Bologna, Lepore testa l'alleanza giallorossa (e il centrodestra si sente già sconfitto)

Bologna, Lepore testa la nuova alleanza giallorossa (e il centrodestra si sente già sconfitto)
di Mario Ajello
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Mercoledì 29 Settembre 2021, 16:59 - Ultimo aggiornamento: 17:36

I bolognesi, lato centrodestra, sono rassegnati: «Finirà come sempre, vince la sinistra». Ma c’è chi, a pochi giorni dal voto per le Comunali della città sempre stata rossa e poi rosa, crede nel miracolo Guazzaloca: «Quella volta, imprevedibilmente, facemmo la sorpresa e s’interruppe la continuità, la solita storia, il potere comunista eterno». In effetti così fu e il centrodestra, civico, riuscì a fare il colpaccio ma il merito fu soprattutto dell’errore della sinistra ad affidarsi a un candidato improbabile, la Bartolini.

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Lepore in chiaro vantaggio

Stavolta l’ex assessore Matteo Lepore sembra molto più attrezzato e non c’è aria da Miracolo Guazzaloca, anche se Fabio Battistini - il suo sfidante - non è una figura divisiva e tantomeno un estremista di destra. Anzi, molti anche a sinistra parlano bene di lui, ma ha il problema è che alle sue spalle litigano Lega e FdI sempre in continua gara a chi è più forte e a chi prenderà più voti del partito alleato-rivale e come se questo non bastasse per Battistini i sondaggi sono quelli che sono: molto probabilmente vincerà Lepore e forse perfino al primo turno. Anche perché quel che resta dei 5 stelle a Bologna, che fu città roccaforte del grillismo, ora guidati da Max Bugani - ex capo staff di Virginia Raggi a Roma e uomo forte degli stellati da sempre nella capitale emiliana - partecipano al voto in accordo con il Pd. E Bologna, dicono nel movimento e confermano i dem, «già da subito sarà laboratorio del nuovo centrosinistra a livello nazionale», dell’accordone rosso-giallo che qualcuno in maniera antistorica e distorta considera la riedizione dell’ulivismo. Addirittura più largo di quello originario visto che i moderati alla Casini, il Pier bolognesissimo sempre centrista ma tendente a sinistra ormai, tifano per Lepore e per Lepore voteranno almeno in buona parte.

Chi è Lepore

Il candidato del Pd e di tutto il resto si morde la lingua per non parlare già da sindaco. Battistini si sente la vittima predestinata e gioca il suo  ruolo con assoluta dignità e garbo. E’ un sessantaquattrenne imprenditore, titolare di una piccola azienda che commercia componenti per l’industria, padre di quattro figli, cattolico devoto, candidato civico, scelto in ultima istanza e subito abbandonato al suo destino da alleati che si guardano in cagnesco tra loro. Lui si era messo a disposizione all’inizio dello scorso gennaio. Lo hanno tenuto a bagnomaria fino all’ultimo. E prima bisognava aspettare l’esito delle altrui primarie, perché la sfidante Isabella Conti sostenuta da Matteo Renzi poteva diventare per il centrodestra un nuovo Guazzaloca, senza neppure la fatica di cercarselo da soli. Poi le cose sono andate come sono andare e dai veti incrociati tra i partiti del centrodestra è spuntato Battistini. E per esempio Forza Italia tuttora non perde occasione per sottolineare come la loro prima scelta fosse un’altra, il senatore Andrea Cangini, con i maggiorenti locali che contraddicono il «loro» candidato ogni volta che apre bocca. La Lega batte le periferie in splendida solitudine per rimarcare le differenze non solo con i nemici democratici, mentre Fratelli d’Italia ci sta mettendo un po’ di impegno ma sempre per proprio tornaconto, annusando aria di sorpasso su Matteo Salvini.
E Berlusconi? E’ arrivata in queste ore la sua lettera ai bolognesi. C’è scritto questo: «La vostra è una città bellissima, colta, operosa, che merita ben di più della stagnazione alla quale l’hanno condannata tanti anni di giunte di sinistra. Con la sola eccezione dei cinque anni di Giorgio Guazzaloca, è dal 1945 che Bologna è guidata ininterrottamente prima dal Pci e poi dai suoi eredi. Una simile mancanza di ricambio non è una buona cosa per la democrazia, non farebbe bene a nessuna città e a nessuna classe dirigente». E ancora: «La partita di Bologna è molto difficile ma proprio per questo può vincerla solo un centro forte come quello che noi rappresentiamo, alleato della destra democratica».

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La situazione è tale - ossia sconfitta sicura - che Battistini nel dibattito dell’altro giorno tra tutti i candidati ha fatto la promessa di un patto per la città su infrastrutture e mobilità. Ovvero collaborerà con il prossimo sindaco al quale, sentendosi ormai svincolato da qualunque obbligo di partito, manda segnali di pace seguendo la sua indole civica. 
Le uniche insidie per Lepore sono all’interno del Pd. Al momento di fare le liste, quelli della corrente Base riformista, che alle primari sostenevano la candidata renziana, pretendevano di avere un posto e ci sono rimasti male quando Lepore non ha dato niente. «Faremo resistenza», ha detto l’ex assessore Alessandro Aitini. «L’unica resistenza che mi piace è quella in montagna» ha risposto lui, in piena sindrome da Giuseppe Dozza, il sindaco comunista e partigiano del primo Dopoguerra. 
Non sono in campo i candidati di Base riformista e alla lista civica ispirata dall’esponente di Italia Viva, la Conti esclusa sconfitta nelle primarie, potrebbero finire i voti della corrente del Pd, che ha vissuto una campagna elettorale da separata in casa. Nella lista del Pd c’è anche il leader delle sardine Mattia Santori, che a una settimana dal voto, ha giocato la carta Prodi: un pranzo, con photo opportunity, dove il giovane  è accanto al Prof ed entrambi sorridenti. Dall’entourage di Prodi però hanno messo ben in chiaro che non si tratta né di un endorsement né di una dichiarazione di voto, visto che Prodi segue con grandissima attenzione la politica della sua città, ma vuole starne fuori. 
Quanto ai leader del centrodestra, la Meloni è arrivata a Bologna e con successo. Al posto di Salvini, s’è fatto vedere Giorgetti. E ora per il rush finale di Battistini chi ci sarà di loro? «Non mi è dato sapere se verranno, quindi lo escluderei - dice Battistini - poi ci sta, perché è già successo che i leader nazionali siano venuti a Bologna e neanche me l’abbiano detto». 

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