Berlusconi sente Draghi, da Forza Italia fiducia al governo: sostegno alla delega fiscale

Berlusconi sente Draghi, da Forza Italia fiducia al governo: sostegno alla delega fiscale
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Venerdì 8 Ottobre 2021, 20:58 - Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre, 15:22

Forza Italia lavora per la stabilità del governo. Silvio Berlusconi lo dice a Mario Draghi, in una «lunga e cordiale» telefonata. Il leader di Fi parla dal suo ufficio di Arcore, ma promette che nelle prossime settimane sarà a Roma e sarà possibile anche vedersi di persona. Il presidente del Consiglio lo chiama da Palazzo Chigi, nell'ambito delle consultazioni periodiche che ha con i leader dei partiti della sua maggioranza. Giovedì pomeriggio ha visto Matteo Salvini, dopo lo strappo della Lega in Consiglio dei ministri sulla delega fiscale. E il colloquio ha riportato «come sempre il sereno dopo il temporale», dice serafico Giorgetti aggiungendo che «se Salvini e Draghi sono contenti io sono felice».

Berlusconi spinge per Draghi fino al 2023

È un sereno che il Cavaliere si impegna a garantire nei mesi a venire, convinto che Draghi debba poter governare fino al 2023. E, tanto per iniziare, Fi sostiene con convinzione - dopo aver avuto l'impegno a non aumentare le tasse - la delega fiscale e quella riforma del catasto che Salvini vorrebbe almeno in parte cassare. Draghi chiude la settimana più turbolenta da quando guida il governo (Salvini fino al primo pomeriggio di ieri minacciava di smarcare la Lega anche sul decreto per l'aumento delle capienze). La ha attraversata avendo chiara la bussola che si è dato fin dall'inizio: governerà finché potrà farlo - come dichiarato pubblicamente - portando avanti con efficacia il programma alla base del suo governo di emergenza nazionale. Se qualcuno si sfilasse o l'agenda venisse continuamente frenata, l'esperienza di questo esecutivo sarebbe finita. E poiché sembra vedersi, come dice nel suo intervento al summit B20 degli industriali, «la fine della pandemia», è sul rilancio dell'economia che intende ora accelerare la sua azione.

 

I nodi dei prossimi 15 giorni

Nei prossimi quindici giorni arriveranno sul tavolo del Consiglio dei ministri (due riunioni a settimana, probabilmente) il decreto per la sicurezza sul lavoro, il decreto fiscale, la legge sulla concorrenza e naturalmente il documento programmatico di bilancio (Dpb) e la manovra. Intanto si riuniranno altre cabine di regia tematiche del Pnrr, su temi come sanità e infrastrutture. Il governo si prepara a varare una mole di misure ad alto tasso di conflittualità politica (si vedano dossier per quota 100 per la Lega e il cashback per il M5s), nel bel mezzo della corsa per i ballottaggi. Il premier dovrebbe risentire Enrico Letta, con cui ha avuto in questi mesi un confronto costante, Giuseppe Conte («i nostri ministri lo sentono tutti i giorni, l'ho sentito anche io»), Matteo Renzi, con cui secondo fonti di Iv ha contatti «consueti e costanti». Con Salvini c'è l'impegno a vedersi ogni settimana, come facevano Berlusconi e Bossi «quando non andavano d'accordo, con la cena del lunedì, per chiarire subito - osserva Giorgetti - eventuali equivoci». «Il punto non è fare la corsa a chi sente più spesso Draghi ma lavorare con massima lealtà, ma anche con stimolo critico positivo», sottolinea Conte, che dice di avvertire una «responsabilità» non verso il premier ma «verso i cittadini».

Berlusconi garantisce supporto al governo

L'ala governista del M5s legge nella sconfitta elettorale una ragione in più per restare ben piantati in maggioranza perché ci ha guadagnato di più chi, come il Pd e Fi, Draghi lo appoggia con più forza. Lo sostiene anche un documento di analisi del voto - anticipato da Repubblica - che circola in casa «azzurra» e che rimarca come la coalizione abbia pagato alcune scelte sbagliate di Lega e Fdi. «Tifo per il rafforzamento di Fi», dice Carfagna, in chiave moderata. Negli auspici azzurri cala la federazione d'impronta salviniana, cresce il partito unico per votare nel 2023. Mentre Renato Brunetta ha auspicato l'elezione al Quirinale di Draghi il prossimo anno, Berlusconi - che al premier al telefono fa i complimenti per come sta conducendo il governo e chiede che in manovra ci siano misure di sostegno all'economia come il Superbonus - sembra auspicare che resti a Palazzo Chigi fino a fine legislatura. E a lui garantisce il supporto convinto di Fi. «Magari con una maggioranza Ursula, se la Lega si sfilasse», è l'auspicio di un parlamentare del Pd. Giorgetti, con frasi felpate, assicura che la Lega non si muove dal governo e che Draghi «apprezza il suo contributo d'idee». Al contrario di Fi, che ritiene di aver già incassato, il ministro dice che la Lega al governo ora sta «seminando» poi il tempo della raccolta arriverà. Un chiaro messaggio a Salvini, continuamente tentato dallo smarcarsi. Il segretario tace per tutto il giorno, tranne un invito al governo a tenere una linea dura sui migranti (ma in Cdm la Lega ha votato una norma che dà più fondi per dare asilo agli afghani). Nuove turbolenze ci saranno, probabilmente, fino alle elezioni per il Quirinale, uno scenario che, osserva Giorgetti «è un timore per qualcuno ma per qualcuno è una garanzia», anche se tutti sanno che le elezioni saranno «al massimo nel 2023».

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