasigilli nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sembra aver segnato un'accelerazione forte, la volontà concreta di intervenire sul complesso dossier.
GLI INTERVENTI
E allora questi gli interventi prioritari. Sarà necessario un ammodernamento organizzativo e materiale delle 190 case circondariali italiane.

Carceri, le mosse di Marta Cartabia

 

Il Pnrr prevede la costruzione di otto nuovi padiglioni, uno proprio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. «L'ampliamento avverrà in un'area verde inutilizzata - specifica Cartabia - Ma gli interventi riguarderanno anche altre criticità all'impianto idrico e a quello termico». Gli altri padiglioni verranno costruiti a Rovigo, Vigevano, Viterbo, Civitavecchia, Perugia, Ferrara e Reggio Calabria. Un finanziamento è già stato fatto per nuovi impianti di video sorveglianza «capillare».

«Mai più abusi in carcere»: così Draghi lancia la riforma


Inoltre, per contrastare il sovraffollamento la ministra ribadisce la necessità di un intervento normativo. «Occorre correggere una visione del diritto penale - ha dichiarato Cartabia - incentrato solo sul carcere, per riservare la detenzione ai fatti più gravi. La Costituzione parla di pene al plurale. La pena non è solo carcere. Senza rinunciare alla giusta punizione degli illeciti, occorre procedere sulla linea, che già sta generando molte positive esperienze, anche in termini di prevenzione della recidiva e di risocializzazione, attraverso forme di punizione diverse dal carcere, come, ad esempio, i lavori di pubblica utilità. In questo, un ruolo fondamentale è svolto dai giudici di sorveglianza». Il pacchetto di emendamenti in materia penale, approvato dal Consiglio dei ministri la settimana scorsa, prevede, infatti, anche un uso più razionale delle sanzioni alternative alle pene detentive brevi. 


TURN OVER A RISCHIO
E ancora, più assunzioni. Nel giro di due anni potrebbero mancare 7.000 poliziotti penitenziari maggiore. E ci saranno problemi di turn over, così come hanno più volte segnalato i sindacati di categoria. Altro tema è la formazione del personale, per accompagnare adeguatamente i detenuti nel percorso di rieducazione cui tende la pena. E in questo caso «servono più fondi», dice la ministra.

 


I nuovi 8 padiglioni che il Dap si prepara a costruire, in carceri già esistenti, avranno celle per 80 detenuti al massimo, ma con adeguati spazi per il lavoro e il tempo libero. La struttura del padiglione sarà simile a una casa, perché l'obiettivo è rieducare il detenuto alla vita normale, non «infantilizzarlo», come ha detto il Garante per i diritti dei detenuti, Mauro Palma. Oltre che in tanti Paesi europei, un modello di questo carcere nuovo in Italia esiste già. Si trova a Bollate, fuori Milano, dove i detenuti lavorano e studiano tutto il giorno e poi rientrano in cella per le 8 ore della notte. I nuovi padiglioni saranno sostenibili ecologicamente, cablati e digitalizzati. La cablatura servirà per tenere corsi a distanza, ma anche per la telemedicina, e per la videosorveglianza.

Video


La scommessa è questa, ovviamente per detenuti a basso rischio. Del resto gli interventi strutturali non sembrano più procrastinabili. In alcune carceri ci sono ancora i bagni alla turca, gli impianti di riscaldamento spesso non sono adeguati e mancano sistemi di raffreddamento degli ambienti nei mesi estivi, le salette per i colloqui con i familiari e gli avvocati lasciate in stato di degrado. La Commissione Zevi, istituita per proporre soluzioni in materia di edilizia penitenziaria, sta concludendo il proprio lavoro e a breve presenterà una relazione. La strada del governo, però, non è in discesa. Sull'onda delle notizie dei pestaggi di Santa Maria Capua Vetere la maggioranza è tornata a mostrare le sue divisioni sull'argomento. Pd e Lega partono da posizioni molto distanti. Toccherà al premier e a Cartabia trovare la, non facile, mediazione.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA