GOVERNO

Strappo su autonomia e Russia, veleni tra gli alleati ma Salvini: «Non stacco la spina»

Venerdì 12 Luglio 2019 di Alberto Gentili

«Così non è possibile andare avanti, non ci sono le condizioni». Matteo Salvini, al termine del vertice-flop sull'autonomia differenziata, è furioso. Prima di lasciare palazzo Chigi confida la sua rabbia a Giancarlo Giorgetti che già da tempo avrebbe archiviato (con sollievo) il governo giallo-verde. Eppure, al di là delle parole ultimative che adombrano la possibilità di una crisi, e che servono anche per tentare di mettere la sordina all'inchiesta sui presunti fondi di Mosca alla Lega, il vicepremier non ha intenzione di andare.

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Le ragioni di questa rabbia impotente, nonostante i sondaggi lo accreditino ancora come sicuro vincente in caso di elezioni, sono cinque. La prima, è il grave imbarazzo innescato dall'opaca vicenda moscovita in cui è ora indagato il suo (ex) braccio destro Gianluca Savoini. «Il diamo fastidio a qualcuno», è una tesi fiacca. La seconda, che è poi quella che da un paio di mesi spinge Salvini a non mandare al diavolo Luigi Di Maio e tutto il Movimento, è che il capo leghista teme «il governo tecnico»: «Matteo non si fida», dice un ministro del Carroccio, «sospetta che Mattarella in caso di crisi non scioglierebbe le Camere e che in Parlamento possa spuntare un governo tecnico, o addirittura politico per fermare un fantomatico esecutivo nero-verde. Matteo rischierebbe perciò di passare da una situazione in cui è lui a dare le carte, a una palude in cui non toccherebbe più palla».

La terza ragione è legata al timing: la finestra elettorale utile per aprire la strada alle elezioni anticipate in settembre è ormai pressoché chiusa. La quarta attiene all'indole di Salvini e la spiega un alto dirigente lumbard che si trincera anche lui dietro l'anonimato: «Per Matteo la situazione attuale è perfetta. Fa quello che vuole, cresce nei sondaggi e resta un uomo libero che non deve fare i conti più di tanto con le liturgie istituzionali. Se invece si andasse alle elezioni gli toccherebbe probabilmente fare il premier, assumere una veste istituzionale. Dovrebbe addirittura mediare con il Quirinale e le Cancellerie europee....».

«TEMA DIVISIVO»
C'è poi un'ultima ragione che spinge Salvini a ingoiare il rospo del nuovo stop all'autonomia differenziata giudicata «un tema divisivo»: sarebbe rischioso per la Lega puntare alle elezioni cavalcando il no dei 5Stelle a una riforma vista dagli elettori del Centro-Sud come una minaccia. Frenerebbe l'espansione del Carroccio e minerebbe la sua metamorfosi in un «partito nazionale». Insomma sarebbe molto meglio, se crisi deve essere, farla sui migranti o soprattutto sul taglio delle tasse. «Roba decisamente più popolare e...nazionale».
Su tutto, in queste ore, è precipitato per di più il macigno dei presunti fondi russi alla Lega. Di Maio sospetta che «tanta drammatizzazione sulla nostra legittima richiesta di un approfondimento sull'autonomia» e gli attacchi al presidente della Camera Roberto Fico per lo stop «a un paio di emendamenti al decreto sicurezza-bis, sia strumentale». Spiegazione: «Salvini monta il casino, alza questa cortina fumogena, per provare a distrarre l'opinione pubblica e mascherare lo scandalo sui fondi della Russia».

LA STRATEGIA GRILLINA
Tema sul quale i grillini si muovono con astuzia. Scelgono un atteggiamento urticante e insieme attendista: «A Salvini chiediamo trasparenza. Ma vogliamo capire se è roba seria o se è una bufala. Soprattutto attendiamo l'inchiesta della magistratura: saranno i giudici a fare chiarezza». Un po' ciò che dice il premier Giuseppe Conte che, pur confermando la fiducia al vicepremier leghista, si spinge a dire: «Ben venga l'impegno della magistratura». E Di Maio, al Pd che sollecita una commissione parlamentare d'inchiesta «sui rubli di Mosca», risponde rilanciando (e annacquando) con un'indagine parlamentare sui «finanziamenti a tutti i partiti».
Molto più dura, c'è da scommetterci, sarà la posizione dei 5Stelle quando si chiuderà definitivamente la finestra elettorale. Appena il rischio-elezioni - che dimezzerebbero (nella migliore delle ipotesi) il numero dei parlamentari grillini - sarà alle spalle, i 5Stelle affonderanno i colpi. Nella Lega già lo mettono in conto: «La tempistica e il tema di questa vicenda fa nascere più di un sospetto», dice un altro ministro lumbard, «non vorremmo che Di Maio in settembre, inventandosi il pericolo di un esecutivo eterodiretto da Mosca per minare l'Europa, non salti il fosso e vada a fare un governo con il Pd e Forza Italia. I 5stelle sono capaci di tutto...».
 

Ultimo aggiornamento: 13:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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