Autonomia, altro stop: anche la Lega ripiega

Palazzo Chigi
di Alberto Gentili
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Domenica 24 Febbraio 2019, 10:20 - Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, 00:00
La frenata è clamorosa, ma anche prevista. Matteo Salvini, che sperava di incassare l'autonomia differenziata per Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna prima delle elezioni europee di maggio, alza bandiera bianca. «Sarà fatta entro l'anno», ripiega il leader della Lega, aggiungendo un «sicuramente» per addolcire il pillolone amaro.
Salvini con questo annuncio prende atto dello stato dell'arte. Dopo la relazione il 14 febbraio in Consiglio dei ministri di Erika Stefani, responsabile degli Affari regionali, le bozze di intese con le tre Regioni sono infatti finite in un binario morto. E l'ha ammesso, non senza irritazione, la stessa esponente leghista venerdì: «I testi delle tre bozze di intesa contengono il frutto di un lavoro serio, ponderato e pesato nei dettagli e fatto tra le Regioni e tutti i ministeri competenti. I testi ci sono dunque, quello che manca per giungere alla firma dell'intesa è un accordo su importati nodi specifici che si sono generati tra i ministeri di Infrastrutture, Salute, Ambiente e Beni culturali su alcune richieste avanzate da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna».
LA TRINCEA M5S
Accade infatti che i 5Stelle, dopo la batosta elettorale in Abruzzo e assistendo al crollo del Movimento nei sondaggi, hanno deciso di alzare un muro. La riforma, infatti, non piace al Centro-Sud dove i grillini alle elezioni del 4 marzo scorso avevano fatto il pieno di voti. Ed è considerata «pericolosa» in quanto farebbe nascere «Regioni di serie A e altre di serie B».
Da qui la decisione di Luigi Di Maio di frenare le tre intese per mano dei suoi ministri. Danilo Toninelli (Infrastrutture) ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di cedere strade, autostrade e ferrovie a Veneto e Lombardia. Giulia Grillo (Salute) è scesa in trincea, determinata a mantenere il controllo sulla spesa sanitaria, ticket inclusi. Sergio Costa (Ambiente) ha posto il veto al passaggio delle autorizzazioni ambientali sono la competenza delle Regioni. Alberto Bonisoli (Cultura) ha alzato il disco rosso, dicendo no alla sovrintendenze regionali. Insomma, un vero e proprio gioco d'interdizione per impedire che i tre accordi venissero perfezionate in questi giorni,c ome invece avrebbe voluto il Carroccio.
I COLLOQUI RISERVATI
Non solo. Nelle ultime ore Salvini ha dovuto prendere atto, dopo colloqui informali con il premier Giuseppe Conte e con il Quirinale, che è caduta la possibilità di un blitz in Parlamento. La Lega ha sempre detto che le Camere si sarebbero dovute limitare a una ratifica delle intese, al pari di ciò che avviene per gli accordi tra Stato e confessioni religiose. E al massimo avrebbero potuto orientare il lavoro del governo con delle risoluzioni prima che le intese con le Regioni fossero firmate.
LA MORAL SUASION
Di parere opposto il Colle e i 5Stelle, in primis il presidente della Camera Roberto Fico, determinati a garantire al Parlamento un «ruolo centrale», inclusa la possibilità di emendare gli accordi con le Regioni. Che questa sia la linea l'ha detto in chiaro Conte: «Il governo è disponibile ad aprire un confronto con il Parlamento sul contenuto delle intese, nelle forme che verranno definite nei prossimi giorni nel rispetto delle prerogative del Parlamento». E' seguita postilla: «Siamo perciò solo in una fase istruttoria, ci vorranno ancora mesi, i tempi saranno lunghi».
LA PRESA D'ATTO
Ebbene, Salvini ieri ha preso atto della frenata, difendendo comunque la riforma: «L'autonomia è un motivo d'orgoglio. Nel senso che prima sono partiti solo Veneto e Lombardia e adesso tante altre Regioni stanno facendo la stessa richiesta. Vogliamo fare le cose fatte bene, sarà un passaggio storico e la presenza della Lega al governo è garanzia che l'autonomia ci sarà». E' seguita giustificazione del rinvio: «Visto che in tanti si stanno rendendo conto che fa bene non solo al Nord ma a tutta l'Italia vogliamo studiare bene ogni competenza ed euro speso».
Sulla questione è intervenuto anche Romano Prodi, ieri a Napoli. E quello dell'ex premier ed ex commissario europeo, è stato un respiro di sollievo per lo stop all'autonomia proposta dal Carroccio: «Se Dio vuole per il momento il dibattito è stato rimandato. E lo dico perché ho dei dubbi e ne ho tanti».
 
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