«Chi è come Silvio Berlusconi?» La pagina che elenca le virtù del Cavaliere: «Io, eroe della libertà»

«Chi è come Silvio Berlusconi?» La pagina che elenca le virtù del Cavaliere: «Io, eroe della libertà»
di Mario Ajello
4 Minuti di Lettura
Venerdì 14 Gennaio 2022, 06:43 - Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 14:15

Non ci sarà un video promozionale come nel 94. Ma esattamente 28 anni dopo - era gennaio anche allora, nella «discesa in campo» - Silvio Berlusconi ripropone se stesso, stavolta per il Colle, ed è come se il quasi trentennio trascorso abbia invecchiato tutti ma non il Dorian Gray d'Arcore e di Villa Grande. Ha dato una svecchiata il Cavaliere a tutte le sue immagini sui social. Ha Gilda che è una cagnetta più giovane di Dudù e di Dudina. E non c'è media berlusconiano che non ringiovanisca l'effigie dell'ex premier. L'ultima trovata fotografico-politica dell'ottuagenario che può diventare Capo dello Stato, e nel caso promette che farà della tristezza ex papalina del Quirinale e dei suoi giardini una reggia grandiosa come Versailles, è quella che è stata diffusa ieri. Con Silvio immortalato come forever young e i Seniores azzurri - suoi fan arzilli vecchietti che hanno confezionato il graditissimo santino - lanciano il tormentone «Chi meglio di lui?» al Colle e lo condiscono con la trovata di marketing che è questa: «Un self-made man, l'uomo che nel calcio ha vinto più di tutti, il leader che mise fine alla guerra fredda, lo statista italiano con il discorso più applaudito (8 minuti) nella storia del Congresso americano, il parlamentare italiano più votato con oltre 200 milioni di preferenze». Ma soprattutto: «Una persona buona e generosa. Amico di tutti, nemico di nessuno» ed «eroe della libertà».

Berlusconi al Quirinale: il freno dei fedelissimi e la trattativa tra Lega e Pd


IL PATRIOTA
C'è chi assicura nella corte di Arcore che sia stato proprio Nonno (anzi Bisnonno) Silvio a confezionare questo auto-ritratto in stile anni ruggenti. Ma il marketing quirinalesco non si ferma certamente a queste trovate. C'è qualcosa di più sostanzioso. In chiave patriota italiano e europeo, lunedì sera o al massimo martedì mattina sarà in tour, con vista Quirinale, a Bruxelles. Non vuole perdersi la commemorazione di Sassoli il primo giorno e soprattutto, il giorno successivo, voterà da europarlamentare il successore di Sassoli. Che oltretutto sarà della famiglia dei popolari a cui Silvio appartiene e di cui si considera il patriarca: «Nel Ppe mi rispettano e mi vogliono bene tutti», dice in previsione della trasferta. Nella quale cerca l'investitura continentale alla successione di Mattarella. Ecco, non lavora solo di telefono - insieme a Sgarbi - per raccogliere tra i grillini e in tutto l'arco costituzionale volenterosi berlusconiani capaci di spingerlo da Villa Grande al Colle. In una impresa a cui lui crede più di chiunque altro e «se ho sempre vinto avendo tutti i pronostici contro non vedo perché stavolta dovrei essere battuto. E poi da chi? Non vedo giganti in campo» (questo il suo mood). E insomma, oltre alla spinta dei Ciampolillo (l'ex grillino con cui pensava di parlare al telefono l'altro giorno per reclutarlo e invece trattavasi del renziano Nobili) o degli Angiola (il deputato calendista a sua volta chiamato per chiedergli l'appoggio «ma io credo che abbia sbagliato persona perché mi si rivolgeva come fossi un pentastellato e comunque in cambio del voto non mi ha promesso niente», sostiene il parlamentare di Azione), Berlusconi si sta garantendo l'appoggio del Ppe post Merkel. Prima con il super endorsement del segretario Lopez e ora - con tanto di invito a Villa Grande e foto opportunity dalla dimora sull'Appia - del potente Manfred Weber. Il capogruppo del Ppe è uscito tutto contento dal rendez vous con il Cavaliere e ha annunciato sulla candidatura al Colle: «Berlusconi ha il totale sostegno della nostra famiglia politica».
Servono però al Cav, oltre a un vero sostegno di Salvini e Meloni e oggi nel summit a Villa Grande i due vorranno sapere se sul serio Silvio ha i numeri, 505 voti e adesso sulla carta ne mancano 80-100. O il Cav trova i consensi mancanti o i due alleati passeranno al piano B. Ma non B come Berlusconi.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA