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Gelmini e Carfagna entrano nel partito di Calenda: «Qui non si trama con la Russia»

Gelmini: «L'Italia non può essere il ventre molle e dell'Europa e dell'Occidente...»

Gelmini e Carfagna entrano nel partito di Calenda: «Qui non si trama con la Russia»
di Fernando M. Magliaro
4 Minuti di Lettura
Venerdì 29 Luglio 2022, 16:01 - Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 07:37

Elezioni politiche 2022 - L'annuncio sulle alleanze arriva a metà: «Mai coi 5Stelle». Ma sul Pd Carlo Calenda rinvia: «stiamo discutendo». Nel giorno in cui Calenda presenta le new entry nel suo partito, con Mara Carfagna e Mariastella Gelmini che siedono la prima a destra, l'altra a sinistra del fondatore e segretario di Azione, si possono fare deduzioni su dove si collocherà Azione, ma annunci formali niente. «Questa legge elettorale obbliga a fare alleanze tecniche», ripetono più o meno tutti e tre. Che, unita al «mai coi 5Stelle» anticipa la possibile coalizione con i Dem ma non la ufficializza: la decisione dice Calenda «la prenderemo insieme con tutti gli organi del partito», di cui ora fanno parte anche Gelmini e Carfagna che entrano nella segreteria di Azione. Ma, detta così, è una coalizione che somiglia a uno di quei finti matrimoni buoni per ottenere la Green Card negli Stati Uniti. In compenso si ufficializza il leitmotiv di come Azione si collocherà: i voti vanno presi sul centrodestra. Che, poi, è l'unica vera chance che il Pd e la sua coalizione ha di poter ribaltare una partita che, stando ai sondaggi, sembra se non decisa almeno orientata.

 


«Non sopporto che si dica ma tanto la destra vince», dice Calenda che, in romanesco, aggiunge «ma de che? La sconfiggiamo con la serietà, con la forza delle proposte che sono il vero lascito di Draghi». «Siamo atlantisti, europeisti, riformisti, liberali, popolari», scandisce due volte Mara Carfagna di fronte ai giornalisti radunati nel forno della Stampa Estera. In platea, telecamere, taccuini e microfoni a parte, siedono Andrea Cangini, altro abbandono eccellente di Forza Italia, e l'ex ideologo prima di Gianfranco Fini con Futuro e Libertà e poi delle Sardine, Filippo Rossi. Ma alla domanda su quanti altri ex forzisti possano transitare con Azione, la Gelmini risponde: «Non abbiamo fatto una scissione dentro Forza Italia ma scelte individuali e personali». E anche se le due Ministre ribadiscono «riconoscenza e affetto» per Berlusconi non lesinano attacchi al Cavaliere e a Salvini. «Ho la certezza di trovarmi in un partito in cui nessuno si sognerà di tramare con la Russia ai danni del governo in carica» dice la Carfagna con Calenda che, in sottofondo, rilancia «o con la Cina».


«Noi dobbiamo mettere l'Italia in sicurezza», dice ancora il segretario di Azione: «Non c'è mai stata una situazione di pericolo così grande per l'Italia. Una vittoria di questa destra sovranista e filo-Putin porterebbe l'Italia fuori dalle grandi nazioni europee». Sulla questione della presunta interferenza russa, arriva la replica di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo: «Se prima la capacità di cambiare i governi a Roma era attribuita all'ambasciatore russo, ora un primo segretario ordinario può farlo rivolgendo una domanda a un assistente di uno dei politici italiani».


La sfida per Azione, quindi, diventa quella per conquistare i voti di Forza Italia: «Questa legislatura si è conclusa con i popolari, Forza Italia, che hanno mandato a casa l'italiano più illustre del mondo. Tocca a noi in questo momento difficile l'onere di rappresentare il mondo liberale e popolare», prosegue Calenda con la Gelmini che rincara la dose: «Berlusconi ha preferito inseguire Salvini».
I 5Stelle restano sullo sfondo: detto del «no» a eventuali compagnie di giro che contengano i resti dei Movimento, né la Gelmini né la Carfagna nominano mai Conte o i suoi come artefici della caduta del Governo Draghi. I responsabili si riducono a due: Salvini e Berlusconi. Più la Meloni che, però, «è stata coerentemente contro Draghi». Per cui, Calenda gioca la carta dell'Agenda Draghi: «si è creato un nuovo bipolarismo. Oggi la scelta è tra Draghi e Meloni», dice la Gelmini con gli altri due ad annuire. «Il Paese ha bisogno di stabilità» ribadisce Calenda a più riprese, intestandosi quindi il ruolo di stabilizzatore. Che l'insidia Calenda sia preoccupante per il centrodestra lo si percepisce dalle reazioni rabbiose di Forza Italia. Il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che rilancia «noi di Forza Italia siamo il centro. Non prendiamo lezioni da un bambino viziato». Il presidente dei Deputati azzurri, Paolo Barelli, che ricorda come Calenda abbia accostato, un paio d'anni fa, la Carfagna a Cosentino. E la presidente dei Senatori berlusconiani, Anna Maria Bernini: «Da Calenda mistificazioni da ansia da prestazione».

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