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Pensioni, rivalutazione anticipata (entro il 2022) e taglio del cuneo. Bonus 200 euro non rinnovato

Nel corso dell'incontro si è parlato anche di siccità e crisi aziendali

Pensioni, rivalutazione anticipata (entro il 2022) e taglio del cuneo. Bonus 200 euro non rinnovato
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 27 Luglio 2022, 12:59 - Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 00:15

Non il rinnovo del bonus 200 euro, che pure sembrava in rampa di lancio. E nemmeno una riduzione dell'Iva sul pane, che pure tanti sponsor aveva trovato dentro e fuori dal Parlamento. Il governo cambia strategia e a sindacati e associazioni del commercio prospetta un intervento di tutt'altra natura: per proteggere lavoratori e pensionati dalla corsa dell'inflazione l'orientamento è quello di procedere con un nuovo taglio del cuneo, almeno raddoppiando la decontribuzione già in vigore fino a fine anno, e con l'anticipo della rivalutazione delle pensioni.

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Draghi: non abbandoniamo nessuno

«Non abbandoniamo lavoratori, pensionati, imprese» ha assicurato prima a Cgil, Cisl e Uil, poi ai commercianti Mario Draghi, incassando la soddisfazione, pur con qualche distinguo, dei sindacati. Le cifre sul tavolo, ha osservato il presidente del Consiglio nei due round di incontri, «non sono banali». E grazie a quei 14,3 miliardi in deficit, che il Parlamento si appresta ad autorizzare, si potranno concentrare gli sforzi su interventi mirati a proteggere famiglie e imprese dai rincari fino alla fine dell'anno. O comunque fino all'arrivo del nuovo governo. Nel decreto aiuti bis, atteso la prossima settimana, saranno infatti replicate le misure taglia-bollette anche per l'ultimo trimestre, per evitare che dal primo ottobre aumentino le tariffe senza essere calmierate mentre ancora è in corso la transizione politica. E l'intero pacchetto potrebbe essere rafforzato, sia sul fronte del bonus sociale per energia elettrica e gas, sia su quello degli aiuti alle imprese. Sarà prolungato ancora anche il taglio delle accise sulla benzina, probabilmente fino a fine ottobre anche se c'è chi preme per arrivare fino alla fine dell'anno. 

Grosso risorse a stipendi e pensioni 

Ma il grosso delle risorse andrà a «stipendi netti e pensioni» che potranno essere aumentati «grazie al dialogo sociale», come ha sottolineato il ministro del Lavoro Andrea Orlando, al tavolo insieme a Renato Brunetta, Daniele Franco, Giancarlo Giorgetti, che ha affrontato anche il nodo delle crisi aziendali a partire da Priolo e Stefano Patuanelli, che ha rivendicato l'estensione delle protezioni al mondo dell'agricoltura. Tra l'altro il bonus 200 euro, con un costo stimato di 25 milioni, dovrebbe essere esteso ai lavoratori agricoli, i precari e i somministrati. Per la decontribuzione si parte dall'ipotesi di un nuovo taglio dello 0,8% per i redditi fino a 35mila euro, che si va ad aggiungere allo 0,8 di riduzione del cuneo già in vigore per tutto il 2022 per la stessa platea. Ma si punterebbe almeno all'1% aggiuntivo di taglio, una volta fatti anche i calcoli delle risorse necessarie per la rivalutazione delle pensioni. Le due nuove misure dovrebbero coprire il secondo semestre. 

L'adeguamento delle pensioni all'inflazione

Si punta dunque ad anticipare nella seconda parte dell'anno l'adeguamento delle pensioni all'inflazione previsto da gennaio 2023, con l'obiettivo di aumentare il potere d'acquisto anche dei pensionati. Meccanismi, percentuali e platea sono ancora allo studio: il sistema attuale prevede tre fasce per la rivalutazione (100% fino a 4 volte il minimo, pari a 523 euro, 90% tra 4 e 5 volte il minimo e 75% sopra questa soglia). Interventi che soddisfano i sindacati: «L'incontro ha prodotto alcune prime risposte nella direzione da noi richiesta. Credo che la strada sia giusta», afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che insieme al numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri, dice stop ai bonus e avanti con interventi strutturali. Apprezzamento per le misure arriva anche dal leader della Cisl, Luigi Sbarra, che però insiste anche sulla necessità di azzerare l'Iva sui beni di largo consumo con un intervento «limitato alle famiglie in difficoltà». Tutti d'accordo nel chiedere di estendere la tassa sugli extraprofitti anche alle multinazionali della logistica e dell'economia digitale. Un approfondimento sul tema non viene escluso nelle parole del ministro del Lavoro.

 

«Le aziende del settore distributivo continuano a essere sotto pressione, strette tra l'aumento dei costi dei beni di largo consumo e l'impegno a mitigare con grande senso di responsabilità l'impatto sui prezzi al consumo». Così in una nota il presidente di Federdistribuzione Alberto Frausin, che oggi ha partecipato all'incontro a Palazzo Chigi alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi. «Una situazione che ha portato le nostre aziende ad assorbire parte dei rincari, a fronte di continui aumenti di costo dei beni energetici e delle materie prime, ma che non è più sostenibile dal punto di vista economico. In un contesto di inflazione crescente, quindi, è più che mai urgente continuare a sostenere i consumi, preservando il potere di acquisto degli italiani e prestando la necessaria attenzione alle fasce a basso reddito e alle famiglie con figli». «Ô urgente, inoltre, continuare ad agire con decisione a sostegno delle imprese, intervenendo sui maggiori costi energetici. Oltre ad annullare sino a fine anno gli oneri di sistema dell'energia elettrica, occorre necessariamente superare il regime 'de minimis' sui crediti d'imposta per energia e gas previsto nel II semestre 2022 e prorogare i crediti al III trimestre. Infine, è fondamentale introdurre la deducibilità maggiorata dei costi energetici, in grado di incidere significativamente su una voce di spesa che sta mettendo in difficoltà le nostre imprese».

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