Berlusconi: «Sì a Draghi, no a Putin». Il Cav sbarca a Roma e spunta la fede nuziale

Il leader di FI sceglie il treno e sfoggia l’anello delle “quasi nozze” con Marta

Berlusconi, spunta la fede nuziale: la foto sui social per l'arivo a Roma
di Mario Ajello
5 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Aprile 2022, 20:00 - Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 08:29

Silvio in versione Strasilvio. Arriva da Milano a Roma in treno, con la semi-moglie Marta e la fede simil-nuziale al dito ma senza indossare il cappellino da ferroviere come l’altra volta. I viaggiatori lo incitano: «Vai, grande Presidente!». Lui ricorda a tutti che «l’Alta Velocità la feci io da premier» e sorride a tutti il Cavaliere in grande spolvero. È diretto a Villa Grande, sull’Appia, dove ieri sera ha cenato con i capigruppo e i maggiorenti azzurri, e poi - oggi pomeriggio - sarà al Parco dei Principi, in quel di Villa Borghese. Per la convention di Forza Italia e per il suo spettacolare ritorno dal vivo, dopo tre anni di assenza fisica e di collegamenti (pochi) da remoto. Il Covid, gli acciacchi, il viavai dal San Raffaele, la delusione per il mancato Colle e via dicendo. Ma adesso? «Sto uno splendore, non si vede? Non sono bello come prima e più di prima? Il matrimonio con Marta mi ha dato più gioia e più energia. Sono pieno di idee e pronto a riprendermi la scena».

Il Rieccolo è determinato a rifondare il centrodestra e a riportarlo da destracentro, così lo hanno trasformato Salvini e Meloni, alla sua collocazione naturale: «Dobbiamo essere moderati, liberali e centrali». Non dice centristi, ma poco ci manca. Oggi davanti a una platea di 3000 persone la sua sarà una sorta di riconquista della coalizione, dove i due partner ai suoi occhi sono tanto cari (specie Matteo, unico leader invitato alle quasi-nozze a Villa Gernetto) ma ancora un po’ ragazzi. Davanti a Marta Fascina seduta in prima fila da quasi first Lady, detterà anche agli alleati, forte della crescita del partito azzurro nei sondaggi che lo quotano vicino al 10 per cento, la nuova linea a cui vorrebbe che tutto il centrodestra si attenesse: «Con Draghi e non con Putin». Che cosa ne pensa Salvini che con Draghi ci sta e non ci sta e anche con Putin ci sta e non ci sta? E che cosa ne pensa la Meloni che rispetto a Draghi è all’opposizione (ma molto dialogante e allineata in politica estera) e che con Putin non sta affatto? 

 

IL RIECCOLO

Questi due giorni di kermesse forzista sono la prima tappa di una ricucitura tra il partito di Berlusconi e i ceti produttivi. La crisi della Lega e la difficoltà, ma sempre meno, di FdI a dialogare con gli imprenditori hanno convinto Berlusconi a dire a se stesso e a tutti: «Chi meglio del sottoscritto può farsi interprete dei bisogno delle famiglie e delle imprese?». Questa è una specie di Opa berlusconiana sul centrodestra. Oggi il Rieccolo dirà che il famoso Centro che tutti vogliono fare lo farà lui nel centrodestra, aggregando tutti i cespugli moderati anche quelli di centrosinistra. Ha un Piano A, un B e un C il Cavaliere in vista del futuro prossimo (che ha tracciato nel suo discorso che ha finito di scrivere durante il viaggio in treno e non con l’aereo personale al punto che si è ironizzato ieri al Parco dei Principi: «Con la benzina a 1 euro e 90 anche Il Presidente è in austerity»). Il primo e il secondo piano sono questi: Salvini o Meloni alla guida della coalizione e lui regista e padre nobile.

Ma il Piano C è quello da lui prediletto e viene così sintetizzato dal fido Gianfranco Rotondi: «Una delle sue opzioni è trovare un candidato premier nuovo, liberale e moderato, proveniente non dal mondo della politica ma dall’imprenditoria e vincere con quello e con se stesso che fa da ispiratore e allenatore». Ieri al Parco dei Principi c’è chi azzardava: «Magari il Cavaliere pensa a Malagò, che non solo si presenta bene ma è anche un grande sportivo e un vincente». Intanto ieri gli onori di casa li ha fatti Tajani, motore di questa convention a cui oggi parteciperanno tutti i big e gli eletti. Berlusconi è pronto a dire: «Fino al 2023 con Draghi, è il più bravo e guai a interrompere la legislatura» (traduzione: Salvini non giocare col fuoco e con il Papeete bis). Ma naturalmente: «Su fisco e riforma della giustizia che sono il nostro ubi consistam faremo valere le nostre idee». Insomma, Draghi è un amico ma «la casa non si tocca». Putin invece un amico lo era e forse lo è ancora ma politicamente Silvio oggi farà uno strappo in più rispetto a Vlad: «Ribadiamo la nostra collocazione atlantista e filo-americana», è la linea berlusconiana (praticata anche nel voto da parlamentare europeo alle sanzioni anti-Mosca e in quello forzista in Italia a favore del decreto che dà le armi all’Ucraina). Non dirà in pubblico l’ex premier ciò che dice in privato («Putin mi ha deluso, l’ho sempre considerato un uomo di pace») ma la distanza con Vlad ormai è incolmabile: «Non ero io che seguivo lui ma lui che seguiva me. Grazie al sottoscritto ha stretto la mano a Bush e ha chiuso la guerra fredda». Ora la guerra è caldissima. E anche la fibrillazione nel centrodestra che il Cavaliere, anzi lo Stupor Mundi, vuole rifondare. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA