Abuso d'ufficio, Dario Nardella: «Lavoriamo nel terrore, per i Comuni è la paralisi»

«In Parlamento si può intervenire: c’è una proposta Pd, troviamo la sintesi»

Abuso d'ufficio, Dario Nardella: «Si cambia. Lavoriamo nel terrore, per i Comuni è la paralisi»
di Andrea Bulleri
4 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Novembre 2022, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 11:35

Dario Nardella, sindaco di Firenze, se dovesse spiegare come funziona l’abuso d’ufficio a un suo collega straniero, che gli direbbe?

«Direi che i sindaci, in Italia, hanno molte più responsabilità che strumenti di governo. Non è un caso se da anni assistiamo a decine di indagini su amministratori locali, imputati per responsabilità civile, penale o erariale. La stragrande maggioranza di questi procedimenti, poi, si conclude con un’archiviazione, ma non sempre».

Un esempio concreto?

«Il caso del sindaco di Rivarolo Canavese, in provincia di Torino, condannato pochi giorni fa a 12 mesi per la tragica morte di un cittadino in un sottopasso allagato». 

È da qui che nasce la “paura della firma”, il timore di assumersi responsabilità per le conseguenze che potrebbero derivarne?

«Siamo al paradosso che un amministratore rischia sia se firma un atto, per abuso d’ufficio, sia se non lo firma, per omissione. Bisogna mettere mano alla legge, come noi sindaci di ogni colore politico chiediamo da anni». 

Soumahoro si autosospende dal gruppo di Alleanza Verdi Sinistra dopo l'inchiesta sulle coop. Bonelli-Fratoianni: «Scelta che mostra rispetto per istituzioni»

E come? 

«Va definito con più precisione chi fa cosa, chiarendo i confini tra indirizzo politico e gestione amministrativa di un Comune. I margini della condotta illecita oggi sono troppo fumosi. Con le norme attuali, un sindaco può trovarsi indagato solo perché ha fatto ciò per cui è stato eletto, far fronte alle emergenze». 

C’è chi obietterebbe che fa parte del vostro lavoro, assumervi molte responsabilità. 

«Ma è quello che facciamo ogni giorno. Il punto è che dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter svolgere il nostro lavoro, come ha ricordato anche il presidente Mattarella: i sindaci, ha detto, vanno tutelati».

Non si corre il rischio di “deresponsabilizzare” gli amministratori, ammorbidendo troppo l’abuso d’ufficio? 

«Nessuno chiede uno scudo penale, non vogliamo privilegi. Piuttosto, vorremmo poter affrontare i problemi con la consapevolezza che la legge ci aiuta a farlo. Non si può vivere nel terrore costante di una firma». 

Un terrore che rischia di rallentare l’azione amministrativa.

«I sindaci italiani sono fin troppo temerari, come dimostrano le decine di imputazioni che poi si rivelano infondate. In molti casi, però, la paura di sbagliare rallenta l’azione amministrativa fino a paralizzarla. Soprattutto nei piccoli comuni». 

Perché?

«Perché il sindaco di un piccolo centro non ha alle spalle una struttura burocratica solida per vagliare i provvedimenti urgenti. Cosa fa il primo cittadino in caso di emergenza? Aspetta il segretario comunale, che magari vede una o due volte a settimana, o agisce subito, rischiando di sconfinare? Poi, in caso di condanna in primo grado, scatta la legge Severino, e quindi la decadenza».

Quindi si preferisce non agire.

«Si crea una cultura difensiva. Pensiamo alle allerte meteo: oggi i fenomeni estremi sono sempre più frequenti e difficili da prevedere. Così, di fronte a ogni piccolo allarme, si è spinti a prendere molte precauzioni, talvolta eccessive, come chiudere scuole e parchi. Ma un sindaco non può essere responsabile per il solo fatto di essere sindaco. Servono regole più chiare». 

A lei è mai capitato di trovarsi nell’impaccio?

«A Firenze abbiamo affrontato gli strascichi di un procedimento penale andato avanti per anni, a carico del mio predecessore Leonardo Domenici accusato e poi assolto per “getto pericoloso di cose” in un’inchiesta sull’inquinamento atmosferico. Tutto questo rallenta molto le procedure, per ogni delibera vanno fatte decine di verifiche per non incappare in responsabilità civili, penali o erariali».

Una riforma sull’abuso d’ufficio, nel 2020, era andata in porto. Non è servita? 

«Quel decreto stabiliva tra le altre cose che il sindaco fosse tenuto al risarcimento per danni erariali solo in caso di dolo. Ma era una norma temporanea, che a giugno verrà meno. Cosa succederà dopo?». 

Su un’eventuale nuova riforma si potranno trovare convergenze, in Parlamento? 

«Credo di sì. Trovo positivo che Meloni abbia detto di voler intervenire: quasi tutti i gruppi hanno le loro proposte di legge, io conosco quella del Pd. Il governo può fare una sintesi. Se si vuole, una riforma si può approvare in poche settimane». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA