Berlusconi, da Casellati al caso Putin il Cav agita la maggioranza. Silvio: «Ho ricucito con il presidente russo»

Berlusconi, da Casellati al caso Putin il Cav agita la maggioranza. Silvio: «Ho ricucito con il presidente russo»
di Andrea Bulleri
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Mercoledì 19 Ottobre 2022, 01:04 - Ultimo aggiornamento: 09:00

Doveva essere il momento del ritorno all’armonia. Dell’amicizia ritrovata tra Berlusconi e Meloni, archiviate le tensioni sul nodo Ronzulli. Ed è così che in effetti era cominciata la giornata, con la senatrice di Forza Italia «acclamata» capogruppo degli azzurri a Palazzo Madama. E dunque fuori dall’orbita del governo. Ma sono bastate poche ore perché gli umori, nel centrodestra, tornassero più cupi di prima. A rimettere tutto in discussione ci pensa il Cavaliere. Che prima annuncia alle telecamere davanti a Montecitorio una lista di ministri non concordata con la premier in pectore, soprattutto sulla Giustizia (lui parla di «accordo su Casellati», ma in quella casella andrà per FdI a Nordio). Poi viene travolto da una registrazione diffusa da LaPresse di pochi minuti prima. Un audio in cui l’ex premier racconta ai deputati forzisti di aver «riallacciato un po’, un po’ tanto» i rapporti con Putin, che per il suo 86esimo compleanno (lo scorso 29 settembre) gli avrebbe inviato in dono «venti bottiglie di vodka e una lettera dolcissima». «Io – prosegue il Cavaliere – gli ho risposto con bottiglie di Lambrusco e una lettera altrettanto dolce».

 


IL GIALLO
Parole che sulle prime danno vita a un giallo, perché non si capisce quando siano state pronunciate: «Silvio parlava di una vecchia storia», corrono ai ripari i collaboratori dell’ex premier: «Un episodio del 2008». Lui stesso, pressato dai cronisti, minimizza: «Riallacciato i rapporti con Putin? No, ho solo raccontato una storiella». Poco dopo, però, la registrazione carpita (non è chiaro da chi, né a quale scopo) durante il colloquio con gli eletti a Montecitorio rimbalza dappertutto. E si capisce che il Cav parla dell’oggi, della guerra in Ucraina, sulla quale «non posso fornire il mio parere perché se viene raccontato alla stampa viene fuori un disastro». 


Parole accolte dal gelo, nel centrodestra. Giorgia Meloni, anche lei alla Camera per lavorare sulla composizione dell’esecutivo, sceglie di non commentare, almeno per il momento. Per Fratelli d’Italia a intervenire è l’ex capogruppo Fabio Rampelli: «La posizione di Giorgia Meloni e del futuro governo sarà di solidarietà con il popolo ucraino aggredito da Putin. L’Italia – mette in chiaro – è e resterà nel solco dell’Ue e dell’alleanza atlantica. Berlusconi ha avuto rapporti con Putin per provare ad avvicinarlo alle democrazie liberali. Ma quella fase storica è finita quando la Russia ha deciso di invadere l’Ucraina con i carri armati. Ora – prosegue Rampelli – il solco è incolmabile». Per poi aggiungere che «forse le parole di Berlusconi erano una battuta. Non mi risulta che sia la posizione di Forza Italia, tutto il Parlamento sa che la posizione di FI è la nostra». 


Più tardi a sgombrare il campo dagli equivoci ci prova una nota ufficiale del partito azzurro. «La posizione di FI e di Silvio Berlusconi rispetto al conflitto ucraino e alle responsabilità russe è conosciuta da tutti. Ed è in linea quella dell’Europa e degli Stati Uniti ribadita in più occasioni pubbliche – scandiscono i forzisti – Non esistono né sono mai esistiti margini di ambiguità». 


Ma Berlusconi coi deputati si sfoga anche sulle trattative per il governo. E anche quelle frasi finiscono ai giornalisti, pronunciate dalla viva voce del Cav: «La signora Meloni – si lamenta l’ex premier – si è tenuta la presidenza del Senato. Io le ho detto che deve imparare almeno ad usare il condizionale, non può dire “il Senato è mio”». E ancora: «Noi gli abbiamo chiesto tre ministeri, mi ha riso in faccia, ne ho chiesti due, ha riso ancora, ne ho chiesto uno, ha detto ok». 


IL NODO GIUSTIZIA
Non bastassero le parole carpite in privato, a creare imbarazzo ci si mettono anche quelle pronunciate in pubblico. A cominciare dalle anticipazioni a favor di telecamera sulla lista dei ministri forzisti. «Ci saranno Tajani agli Esteri e vicepremier, Bernini alla Pubblica amministrazione – elenca Berlusconi – Saccani all’Università, Pichetto all’Ambiente e alla Transizione ecologica, Casellati alla Giustizia». Un nome, quello dell’ex presidente del Senato, su cui il Cav insiste, assicurando che «su questo punto c’è l’accordo con Meloni». Parole che sulle prime suscitano silenzi e imbarazzi. «Trovo inopportuno fare passi avanti sulla lista del ministri», osserva Maurizio Lupi di Noi moderati: «Credo che Berlusconi abbia solo espresso i suoi desiderata...».

A spegnere l’incendio ci prova anche Ignazio La Russa. Che garbatamente smentisce: «Credo che la decisione di Meloni sia per Nordio alla Giustizia. Ma le cose – prova a sminare il terreno – si possono sistemare».


E se dal centrodestra si tenta di minimizzare, l’opposizione va all’attacco. Scagliandosi, oltre che contro Berlusconi, anche contro Maurizio Gasparri, che nei giorni scorsi ha presentato un disegno di legge per riconoscere la capacità giuridica «del concepito», non più soltanto dal momento della nascita come previsto dalle leggi attuali. Secondo l’opposizione, così facendo si metterebbe in discussione la “ratio” della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.
 

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