Tajani: «Draghi resti a Palazzo Chigi. Berlusconi al Colle? Non è candidato ma i voti si possono trovare»

Il coordinatore di Forza Italia: il premier deve completare il lavoro, sarebbe un errore indebolire il governo. Se Salvini non vuole entrare nel Ppe è una sua scelta, ma i sovranisti con noi non hanno nulla a che vedere

Tajani: «Draghi resti a Palazzo Chigi. Berlusconi al Colle? Non è candidato ma i voti si possono trovare»
di Emilio Pucci
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Martedì 2 Novembre 2021, 06:43 - Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 08:31

Antonio Tajani, coordinatore di FI, premette che «è prematuro parlare del Colle», anche «per rispetto al Capo dello Stato». Ma avverte: «Non dobbiamo indebolire il governo per questa corsa al Quirinale».

È stato Salvini a rilanciare l'ipotesi di Draghi quale successore di Mattarella. Lei cosa ne pensa?

«Intanto voglio sottolineare il successo del G20. Era dai tempi del vertice di Pratica di Mare del 2002, durante il quale Berlusconi riunì Putin e Bush, che l'Italia non tornava ad essere un palcoscenico così importante. Draghi è un protagonista in Europa. Con l'uscita di scena della Merkel potrà ridare un ruolo di primo piano al nostro Paese e bilanciare l'asse franco-tedesco. Sarà fondamentale utilizzare il suo peso politico per far sì che l'Unione europea vinca le sfide sul tavolo, dall'immigrazione alla revisione del patto di stabilità».

Quindi non ritiene che sia possibile una sua elezione a prossimo presidente della Repubblica?

«Sarebbe un ottimo Capo dello Stato, avrebbe tutte le carte in regola. Ma io penso che fino al 2023 Draghi debba completare il lavoro che ha avviato, portare avanti il Recovery plan e la battaglia per sconfiggere il Covid. È difficile che ci siano altre figure che possano tenere in piedi un esecutivo di unità nazionale. Non sarebbe facile trovare un sostituto. Comunque l'Italia non è la Francia, non è una repubblica presidenziale».

Ma lei lo dice perché pensa alla promozione di Berlusconi al Colle?

«Non c'è nessuna candidatura del centrodestra, né Berlusconi si è candidato. La coalizione ha i numeri per far valere il suo peso e si muoverà insieme. Che Berlusconi diventi presidente della Repubblica è un mio sogno del cassetto. Ha prestigio internazionale, è un capitano di impresa, è stato più volte al governo. E comunque il fatto che il dibattito si incentri su Berlusconi dimostra che è tornato ad essere centrale. Indipendentemente da quello che succederà è già una vittoria politica».

Ma eventualmente è proprio fuori dalla coalizione che dovrete trovare i voti che mancano.

«Si possono trovare a scrutinio segreto. Comunque un accordo è possibile con tutti».

Anche con Renzi, Calenda e con chi auspica che FI tagli i ponti con la Lega e Fdi?

«Il centro c'è già ed è Forza Italia. Queste operazioni sono tutte fallite. Mosse parlamentari, non voti. Forza Italia è alternativa alla sinistra».

Ma non è che FI si smarcherà dalla Lega e da Fdi qualora dovessero sfumare le chances di vedere Berlusconi al Quirinale?

«La maggioranza Ursula in Italia non esiste. In Europa è nata per impedire ai socialisti la guida della Commissione. Berlusconi è il fondatore del bipolarismo, si va avanti con il maggioritario».

Ma in molti dentro Forza Italia puntano ad un proporzionale e ad un fronte anti-sovranista.

«FI non è una caserma, ma tutti i parlamentari sono stati eletti sotto un unico simbolo. Non temo scissioni, Berlusconi ascolta tutti e poi dà la linea. è lui il leader. L'unità del centrodestra è un valore e noi siamo l'anima, il cuore dell'alleanza».

Quindi polemica chiusa con l'ala governista del partito?

«Siamo tutti governisti. Senza FI non si vincono le elezioni e non si governa. I cittadini ci chiedono di parlare di cose concrete. Vogliamo migliorare la manovra. I soldi del reddito di cittadinanza dovrebbero andare al taglio delle tasse per i lavoratori e le imprese».

Ma sono proprio i ministri a pensare che FI è al traino di Salvini.

«Nella coalizione c'è un centro che ha sempre conservato una propria identità. Mai stati e mai saremo subalterni alla destra. Rivendichiamo da sempre l'appartenenza al Ppe».

A proposito di Ppe per Salvini un ingresso della Lega non è all'ordine del giorno

«È una sua scelta. Identità e democrazia (il gruppo dei sovranisti in Parlamento europeo a cui aderisce la Lega, ndr) non ha nulla a che vedere con noi».
 

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